La vittoria di Erdogan, negoziatore di pace tra Mosca e Kiev

AGI – “La pace non ha perdenti”. Parola del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che se pace davvero sarà tra Russia e Ucraina risulterà il vero vincitore e risolutore di una crisi da cui sembrava davvero difficile trovare una via d’uscita attraverso il dialogo.

Erdogan con il vertice tra le delegazioni di Russia e Ucraina che ha avuto luogo oggi a Istanbul è riuscito a dare una nuova forma e credibilità a una trattativa che sembrava impantanata in Bielorussia.

Ora che le due parti hanno raggiunto un accordo ‘su diversi punti’ e che oggi si sono registrati ‘i progressi piu’ significativi dall’inizio della guerrà, si guarda avanti e si punta a organizzare un incontro tra i presidenti di Russia e Ucraina. Proprio un faccia a faccia tra Vladimir Putin e Volodimir Zelensky è secondo Erdogan la chiave di volta per porre fine al conflitto. Un obiettivo cui il presidente turco lavora dall’inizio della crisi, da ben prima dell’invasione, rispetto al quale ha ottenuto la disponibilita’ del leader ucraino, ma non di Putin.

Un obiettivo che dopo oggi appare molto più vicino. Perché oggi gli avvenimenti sembra davvero abbiano preso una strada diversa, i negoziatori ucraini hanno dichiarato che i risultati del faccia a faccia sono sufficienti a un incontro tra i leader dei due Paesi e il viceministro della Difesa russo Alexander Fomin ha detto che l’intensità degli attacchi su Kiev e Cernigoj diminuirà.

Un grande passo verso la pace, cui si è giunti dopo che lo scorso 10 marzo ad Antalya si sono parlati i ministri degli Esteri di Russia e Ucraina, Sergej Lavrov e Dimitri Kuleba, con una mediazione effettuata dal ministro degli Esteri turco, che ha poi incontrato Lavrov a Mosca e Kuleba a Lviv, mentre Erdogan negli stessi giorni ha parlato al telefono sia con Zelensky che con Putin.

Negli stessi giorni il presidente turco ha inoltre accolto in Turchia il premier greco Kyriakos Mitsotakis, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente polacco Andrzej Duda e il premier olandese Mark Rutte. Segno che parte dell’Europa, che non si è mostrata incline alle trattative, ma piuttosto allo scontro, ha iniziato a credere nell’opera del presidente turco e in una soluzione che non prevedesse il muro contro muro.

Risultati importanti, concreti, il cui merito va riconosciuto a Erdogan, che in questi mesi pur non avendo mai smesso di condannare l’attacco russo all’Ucraina ha rifiutato di applicare le sanzioni alla Russia, ripetuto di non voler rompere i rapporti con nessuno dei due Paesi e spinto per l’opzione diplomatica.

Il presidente turco si è creato un raggio d’azione indipendente da Nato ed Ue, un dialogo bipartisan, totalmente imparziale e indipendente che a un approccio verso Kiev ha sempre fatto seguire un avvicinamento verso Mosca e viceversa.

Erdogan sin dall’inizio ha tirato dritto sull’opzione diplomatica nonostante la freddezza del presidente americano Joe Biden. Non solo Biden è uno dei pochi leader mondiali a non aver parlato con Erdogan al telefono nei mesi della crisi, ma avrebbe negato un faccia a faccia al presidente turco durante il recente vertice Nato di Bruxelles.

“Chiederò a Putin di essere l’architetto dei prossimi passi da compiere per la pace”, aveva detto Erdogan annunciando una telefonata con il presidente russo, una strategia che però a Biden interessa evidentemente poco. Non è un caso che Erdogan abbia incontrato per primo Macron, altro leader all’interno della Nato ad aver dialogato direttamente con Putin nei giorni del conflitto, mentre la Casa Bianca ha mostrato freddezza rispetto ai tentativi di mediazione di Erdogan.

Nonostante l’atteggiamento della Casa Bianca Erdogan ha però ribadito il concetto: “Se non si cerca la pace il risultato sarà un disastro”. Una frecciata a Washington, una risposta all’atteggiamento americano data sottolineando il ruolo ‘indispensabile della Turchia nella Nato’, anche se il presidente turco non ha mai pensato di usare le armi del suo esercito, il secondo all’interno dell’Alleanza, ma ha piuttosto fatto valere la posizione geografica di guardia dell’ingresso al Mar Nero e il peso diplomatico acquisito in questi mesi.

Al momento i risultati gli stanno dando ragione, ma se davvero ci sarà un cessate il fuoco e scatterà la pace allora al presidente turco bisognerà riconoscere una visione ben più pragmatica rispetto alla crisi. Una visione che all’Europa e agli Usa è evidentemente mancata, sacrificata sull’altare di proclami, calcoli politici e populismo che hanno rischiato di portare il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale. Una prospettiva che, alzi la mano chi l’avrebbe mai detto, è toccato a Erdogan solo scongiurare.