La Premier League “non russa”

AGI – La Premier League inglese parla sempre meno russo: dopo la rottura del Manchester United con lo sponsor Aeroflot, è arrivata la conferma di Roman Abramovich che dopo quasi vent’anni ha messo in vendita il suo Chelsea e dirà addio alla Gran Bretagna. In più l’Everton, altro club della ‘Russian connection’, ha fatto sapere che rinuncerà alle sponsorizzazioni di tre società russe, USM, Megafon e Yota, che fanno capo all’oligarca Alisher Usmanov, nel mirino delle sanzioni occidentali.

Abramovich in un comunicato ha confermato le voci sulla vendita del Chelsea e, a sorpresa, ha annunciato che i ricavi netti dell’operazione saranno devoluti a una fondazione per aiutare le vittime della guerra in Ucraina. E la fine di un’era: il 55enne magnate russo aveva acquistato il club londinese nel 2003 facendone uno più vincenti d’Inghilterra e d’Europa con la conquista di cinque Premier League e due Champions League.

Statement from Roman Abramovich.

— Chelsea FC (@ChelseaFC)
March 2, 2022

I ricavi saranno devoluti a una sua fondazione caritatevole di imminente istituzione “a beneficio di tutte le vittime della guerra in Ucraina” che si prenderà cura anche della riabilitazione a lungo termine dei feriti. Il Chelsea è valutato circa 1,9 miliardi di euro secondo Kpmg, anche se i media inglesi parlano di una valutazione che secondo la proprietà potrebbe arrivare a 3,3 miliardi.

Sarebbero già arrivate le prime offerte e in particolare, secondo i media inglesi, è stato contattato il milionario svizzero Hansjorg Wyss che potrebbe guidare una cordata. è circolato anche il nome di Jim Ratcliffe, l’imprenditore della chimica che è considerato l’uomo più ricco del Regno Unito. Abramovich ha assicurato che non chiederà la restituzione dei prestiti accesi per i Blues e che la vendita non sarà affrettata ma rispetterà i giusti tempi.

La decisione di cedere il Chelsea era quasi obbligata perchè Abramovich non è nella lista degli oligarchi russi sottoposti a sanzioni per la guerra in Ucraina ma a Westminster c’è un forte pressing perchè ci finisca. Del resto da tempo non mette più piede in Gran Bretagna dove può entrare solo come turista grazie al passaporto isareliano.

La situazione ai “toffies”

Intanto l’altro club di Premier League con legami russi, l’Everton, ha cancellato su pressione del Parlamento britannico i contratti di sponsorizzazione con le società russe USM, Megafon e Yota di proprietà dell’oligarca Alisher Usmanov. Per i Toffees resta però il nodo più delicato, quello della proprietà: l’azionista di maggioranza è infatti il manager britannico-iraniano Farhad Moshiri, che è anche presidente della USM Holdings fondata da Usmanov.

E il club di Liverpool ha confidato molto nel sostegno finanziario russo anche per finanziare il nuovo stadio da 500 milioni di sterline a Bramley-Moore Dock che dovrebbe essere inaugurato nella stagione 2024-2025. In una nota l’Everton si è detto “rattristato e sconvolto” dagli eventi in Ucraina.

Nell’Everton, tra l’altro, milita il difensore ucraino Vitaliy Mykolenko, che dopo essersi abbracciato in lacrime con il connazionale Oleksandr Zinchenko del Manchester City, prima della partita di sabato a Goodison Park. Proprio Mykolenko in un post ha attaccato il capitano Artem Dzyuba e gli altri calciatori della nazionale russa per non aver preso posizione sull’invasione dell’Ucraina condannandosi a restare “rinchiusi in una prigione per il resto della loro vita”.

“Mentre voi bastardi rimanete in silenzio”, ha scritto su Instagram, “dei civili pacifici vengono uccisi in Ucraina”. Dzyuba, attaccante del San Pietroburgo e forse il volto più noto del calcio russo, gli ha replicato di non avere preso posizione perchè non si sente un esperto di politica. “Dal momento che sono tirato dentro questo argomento da tutte le parti, esprimerò la mia opinione: sono contro ogni guerra. La guerra fa paura. Ma sono anche contro l’aggressività e l’odio umano che ogni giorno diventa sempre più preoccupante”, ha scritto Dzyuba.