La Lega non partecipa al voto in Cdm sulle regole delle quarantene nella scuola

AGI – Alla vigilia del giuramento di Sergio Mattarella eletto nuovamente alla presidenza della Repubblica nel governo si apre un nuovo caso.

La Lega non ha partecipato al voto sul nuovo Dl anti-Covid approvato in Consiglio dei ministri sulle regole della scuola. È stato il ministro del Turismo Garavaglia ad illustrare la posizione del partito di via Bellerio, spiegando che è sbagliato distinguere tra vaccinati e non vaccinati.

Comprendo la posizione, ma noi andiamo avanti, il ragionamento espresso dal presidente del Consiglio, Draghi. Parole accomodanti nella forma, insomma.

Ma nella sostanza nel governo si ritiene comunque incomprensibile una presa d’atto di questo genere, proprio nel momento in cui si va verso l’allargamento delle maglie sulle misure anti-Covid.

Il premier del resto nella sua relazione introduttiva ha di fatto aperto una nuova fase nella lotta alla pandemia.

“I dati sulle vaccinazioni sono molto incoraggianti. Vogliamo un’Italia sempre più aperta, soprattutto per i nostri ragazzi”, il suo incipit. Sulla stessa lunghezza d’onda i ministri Speranza e Bianchi. La corsia preferenziale per i vaccinati, sia nel criterio dei colori delle Regioni (in zona rossa ci saranno restrizioni solo per chi non è immunizzato) che per l’attività didattica viene considerata dal partito di via Bellerio come una discriminazione.

Ieri nel Consiglio federale della Lega era stato mandato al segretario Salvini di insistere sulla necessità di evitare distinzioni e di fare in modo che il Paese, con un numero di vaccinati così alto, torni alla normalità

Ma l’obiettivo dell’esecutivo è proprio quello di incentivare ancor di più i genitori a far sì che i propri figli siano coperti dalle dosi di vaccino, da qui la scelta di imporre le differenziazioni.

“Oggi ci occupiamo della scuola in presenza, che è da sempre la priorità di questo governo – ha sottolineato Draghi in Consiglio dei ministri -. Veniamo incontro alle esigenze delle famiglie, che trovano il regime attuale delle quarantene troppo complicato e restrittivo”.

Ed ancora: “Vogliamo limitare di molto l’uso della didattica a distanza, per permettere a un numero sempre maggiore dei nostri bambini e ragazzi di andare in classe“.

E dunque nella scuola dell’infanzia si va in Dad – tutti in quanto la fascia d’età non è vaccinabile – con 5 casi. Nella primaria i non vaccinati, alla presenza di cinque casi di positività, si dovranno collegare da remoto; con tre nella secondaria. Tra le altre decisioni prese dal Consiglio dei ministri l’estensione illimitata del Green Pass per chi ha fatto la terza dose, l’abolizione delle restrizioni per i vaccinati anche in zona rossa e le regole per favorire i turisti stranieri che potranno venire in Italia e accedere a tutte le attività anche solo con il tampone fatto entro 48 ore.

La posizione della Lega apre un caso. Già in Consiglio dei ministri c’è stata fibrillazione. Draghi è rimasto spiazzato ma nel governo a non nascondere l’irritazione è soprattutto il Pd.

“La decisione della Lega di smarcarsi – hanno fatto sapere fonti del Nazareno – è un atto preoccupante che rischia di aumentare l’instabilità e creare nuova confusione nel Paese. Noi siamo  determinati a sostenere, col massimo dell’impegno e della responsabilità, l’operato del governo, che in questi giorni ha  dimostrato di voler rilanciare subito la sua azione riformatrice, nel contrasto alla pandemia e nell’attuazione del Pnrr”.

Il rischio è che le tensioni emerse dopo la partita del Quirinale ricadano sulle riforme e sul Pnrr. Il premier oggi in Consiglio dei ministri è tornato a sottolineare l’importanza che l’Italia rispetti le scadenze. “Confidiamo che quello di oggi sia solo un incidente di percorso e che da domani la maggioranza torni compattamente al fianco del presidente del Consiglio”, sottolineano dal Pd.

Dopo la decisione della Lega di smarcarsi sulle regole delle quarantene nella scuola cresce la preoccupazione dei ‘governisti’ tra le forze che sostengono l’esecutivo. Non è solo il Pd a rilanciare la necessità di sostenere in maniera convinta Draghi. Il timore – spiega una fonte dem – è che anche per il post-voto ci sia un asse tra Conte e Salvini per staccarsi dal governo e andare alle elezioni anticipate.

Una tesi, in realtà, respinta da entrambi i leader che in più occasioni hanno spiegato di voler restare saldamente nel perimetro della maggioranza e del governo. Ma anche altri fonti della maggioranza interpretano l’incontro tra Di Maio e Giorgetti che si è tenuto al Mise come un asse pro Draghi.

La preoccupazione tra i ‘governisti’ è che la Lega, dopo la partita del Colle, voglia alzare l’asticella e andare all’attacco anche per ‘coprirsi’ dagli affondi che arriveranno da Fdi dall’opposizione. Per questo motivo nel governo si è considerato incomprensibile la presa di posizione del partito di via Bellerio. Il timore è che sia iniziata una strategia di logoramento in vista della campagna elettorale.