La prima nave di grano ucraino attesa a Istanbul per la notte

AGI – Regna un cauto ottimismo sulla tenuta dell’accordo e intanto cresce l’attesa a Istanbul per l’arrivo del primo carico di grano proveniente dal porto ucraino di Odessa.

La nave ‘Razoni’, battente bandiera della Sierra Leone, si trova al momento al limite sud delle acque territoriali rumene del Mar Nero con un carico di 26,5 mila tonnellate di grano e si stima debba approcciare l’imbocco dello stretto del Bosforo già nelle prossime ore e attraccare stanotte a Istanbul.

Le delegazioni di Russia, Ucraina, Turchia e Nazioni Unite ne stanno monitorando il viaggio in tempo reale attraverso un percorso libero dalle mine che infestano il Mar Nero dall’inizio della guerra.

Le delegazioni ispezioneranno la nave

Come previsto dall’intesa siglata a Istanbul lo scorso 22 luglio, le delegazioni effettueranno un’ispezione del carico prima di dare il via libera al passaggio attraverso i Dardanelli, da cui la nave poi proseguirà verso il porto libanese di Tripoli per un viaggio che dovrebbe, salvo imprevisti, durare 6 giorni.

Ucraina e Turchia intanto confermano che la preparazione delle prossime navi che prenderanno il largo continua. L’accordo ha validità di 120 giorni e al momento risultano bloccate circa 25 milioni di tonnellate di grano nei soli porti di Odessa, Chernomorsk e Yuzhny, i tre porti oggetto dell’accordo.

Oltre al grano ucraino l’accordo prevede, su condizione posta dalla Russia, che ai carichi di frumento e fertilizzante prodotti da Mosca venga garantito un passaggio sicuro attraverso rotte che rimangano fuori dalle acque territoriali ucraine, come richiesto dall’Ucraina.

“La nave attraccherà nelle acque del Bosforo dove sarà ispezionata dalle delegazioni. Auspichiamo che per questa come per le prossime navi si possa continuare ad applicare il medesimo protocollo senza alcun intoppo”, ha dichiarato il ministro della Difesa Hulusi Akar.

Il negoziato della Turchia

Quest’ultimo è stato il protagonista di questa mediazione da parte della Turchia. Il negoziato è infatti stato portato avanti quasi esclusivamente da delegazioni dei ministeri della Difesa, anche se il primo a spingere per l’accordo è stato il presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha ricevuto il sostegno del Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, altro personaggio chiave in questi due mesi di trattative.

Solo ieri sera Erdogan ha definito la partenza della prima nave “il risultato degli sforzi del nostro Paese”, e “una svolta storica” nel negoziato tra Russia e Ucraina.

Il presidente turco ha ribadito l’impegno della Turchia affinchè si possa giungere “alla fine del conflitto” e garantito che il dialogo con entrambi i Paesi “continua a tutti i livelli”. A conferma della strategia della Turchia tra tre giorni Erdogan volerà a Sochi dove incontrerà il presidente russo Vladimir Putin.

Erdogan rimane l’unico leader Nato ad aver incontrato il presidente russo dall’inizio del conflitto. Dopo il faccia a faccia di Teheran dello scorso 19 luglio, i due si incontrano di nuovo il 5 agosto a Sochi.

In agenda probabilmente la Siria, ma anche una valutazione sull’andamento dell’intesa per il passaggio del grano, raggiunta in un clima pesante tra le delegazioni di Kiev e Mosca, un’ostilità percepita prima, durante e a margine delle firme apposte il 22 luglio che ha allungato da subito un’ombra sull’intesa.

Intesa che ha rischiato seriamente di saltare appena 12 ore dopo le firme, quando un bombardamento russo ha preso di mira proprio il porto di Odessa, da cui è poi salpata ieri la prima nave.

A incrementare dubbi e tensione i 5 giorni trascorsi tra le firme e l’apertura del centro di coordinamento congiunto, annunciata da due settimane. A questo si è aggiunta l’attesa durata altri 4 giorni per la partenza della prima nave, su cui fino a domenica scorsa vi era solo incertezza.

Il viaggio della nave Razoni con il primo carico ha creato ottimismo, anche se a parte le parole di ieri, Erdogan e il suo governo continuano a mantenere il profilo basso, consapevoli del fatto che la parte più complicata sarà mantenere l’accordo in piedi.

La cautela di Zelensky

È troppo presto per tirare conclusioni e fare previsioni – ha detto il presidente ucraino Volodimir Zelensky– aspettiamo e vediamo se l’accordo tiene e se la sicurezza delle navi sarà garantita”.

Secondo Zelensky infatti, la Russia “non rinuncerà a distruggere l’export” dell’Ucraina. Erdogan sa che l’accordo ancora zoppica e probabilmente utilizzerà il faccia a faccia di Sochi per ottenere ulteriori garanzie da Putin.

Sebbene non abbia rinunciato all’obiettivo di un cessate il fuoco, Erdogan è consapevole delle difficoltà che la situazione presente e sa che il corridoio del grano è al momento una vittoria, ma potrebbe tramutarsi nell’ennesima sconfitta se qualcosa dovesse andare storto.

Una sconfitta che metterebbe la parola fine su qualsiasi possibilità di negoziato. Erdogan già nei mesi precedenti l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo aveva sferrato una imponente offensiva diplomatica tentando di far sedere allo stesso tavolo Putin e Zelensky.

Fallito il tentativo di prevenire il conflitto Erdogan ha continuato a muoversi in equilibrio tra le parti, ha spostato l’obiettivo sul cessate il fuoco, è riuscito a far incontrare ad Antalya i ministri degli Esteri di Russia e Ucraina e spostare il negoziato da una sconosciuta località della non neutrale Bielorussia a Istanbul.

Passi in avanti sicuramente, piccole vittorie forse, ma sicuramente offuscate dal fatto che il negoziato per il cessate il fuoco si sia poi arenato sulle immagini provenienti da Bucha ed Irpin, come ammesso proprio dal capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu.

Tramontata l’ipotesi di un cessate il fuoco il campo d’azione si è ristretto alla trattativa per il corridoio del grano ed è alla riuscita di quest’intesa che è legata a doppio filo la possibilità che un negoziato per il cessate il fuoco possa riprendere.

La totale mancanza di fiducia e la volontà di non comunicare e di non compiere passi indietro, contraddistinguono i rapporti tra i due Paesi in guerra che sono giunti all’intesa in un clima di pesante antagonismo.

Erdogan il garante dell’accordo

Una situazione che sposta ancora una volta i riflettori sul ruolo di primo piano della Turchia, il Paese di cui Mosca e Kiev si fidano e con cui hanno firmato l’accordo.

La funzione di garante della Turchia supera di gran lungo quello delle Nazioni Unite, sia per il ruolo di guardiano degli stretti che collegano Mar Nero al Mediterraneo, sia perchè sta all’organizzazione di Ankara garantire il rispetto delle clausole di un accordo fragilissimo.

È ad Ankara che sia Mosca che Kiev hanno detto si senza firmare accordi tra loro ed è con Erdogan che i due Paesi si siedono a trattare dall’inizio del conflitto.

Se il passaggio del grano dovesse procedere nei prossimi giorni senza attacchi e violazioni che scatenerebbero soltanto un interminabile scambio di accuse e smentite, allora ci sarà da seguire con attenzione l’incontro tra Putin ed Erdogan.

Se la Turchia riuscirà a mantenere in vita il corridoio del grano allora nuovi scenari potranno aprirsi per un negoziato.