La testimonianza: “A Leopoli tanti in fila per ricevere le armi”

AGI – “Ci si mette in fila, basta mostrare il tesserino sanitario e ti danno armi, per difendere la città. Ci raccontano che ci sono 4 livelli di “mobilitazione”. Il primo è l’esercito regolare, al secondo i riservisti. Poi vengono liberate e arruolate le persone che sono in carcere. Nel terzo livello vengono formati dei gruppi locali, le “Unita’ territoriali”, al quarto tutte le persone dai 18 ai 60 anni sono richiamate alla leva. Agli uomini infatti non è permesso uscire dal Paese”: lo racconta all’AGI Alberto Capannini dell’Apg23, Responsabile di Operazione Colomba, Corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, sulla via di ritorno dalla missione di pace a Leopoli, in Ucraina.

Alberto Capannini, 47 anni, vive con la sua famiglia a Rimini. Da oltre vent’anni è volontario nelle zone di guerra di tutto il mondo, dai Balcani al Sierra Leone, Cecenia, Chiapas, Palestina, Uganda, Timor Est. Per “Operazione Colomba” è stato di recente nel campo profughi libanese alla periferia siriana, dove gli sfollati raggiungono il numero di un milione e mezzo.

Alla missione di monitoraggio in Ucraina dei membri dell’associazione di Don Benzi – con obiettivo la valutazione delle azioni umanitarie più opportune da intraprendere nelle prossime settimane, la creazione di corridoi umanitari per l’evacuazione dei profughi – hanno partecipato anche Gianpiero Cofano e l’assessore riminese Kristian Gianfreda.

Agli occhi dei volontari, Leopoli si è rivelata un immenso campo profughi a cielo aperto, una citta’ completamente paralizzata dalla presenza di decine di migliaia di persone arrivate da tutto il Paese. Quasi impossibile trovare luoghi per rifocillarsi e un gran numero di madri, sole con i propri bambini, si trovano a dormire per strada al freddo.

Tra le varie testimonianze, anche il rifornimento di armi, visto nei capannelli di uomini nelle strade della città Ucraina. “Qui ora siamo al livello 3, si stanno organizzando i gruppi territoriali. C’è chi dice che i russi non arriveranno mai – conclude Capannini – c’è chi dice che forse spostano il governo qua e in quel caso diventerebbe un obiettivo, anche se e’ considerata una zona molto nazionalista e difficile da espugnare”.