La storia di Carol, da commessa a pornostar. Uccisa e fatta a pezzi

AGI – Era già morta da circa un mese Carol Maltesi, la donna uccisa, fatta a pezzi e gettata in Val Camonica, quando suo figlio ha compiuto sei anni lo scorso fine febbraio.

La giovane, ventisei anni, metà italiana e metà olandese, era cresciuta nel Varesotto, tra Sesto Calende e Busto Arsizio prima di trasferirsi a Rescaldina, nel Legnanese.

Ed è nel comune dell’Alto Milanese dove ha conosciuto Davide Fontana, il dipendente bancario che a fine gennaio l’ha uccisa nella sua abitazione.

Con quell’uomo, che non è il padre di suo figlio, avrebbe avuto una relazione sentimentale.

Una storia – almeno stando al racconto del 43enne – che sarebbe terminata senza strascichi lasciando in buoni rapporti Carol e quello che sarà il suo omicida.

Nel 2016, a soli vent’anni, aveva avuto un bimbo e per mantenersi, dopo il diploma in fashion design, aveva iniziato a lavorare come commessa in un negozio di abbigliamento e accessori in provincia di Milano.

Durante il lockdown, si era avvicinata al mondo dell’hard. Prima con dei video amatoriali erotici a pagamento sulla piattaforma social OnlyFans, e poi sui set del porno professionale e sui palchi dei night club.

L’ultimo spettacolo Charlotte Angie, questo il suo nome d’arte, lo avrebbe avuto l’11 marzo quando era stata invitata a Milano al Luxy Erotic Festival, una tre giorni al Luxy club di corso Buenos Aires.

La sua altra grande passione erano i viaggi. Prima della pandemia – come raccontano le foto postate sul suo profilo Facebook – Carol era stata negli Stati Uniti e in Messico. Poi l’estate di tre anni fa era volata fino in Sud America per vedere i Moai, le gigantesche statue sull’Isola di Pasqua.