La crisi in Ucraina spinge il prezzo dell’alluminio e del palladio

AGI – Le tensioni in Ucraina e la prospettiva di nuove sanzioni alla Russia in caso di invasione fanno balzare i prezzi delle materie prime, a partire da alluminio e nichel, di cui Mosca è principale produttore. L’alluminio viaggia in forte rialzo, vicino ai massimi dal 2008: mai così alto negli ultimi 14 anni, il prezzo del metallo leggero guadagna il 3,3% a 3.241 dollari la tonnellata, dopo aver toccato quota 3.333 la scorsa settimana avvicinandosi al suo massimo storico, sopra 3.380 dollari.

In Europa, la produzione di alluminio ha sofferto negli ultimi mesi dell’impennata dei prezzi dell’elettricità, con quasi la metà delle fonderie di alluminio che hanno dovuto tagliare la produzione o chiudere del tutto negli ultimi mesi, incapaci di far fronte ai prezzi più alti. 

A guadagnare terreno è anche il nichel che sale del 2,08% a 23.531,50 dollari la tonnellata, non lontano dal massimo degli ultimi 10 anni fatto segnare in gennaio a 24.435 dollari.

Le nuove sanzioni alla Russia rischiano di colpire la società Rusal, che produce circa il 6% dell’alluminio mondiale, e Norilsk Nickel, che fornisce il 10% del nickel mondiale.

In rialzo anche il palladio, che guadagna il 5,56% a 2.316,27 dollari l’oncia. Mentre l’oro, considerato bene rifugio per eccellenza in tempi di incertezza, sale dell’1,56% a 1.871,20 dollari.

Continuano a correre i prezzi del petrolio: i due benchmark dell’oro nero restano vicino ai nuovi massimi dal 2014.

Il prezzo del barile di Brent del Mare del Nord con consegna ad aprile che avanza dello 0,10% a 94,53 dollari, dopo un picco di 96,16 dollari che non si vedeva da otto anni. A New York, un barile di Wti con consegna a marzo viene scambiato a 93,68 dollari (+0,55%) dopo il picco dal 2014 a 94,94 dollari.