La lunga catena umana notturna a Milano per spedire i pacchi in Ucraina

AGI  – C’è una catena umana in piazza Santa Francesca Romana in quel punto della notte in cui l’oscurità si mischia alla prima luce viva. Sono un centinaio di persone in fila, tantissimi ragazzi e ragazze, che spingono di  mano in mano quattromila scatoloni per farli entrare dentro un lungo tir che li porterà a Odessa, passando per il confine rumeno tra l’Ucraina e la Romania.

“L’oro colato” da trattare con molta cura 

“E’ la movida milanese che ha abbandonato la vita frenetica per diventare un unico cuore. Questo deve temere Putin…” sorride Avondis Bica, l’Arcivescovo della Chiesa ortodossa di San Nicola in via San Gregorio, dove in questi giorni, a un certo punto, sono stati costretti a dire ‘basta così’ tanta è stata la generosità di chi ha portato farmaci e viveri.

In fondo al tir ci vanno le medicine. “State attenti che questo è oro colato” urla un volontario e Yang, il giovane monaco buddista che guida le operazioni, invita i ragazzi a “moderare l’entusiasmo” nel passarsi i pacchi con troppa veeemenza per non danneggiare le flebo.

“Ho sentito i miei corrispondenti in Ucraina – dice Avondis – gli ospedali sono ancora pieni anche per la pandemia. A questo si sono aggiunti i feriti di guerra. E c’è una grave carenza di medicine anche per tutti gli altri pazienti, a cominciare dall’insulina”.

Due dottoresse del Policlinico fanno il punto di quello che sta per partire annotandolo su fogli di carta. Da cinque giorni, le funzioni religiose nella Chiesa si sono fermate perché l’ingombro degli scatoloni impediva la presenza dei fedeli. “Quando ho visto la Chiesa così colma di aiuti ho pensato ‘Ecco questa è una vera Chiesa, non importa che non si preghi‘” dice l’Arcivescovo, che è originario di Bucarest e sta in Italia dal 2007. 

“È uno dei primi trasporti a domicilio per evitare che gli aiuti restino in deposito”

 “L’importanza del nostro trasporto è che siamo tra i primi a portare gli scatoloni a domicilio. Non voglio rischiare che finiscano nei depositi al confine, come so che sta accadendo, e non giungano a destinazione. Il Vescovo di Odessa ci sta aspettando”.

Solo lui e gli autisti arriveranno fino a Odessa, diventato un fronte bollente nelle ultime ore. “Sono già daccordo coi militari ucraini che ci scorteranno nella consegna. Paura? Nessuna. Quello che sta succedendo non è accettabile, non si può avere paura. Io sono rumeno, ma gli ucraini li sento fratelli nella sofferenza dei nostri popoli”.

La promessa dell’Arcivescovo

All’ingresso della Chiesa, dove sorgeva il Lazzaretto che accolse i malati di peste nel 1400 e deve la sua fama all’incontro tra Renzo e Lucia nei ‘Promessi Sposi’, ci sono delle ‘vetrine’ illuminate da candele sempre accese in ricordo dei defunti.

“La pestilenza che è passata di qui si è trasformata in pace e serenità. Questo è un luogo aperto a tutti i credo e a chi non crede” spiega Avondis con gli occhi che brillano osservando le persone che sigillano le scatole prima della catena umana finale. La pasticceria vicina offre la colazione a tutti. Il profumo dei dolci e del caffé riscalda l’aria, c’è allegria.

“Torneremo con alcuni profughi e poi ripartiremo la settimana prossima perché un’azienda di trasporti ci ha messo a disposizione un bus con settanta posti. Settanta posti per settanta profughi che verranno via con noi” è la promessa dell’Arcivescovo.