La trovata di Coinbase per il Superbowl che ha mandato la piattaforma in tilt

Intorno alle 19 di ieri sera, durante una pausa del Super Bowl, circa 100 milioni di americani hanno visto comparire sui propri televisori un Qr-Code. È rimbalzato per 60 secondi da un lato all’altro dello schermo. Su sfondo nero, si è colorato di azzurro, rosso e viola lisergico, ritmato da una musichetta ‘arcade’ come quella dei vecchi videogiochi anni Ottanta.

Non si sa ancora in quanti lo abbiano inquadrato. Ma chi lo ha fatto ha visto comparire sul proprio smartphone una frase: “Ora che abbiamo la tua attenzione, vorremmo annunciare che stiamo regalando 15 dollari in bitcoin a chiunque si unirà a Coinbase entro il 15 febbraio”.

Lo spot è una trovata geniale di Coinbase, la più popolare piattaforma di compravendita di criptovalute al mondo. Missione comunque compiuta, perchè il numero di accessi registrati sulla piattaforma nei minuti successivi allo spot hanno fatto collassare i server dell’azienda, che si è dovuta scusare su Twitter.

CRIPTOVALUTE AL SUPER BOWL

Per un’azienda americana forse non c’è modo più muscolare di annunciare al mondo il proprio ingresso nel mainstream che comprando una pubblicità durante il Super Bowl. Coinbase ha circa 80 milioni di utenti in 100 Paesi. Ad aprile dell’anno scorso si è quotata al Nasdaq, dove capitalizza 40 miliardi.

Oggi, durnate i primi scambi a Wall Street dopo lo spot, guadagna il 3,5%; segno forse che gli investitori hanno apprezzato la trovata. Ma Coibase non è stata l’unica società attiva nel mondo delle criptovalute a debuttare ieri sera al Super Bowl.

Anche i cambiavalute di cripto e Nft (Non fungible token, o collezionabili digitali) come Ntx Trading, eToro e Cripto.com hanno approfittato dall’evento, il più seguito in America, per farsi conoscere al grande pubblico.

Trenta secondi di pubblicità al Super Bowl possono costare 7 milioni di dollari. Coinbase potrebbe averne investiti il doppio, ma con una trovata efficace, e sicuramente a basso costo.

BITCOIN MAINSTREAM E LO SPETTRO DOT.COM

Trovata a parte, quello che conta è la serata di ieri ha certamente contribuito alla popolarità del settore delle criptovalute nel grande pubblico. Sicuramente una prima volta per il mondo degli asset digitali, ma non la prima in assoluto se si considerano i mercati tecnologici in ascesa.

Nel 2000 Pets.com aveva comprato con un investimento importante una pubblicità durante il Super Bowl. Il mese dopo si sarebbe quotata al Nasdaq. Pets.com in quegli anni era considerata l’astro nascente della nuova economia digitale. Erano i mesi di euforia per la nuova internet economy che portarono allo scoppio della della bolla dot.com.

Poco più tardi, nello stesso anno, Pets.com, che vendeva online prodotti per animali domestici, chiuse i battenti insieme a migliaia di startup con poco business model e molti soldi in cassa, portando al collasso il mercato azionario mondiale.

L’ASCESA DEL MERCATO DELLE CRIPTOVALUTE

Spesso si è paragonato l’espolosione del mercato delle criptovalute a quello delle internet company verso la fine degli anni Novanta e l’inizio dei 2000. Ma il mercato di bitcoin, di ethereum e degli Nft sembra avere spalle un po’ più robuste, e vanta il supporto di investitori più navigati e strutturati. Almeno per ora. Di certo ha volumi enormi.

La capitalizzazione di mercato dell’intero comparto delle criptovalute viaggia oramai stabile sui 2.000 miliardi di dollari. Si calcola che almeno un americano su 10 ne possegga, mentre nel mondo sono circa 300 milioni le persone che hanno (o hanno avuto) un portafogli in cripto.

Senza contare il mercato degli Nft, per ora conosciuto solo per gli investimenti folli in opere d’arte pixellate, ma destinato a un futuro meno di nicchia con l’evoluzione delle nuove tecnologie di internet e del Metaverso.

BITCOIN, UN ASSET TRA GLI ASSET

Bitcoin e le altre criptovalute non stanno passando un buon momento. Dopo i picchi dello scorso anno, quando arrivo’ a sfondare quota 63 mila dollari, la valuta digitale ha perso terreno e ora vale circa 20 mila euro in meno.

Un crollo a cui ha abituato i suoi fan da sei anni a questa parte. Cio’ che pero’ è cambiato nell’ultimo anno è che bitcoin e le consorelle si comportano proprio come una parte del mercato azionario: vola quando c’è entusiasmo, reagisce alle decisioni delle banche centrali come un titolo del Nasdaq, teme le tensioni geopolitiche come quelle in Ucraina o in Kazakistan e i picchi dell’inflazione.

Per alcuni è una prova di maturità degli asset iscritti nella blockchain. Per altri è solo effetto della sua popolarità: più persone lo adottano più reagisce con la psicologia dell’investitore medio, riflettendone entusiasmi, euforie e timori.

CRIPTO E SPORT, LA CONQUISTA DEL GRANDE PUBBLICO

Forse è anche per questo che le società che lavorano con le criptovalute hanno già il loro posto di prima fila nel marketing tradizionali, vicino al proprio pubblico di riferimento, reale e potenziale. Negli Stati Uniti gli exchanges di cripto hanno rinominato stadi, arene, messo sponsor nelle squadre di baseball e basket.

E anche in Italia nel 2021 si sono visti i primi accordi tra società di calcio e società di trading. La Roma, con l’arrivo in panchina lo scorso anno di Jose Mourinho, ha firmato un accordo di tre anni con Digitalbits: “Le criptovalute sbarcano in Serie A”, aveva annunciato la società lo scorso luglio, poco dopo aver firmato un contratto per 40 milioni di euro per comparire sulla maglia rosso pompeiano della squadra della capitale.

Poco dopo Digitalbits ha siglato un accordo anche con l’Inter, ma per 85 milioni. Forse una scritta su una maglia, o una pubblicità di una manciata di secondi, non saranno sufficienti per convincere il piccolo risparmiatore a mettere una porzione dei propri risparmi in collezionabili digitali o monete virtuale.

Ma raccontano di un trend, una possibile direzione e un orizzonte rischioso e da definire nel mercato del risparmio. 

@arcamasilum