La prima guerra su TikTok, tra ironia e fake

AGI – La guerra in Ucraina è stata definita la “prima guerra su TikTok’. Il popolarissimo social network cinese di proprietà di ByteDance con più di un miliardo di utenti, molto amato dagli adolescenti, dopo aver forzatamente lasciato la Russia non ha smesso di raccontare, a modo suo, tra musichette, danze e sketch scanzonati e ironici, l’invasione russa.

Ci sono video delle bombe che cadono su Kiev, quelli delle auto in fila per trovare benzina, oppure brevi video di giovanissimi che mostrano il proprio rifugio antiaereo, o di soldati che ballano sulle note dei Nirvana, o filmati sul passato da comico del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ma ci sono anche fake, disinformazione e perfino vere e proprie truffe.

Il Financial Times racconta di una ‘bufula’, quella di un uomo con lo sgrammaticato soprannome di “Ucraina solider” che ha pubblicato un video in diretta su TikTok girato da una finestra che mostra appartamenti sotto il sole cocente e le sirene che gemono sullo sfondo. Parlando in inglese, il soldato ringrazia le decine di migliaia di follower che gli hanno inviato doni virtuali convertibili in denaro.

Tuttavia in realtà il giorno in cui il video è stato girato a Kiev era nuvoloso e nevicava e i suoni trasmessi non corrispondono a quelli delle sirene che si sentono in città. Insomma, il video è un ‘fake’ costruito apposta per spillare soldi via Internet. Il soldato è una versione moderna e per niente ‘fiction’ ma reale di Totò che si finge il proprietario della Fontana di Trevi per venderla a un ignaro turista americano.

Dopo che il Financial Times ha segnalato l’account su TikTok, l’app video cinese ha rimosso l’utente – ma non prima che il video accumulasse un flusso di più di 20.000 visualizzazioni e più di 3.600 regali virtuali. Insomma, su TikTok tanti giovani ucraini hanno condiviso le loro esperienze, riuscendo così a raccogliere sostegni e aiuti per la causa del loro Paese ma, a causa della carenza di controlli, sul network sono proliferati una marea di conti truffa e di contenuti falsi pubblicati in rete per raccogliere seguaci e denaro.

È la stessa struttura della app a favorire queste truffe perché su TikTok l’utente può acquistare, inviare o ricevere regali virtuali durante i video live per mostrare il proprio supporto ai creatori. Una volta inviato il dono, questo verrà convertito in diamanti, una moneta TikTok, e verra’ accreditato sull’account del creatore e che lo potrà ritirare trasformato in denaro reale. TikTok prende una commissione del 50% sul denaro speso per i regali virtuali.

La società non rivela la ripartizione finanziaria dei video doni e fa sapere che il valore monetario dei diamanti si basa su “vari fattori”. Il Financial Times ha trovato diversi livestream sulla guerra in Ucraina che contenevano disinformazione e che avevano ricevuto migliaia di doni virtuali, molti dei quali sono stati rimossi da TikTok dopo le segnalazioni del giornale britannico.

Uno dei post top-ranked, quando si cerca l’hashtag Ucraina sulla piattaforma, è un video di soldati impegnati in esercizi militari che dicono addio alle loro donne. Il video è stato visto 7,3 milioni di volte, ma è in realtà una scena tratta da un film ucraino del 2017, intitolato ‘La guerra delle chimere’.

TikTok è diventata la società di social media a più rapida crescita al mondo nel 2020, sulla scia della grande diffusione di Internet durante la pandemia e i lockdown. Tuttavia la sua enorme crescita ha sollevato parecchi dubbi sulla sua capacità di controllare i contenuti che passano sulla sua piattaforma di condivisione video.

Bret Schafer, capo del team di manipolazione delle informazioni presso l’Alleanza per la Sicurezza della Democrazia, ritiene che le politiche di controllo e di moderazione dei contenuti pericolosi o violenti su TikTok siano ancora “in una fase iniziale”. “Ha un sistema – aggiunge – piu’ opaco di Facebook o Twitter, quindi e’ difficile sapere quanto efficacemente applichi le sue politiche. Ma i suoi messaggi sono stati allineati” a quelli dei big della Silicon Valley.