La storia degli ammutinati egiziani che lasciarono gli italiani alla deriva

AGI – “Sappi dunque, mia cara Betsy, ho perso il Bounty”. Nel 1789, il tenente di vascello William Bligh scriveva alla moglie dell’ammutinamento che lo rendera’ una delle piu’ celebri figure della storia della navigazione. Non ebbe il tempo di scrivere nulla, invece, Gianluca Bianca, il comandante del Fatima II; vittima circa due secoli e mezzo dopo di un’altra rivolta a bordo.

L’allarme era stato lanciato intorno alle 13 del 15 luglio 2012, con la denuncia di scomparsa presentata dall’armatore del peschereccio di Portopalo di Capo Passero. Non se ne avevano piu’ notizie da due giorni, quando si trovava a 95 miglia dalle coste libiche. Dieci anni dopo viene fissato un tassello definitivo sul caso, con la condanna della Cassazione a 26 anni di carcere dell’egiziano, Mohamed Ibrahim Abd El Moatty Hamdy, accusato di omicidio. Era già definitiva la sentenza, sempre a 26 anni, per un altro egiziano, Mohamed Elasha Rami, che non aveva proposto ricorso. Assolto un tunisino dopo il giudizio in primo grado in Corte d’Assise.

All’inizio della vicenda si era pensato al sequestro dell’equipaggio, quattro italiani, tra cui il comandante Gianluca Bianca, due egiziani e un tunisino, da parte di pirati libici e per questo motivo erano state allertate le guardie costiere greca, libica, maltese, tunisina ed egiziana. Poi la sorpresa in quell’afoso pomeriggio di metà luglio: i tre marinai italiani furono ritrovati stremati e in condizioni critiche su un mezzo di salvataggio al largo delle coste greche.

L’ipotesi più concreta diventò quella dell’ammutinamento del Fatima II. Il natante era impegnato in una battuta di pesca nelle acque tra Malta e la Libia. In base alla tesi dei magistrati, a bordo del peschereccio ci sarebbe stata una lite tra i marinai nordafricani e quelli italiani, poi gli egiziani avrebbero organizzato l’ammutinamento sfociato con l’omicidio del comandante, attirato, secondo alcune ricostruzioni, nella sua cabina, finito con un colpo di spranga e gettato in mare.

I tre italiani erano sotto coperta quando hanno udito le grida; c’è chi ha parlato di spari. Ma le versioni sin da subito sono risultate contraddittorie. Si sono quindi precipitati fuori, ma il portello era bloccato. Dopo averlo forzato, si sono trovati davanti agli stranieri che li hanno caricati sulla zattera, poi recuperata da una motovedetta greca, mentre gli ammutinati si sarebbero diretti verso un porto dell’Egitto.

Il Fatima II è stato trovato mentre vagava alla deriva davanti a Rashid, a 65 miglia da Alessandria D’Egitto. “Forse mai fu vista una piu’ miserabile accozzaglia di esseri”, ebbe a scrivere Bligh che, almeno lui, potè essere grato per “l’assistenza della divina provvidenza”, che lo protesse “in un viaggio della piu’ straordinaria natura che sia mai accaduto nel mondo”.