La prima del Boris Godunov alla Scala. Mattarella: “La cultura russa non si cancella”

AGI – Proteste ambientaliste e contestazioni della comunità ucraina hanno preceduto la prima del Boris Godunov, capolavoro del compositore russo Modest Petrovič Musorgskij, al Teatro alla Scala di Milano. Cinque dimostranti sono stati fermati per aver imbrattato di vernice la facciata dell’edificio.

Sia le figure istituzionali presenti che il sovrintendente della Scala, Dominique Meyer, trovano però inconcepibile che aprire la stagione con un’opera russa possa essere interpretato come un appoggio all’attuale politica del Cremlino.

“La cultura russa non si cancella, è europea”, ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto da un’ovazione. Con lui, sul palco reale, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “incuriosita per la nuova e bella esperienza”, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. . “Come è noto io ho una posizione estremamente chiara sul tema dell’invasione dell’Ucraina”, ha affermato la premier, fasciata in un abito nero di Armani, “però noi non ce l’abbiamo con il popolo russo, con la storia russa con la cultura russa, noi ce l’abbiamo con la scelta politica. E i due piani vanno tenuti distanti altrimenti facciamo molta confusione”. Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha ricordato da parte sua che “Boris Godunov racconta la storia di uno zar che alla fine cade vittima dei rimorsi per le sue azioni”.

È anche la ‘prima’ senza restrizioni Covid, pochissimi gli spettatori che indossano la mascherina. Rinascita sia, allora ma senza colori. Stravince il nero degli abiti, eleganza sobria alla milanese. Percorrono il tappeto rosso del Piermarini prima di godersi lo spettacolo, tra gli altri, Fabrizio Gifuni, Stefano Accorsi, Alessandra Mastronardi, Corrado Augias, Alessandro Baricco, Fedele Confalonieri e la senatrice Liliana Segre.