La strategia di Putin fatta di bombe vista dai giornali stranieri

La stampa internazionale è concorde nell’interpretare la crescente durezza dei bombardamenti russi come una precisa strategia di Putin per fiaccare l’Ucraina e spingerla ad accettare le sue condizioni per una tregua. E’ questa visione del conflitto che ricorre su quasi tutte le prima pagine, con diversi accenti. I giornali americani guardano con più attenzione degli europei alla missione di Biden a Bruxelles per i vertici Nato e G7, oggetto di un’analisi sul Washington Post. La Frankfurter Allgemeine Zeitung valorizza invece il dramma dei profughi e le pressioni della Germania sull’Ue perché l’accoglienza sia distribuita proporzionalmente tra tutti i Paesi. Berlino ha finora accolto circa 300.000 ucraini.  

Washington Post

Si fa più “distruttiva” la guerra di Putin in Ucraina e mentre “la battaglia campale a Mariupol si intensifica,  la guerra sposta milioni di persone in tutta l’Ucraina”, scrive il Washington Post, che mette l’accento sia sulla crescente intensità dei bombardamenti russi sia sul “flusso sbalorditivo di sfollati ucraini che mette a dura prova i Paesi vicini”. In vista del viaggio di Biden in Europa per i summit della Nato e del G7, il quotidiano dedica un’analisi alla sua politica sull’Ucraina: “Il presidente sta facendo oggi quello che non poté fare come vice di Obama”, ossia fornire a Kiev i consistenti aiuti militari che Obama rifiutò nel timore di un’escalation ai temi dell’annessione russa della Crimea nel 2014. “Il ruolo di Biden come principale inviato dell’Ucraina durante la sfacciata presa della Crimea da parte della Russia e il fomentare il conflitto nell’Ucraina orientale – per il quale ha dovuto affrontare poche conseguenze significative – informa profondamente la sua gestione dell’attuale crisi in Ucraina”, scrive il quotidiano, e ricorda che all’epoca Biden si spese per l’invio di missili Javelin all’Ucraina, e che lo stesso fecero Biden quelli che oggi sono tra i suoi più stretti collaboratori e consiglieri: il segretario di Stato Antony Blinken e Victoria Nuland, sottosegretario di Stato per gli affari politici. Biden, ha affermato Nuland, vede l’Ucraina come una “democrazia fragile, coraggiosa, ancora in qualche modo insidiata, che si oppone a una massiccia autocrazia criminale”. Nel 2014 “il mondo fu colto alla sprovvista quando la Russia penetrò di nascosto nel territorio ucraino prima che altri Paesi potessero reagire” e l’amministrazione Obama, benché “volesse punire l’aggressione di Putin” si impegnò “in un lungo dibattito interno che si è protratto fino al 2015 e non ha portato all’invio di armi letali”. Ma “questa volta Biden e la sua squadra sono determinati a rispondere più duramente”. L’apertura del Post è però per l’inizio delle audizioni in Senato di Ketanji Brown Jackson, che se sarà confermata nella procedura parlamentare, diventerà la prima donna afroamericana giudice della Corte suprema degli Usa.  

New York Times 

Le bombe russe piovono su Kiev e su Mariupol e creano “uno scenario di morte e distruzione” e l’accresciuta violenza dell’offensiva di Putin “ha fatto da sfondo alle nuove consultazioni tra gli Stati Uniti e gli alleati su come aumentare la pressione sulla Russia”, scrive il New York Times nel servizio di apertura, che riassume sia gli sviluppi dei combattimenti sul campo sia i temi che saranno al centro della nuova missione di Biden in Europa, a Bruxelles e in Polonia, per i vertici della Nato e del G7 e un incontro con il suo omologo polacco. Un’analisi è dedicata al rischio che il conflitto diventi nucleare. Negli anni della guerra fredda, scrive il giornale, i leviatani atomici americani e russi, mille volte più potenti di quelli sganciati dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki, funzionavano da deterrenti. Oggi la situazione si è rovesciata perché sia la Russia che gli Stati Uniti hanno armi nucleari molto meno distruttive, la cui potenza è solo una piccola frazione di quella della bomba di Hiroshima, e per questo “il loro uso forse meno spaventoso e più pensabile”. Dunque, segnala il Nyt, “la preoccupazione per queste armi più piccole è aumentata vertiginosamente quando il presidente russo Vladimir V. Putin, durante la guerra in Ucraina, ha avvertito della sua potenza nucleare, ha messo in allerta le sue forze atomiche e ha fatto eseguire rischiosi attacchi alle centrali nucleari dai suoi militari. Il timore è che se Putin si sente messo alle strette nel conflitto, possa scegliere di far esplodere uno dei suoi ordigni nucleari minori”, rompendo il tabù della guerra atomica. 

Wall Street Journal

I bombardamenti a tappeto delle forze russe sulle città ucraine appaiono ormai come una chiara scelta strategica di Putin secondo il Wall Street Journal, che titola in apertura: “La Russia conduce una campagna di demolizione”. Il giornale rileva che “con lo stallo della sua offensiva militare contro l’Ucraina, la Russia sta bombardando sempre più aree civili in quella che si sta trasformando in una guerra di logoramento volta a fare pressione sul governo di Kiev affinché faccia concessioni e acconsenta alle richieste di Mosca”. Il giornale mette in risalto anche la sua esclusiva sulle forniture di armi sovietiche all’Ucraina, in particolare sistemi di difesa antiaerea, da parte degli Usa: “Gli Stati Uniti nel corso dei decenni hanno acquisito un piccolo numero di sistemi di difesa missilistica sovietici in modo che potessero essere esaminati da esperti dell’intelligence statunitense e servire all’addestramento delle forze americane”, e adesso il Pentagono attinge al suo poco noto arsenale di armi sovietiche, nel quadro dei “grandi sforzi dell’amministrazione Biden per espandere le capacità di difesa aerea dell’Ucraina”. Parte di questi armamenti ora destinati a Kiev erano custoditi nell’arsenale di Redstone, in Alabama. Sulla prima pagina del giornale finanziario, spazio anche, ma nella parte bassa, alla possibilità di un più spedito rialzo dei tassi per contenere la corsa dell’inflazione, di cui ha parlato ieri il presidente della Fed, Powell. 

Financial Times

Foto di un prete ortodosso che si aggira tra macerie e palazzi sventrati, e titolo sull’attacco contro il centro commerciale di Kiev che ieri è stato il simbolo degli indiscriminati bombardamenti russi contro la capitale ucraina. Questa l’apertura del Financial Times, che sottolinea in un’analisi come l’offensiva di Putin si sia trasformata in una “guerra delle città” per la forte resistenza opposta dagli ucraini all’invasione. Il titolo di maggiore evidenza è però per le dichiarazioni del capo della Fed, Jay Powell: preoccupato per l’inflazione “davvero alta”, il banchiere ha parlato di “ovvia necessità di muoversi speditamente per portare la posizione di politica monetaria a un livello neutro e poi muovere più livelli restrittivi se ciò sarà necessario per portare la stabilità dei prezzi. Se sarà appropriato muoversi più aggressivamente, alzando il tasso sui Fed Funds di più dello 0,25% durante un vertice o più vertici, lo faremo”. Parole seguite da un’ondata di vendite a Wall Street, che ha chiuso in ribasso, e che oggi stanno continuando a condizionare l’andamento dei mercati in Asia e in Europa. 

The Times

“Putin minaccia i civili per spezzare il morale di Mariupol”, titola il Times, che dà risalto al monito rivolto da Mosca agli abitanti sul rischio di essere processati da tribunali militari russi quando la città sarà stata espugnata. Spazio anche all’incontro a Londra tra il ministro alla Difesa britannico, Ben Wallace, e il suo omologo ucraino Oleksii Reznikov, che ha accusato la Russia di aver “cancellato le città ucraine dalla faccia della Terra” e ha detto che Mariupol sta combattendo non solo per se stessa, ma per l’Ucraina e l’Europa. Per Wallace “In virtù della loro dedizione e del loro coraggio sovrumano, decine di migliaia di vite in tutta l’Ucraina sono state salvate, Mariupol sta salvando Kiev, Dnipro e Odessa”. La prima pagina del giornale è però dominata da una grande fotografia di Nazanin Zaghari-Ratcliff, la donna anglo-iraniana che è stata detenuta per sei anni in Iran con accuse di spionaggio e che ieri ha tenuto la sua prima conferenza stampa dopo il rientro nel Regno Unito. 

Le Monde

La resistenza contro l’invasione russa è al centro dell’attenzione di Le Monde, che apre con un servizio sugli ucraini che si offrono volontari per il fronte: “In Ucraina si mobilita un esercito di civili”, dice il titolo di un lungo reportage dalla città di Cherkasy, “dove, come in tutto del Paese, migliaia di ucraini si arruolano nella difesa territoriale per combattere contro i russi”, mentre a Lutsk, dove si teme l’intervento della vicina Bielorussia, centinaia di volontari vengono formati nell’uso e nella manutenzione delle armi”. Nel suo editoriale, il quotidiano francese sollecita un processo contro Putin per crimini di guerra. Quest’accusa gli è stata rivolta da Biden, e anche da Johnson, ma con una “portata puramente politica. Con l’aumento delle testimonianze di abusi deliberati contro i civili in Ucraina – afferma Le Monde – ora spetta alla giustizia internazionale fare il suo lavoro. È essenziale che sia in grado di riservare a questo attacco e alle sue conseguenze sulla popolazione il trattamento giudiziario che meritano”. Come farlo? Per il quotidiano, “la giurisdizione più appropriata è, ovviamente, la Corte penale internazionale (Cpi)”, dove “quaranta Paesi, compresa la Francia, hanno già chiesto di aprire questo fascicolo”. Vero è che nel 2016 la Russia si è ritirata dal trattato istitutivo della Cpi, che aveva firmato nel 2000, “ma i suoi cittadini soggetti a mandato d’arresto possono essere arrestati ovunque”, sottolinea Le Monde. 

Le Figaro

L’inasprimento sempre più indiscriminato degli attacchi russi è il tema d’apertura su Le Figaro, con il titolo “La Russia intensifica i suoi colpi contro i civili”. Secondo il giornale “dopo il martellamento di Mariupol, il bombardamento di un centro commerciale a Kiev segna un’escalation nell’aggressione contro la popolazione civile in Ucraina”. L’offensiva di Mosca si fa più crudele, scrive il quotidiano nel suo editoriale, perché l’assenza di successi militari significati sul campo a causa della tenace resistenza ucraina ha spinto  Putin a scegliere la “strategia del terrore”: “Operazione Z. Questo è il nome dato dallo stato maggiore russo alla guerra di Vladimir Putin in Ucraina. “Z” sta per zero obiettivi bellici raggiunti in un mese di conflitto!” … “ma ogni giorno la frustrazione di Putin diventa sempre più minacciosa per le popolazioni civili in Ucraina. Perché ha ripreso in mano l’arma che padroneggia meglio, quella del terrore”, scrive il giornale, secondo cui il Cremlino vuole rifare a Kiev quel che ha fatto già ad Aleppo in Siria e a Grozny in Cecenia. Ma “Kiev è quattro volte più grande di Grozny, è una capitale europea e potrebbe diventare la linea rossa per gli occidentali, al pari dell’uso di armi chimiche e biologiche”. Putin, conclude, dovrebbe ricordarsi che 900 giorni di terrore non bastarono ai nazisti per piegare Leningrado durante la secondo guerra mondiale. 

El Pais

“Putin fa di tutto per distruggere le città”: con questo titolo semplice e asciutto El Pais dà il senso della 27esima giornata di guerra in Ucraina, dove “i bombardamenti russi distruggono un centro commerciale e quartieri residenziali a Kiev”. Il quotidiano spagnolo sottolinea: “Poiché il progresso dell’offensiva russa si è bloccato su diversi fronti, il Cremlino sta rafforzando la sua strategia di assedio e bombardamento dei civili in una guerra che è anche di logoramento”. In evidenza anche il nuovo passo dell’Ue verso la difesa comune, con la “bussola strategica”, ovvero le linee guida della politica comunitaria sulla sicurezza. Il documento, sottolinea il quotidiano spagnolo, “indica Mosca come un attore direttamente coinvolto negli ultimi anni nei conflitti armati (Georgia, Ucraina, Mali, Libia, Siria e Repubblica Centrafricana) alle porte dell’Europa” per questo la Russia viene definita come di “una minaccia diretta ea lungo termine alla sicurezza europea”. Anche la Cina, che mantiene una neutralità parziale nei confronti della Russia per quanto riguarda l’aggressione all’Ucraina e difende la sua amicizia con Mosca, appare come “un rivale sistemico” che sta “aumentando il proprio arsenale nucleare”. Ma nello stesso documento si legge anche che Pechino è un partner con cui collaborare e anche un “concorrente economico”. Tuttavia, nota El Pais, nel presentare la ‘bussola’ ieri l’alto rappresenta Ue per la politica estera, Josep Borrell, non ha nominato nemmeno una sola volta la Cina. In diplomazia, anche i silenzi pesano. 

Frankfurter Allgemeine Zeitung 

Il problema dei profughi ucraini è il tema d’apertura per la Frankfurter Allgemeine Zeitung che titola sulla proposta tedesca di programmare una condivisione europea dell’accoglienza in modo che ciascuno dei 27 membri dell’Ue riceva “centinaia di migliaia” di rifugiati. E’ stata la ministra degli Esteri Annalena Baerbock a lanciare la proposta ieri durante il vertice dei ministri degli Esteri ieri a Bruxelles, dove ha chiesto che sia predisposto un “trasporto aereo di solidarietà” dei profughi verso tutti gli stati dell’Ue, sollecitati ad accoglierli. “Dobbiamo distribuire dal confine esterno direttamente ai paesi europei. Tutti devono accogliere i rifugiati “, ha affermato Baerbock, secondo cui il numero per ciascun Paese dovrà essere “nell’ordine delle centinaia di migliaia”. La Faz ricorda che “l’Ue deve prepararsi per accogliere da otto a dieci milioni di rifugiati nelle prossime settimane”. Baerbock ha affermato che durante la riunione ministeriale, la proposta tedesca “ha ricevuto molto incoraggiamento”. In un editoriale, il quotidiano tedesco pone poi il ‘problema Putin’, partendo da una riflessione sulla battaglia di Mariupol, “simbolo della ferocia della guerra russa in Ucraina”, dove “le truppe di Putin non sparano per caso su condomini, ospedali, mercati e rifugi”. Il disegno del capo del Cremlino, secondo la Faz, “usare il terrore per costringere gli ucraini a rinunciare alla resistenza”, e “le minacce di Mosca ai ‘nazionalisti’ di Mariupol mostrano anche che la fine dei combattimenti non porrebbe fine al terrore”. Dunque, “più brutale diventa la guerra di Vladimir Putin, più urgente è la questione di quanto siano utili i colloqui con lui”. 

China Daily

Il disastro aereo nella provincia del Guangxi tiene la prima pagina sul China Daily, che all’Ucraina dedica comunque un focus sui Paesi che condividono l’atteggiamento di equidistanza della Cina. “Appoggiando i colloqui di pace, seguendo la crisi umanitaria ed evitando un maggiore impatto sull’economia globale, numerosi Paesi in via di sviluppo hanno fatto eco alla posizione della Cina su questi temi di comune interesse mentre si discuteva della crisi ucraina nei circoli diplomatici”, scrive il giornale, e spiega che “un certo numero di nazioni dell’Asia, dell’Africa e del Sud America, condividono la linea di Xi Jinping e vogliono assicurarsi che ‘dare una possibilità alla pace’ non finisca come uno slogan vuoto”. Segue un riassunto di dichiarazioni, non proprio recentissime per la verità, venute da leader di vario calibro, tra i quali il presidente indonesiano Widodo, che è anche presidente di turno del G20, per sollecitare una soluzione negoziata della guerra in Ucraina.  

Quotidiano del Popolo

Xi in persona dirige le operazioni dopo la sciagura del volo della China Eastern Airlines schiantatosi su una montagna nel Guangxi, titola in apertura il People’s daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, che tra le molte notizie sull’Ucraina mette in risalto una dichiarazione del presidente Zelensky sulla sua volontà di sottoporre a referendum popolare un eventuale accordo di pace con la Russia. In un editoriale, il quotidiano sferra poi un duro attacco agli Usa, accusati di volere “stabilire una nuova Inquisizione usando la crisi Russia-Ucraina come pretesto”. Il quotidiano replica in modo esplicito al segretario di Stato americano Blinken, che ha detto che la Cina sta dalla parte sbagliata della storia: “Non spetta a Washington decidere chi sta ‘dalla parte sbagliata della storia’. Gli Stati Uniti non possono appuntare con la forza a qualcun altro l’etichetta che appartiene a loro stessi”, perchè “sono quelli che hanno innescato il conflitto e sono la più grande mano che, nascosta dietro il sipario, ha portato la crisi Russia-Ucraina dove è oggi”. Per Pechino, insiste il quotidiano, le sanzioni “non risolvono nulla e hanno interrotto legami che avrebbero potuto mantenere la comunicazione e la mediazione tra Russia e Ucraina”. Secondo il giornale, facendo pressioni sulla Cina perché condanni Mosca, gli Usa cercano di incrinare le relazioni sino-russe per incunearsi tra i due Paesi e trarre vantaggio dalla divisione. Ma, conclude l’editoriale, “la Cina non ha alcun interesse nella questione ucraina e sta compiendo sforzi concreti per alleviare la crisi umanitaria mentre sollecita la pace e promuove i colloqui, il che è in netto contrasto con le operazioni incendiarie di Washington di inviare armi e imporre sanzioni estreme. Chi è dalla parte giusta della storia?”