L’allarme dell’Istat: “Nel primo trimestre la crescita potrebbe essere prossima allo zero”

AGI – La guerra in Ucraina avrà una ripercussione pesante sulla crescita del nostro Paese. L’Istat stima un possibile impatto negativo del conflitto in Ucraina sul Pil di 0,7 punti e per il primo trimestre del 2022 “diciamo che è verosimile una variazione molto vicina allo zero”. Lo afferma il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, in un’intervista all’AGI.

E non solo c’è anche il rischio che questo nuovo clima di incertezza “possa annullare ogni possibile ripresa” dei progetti di nuove nascite. “Gli effetti sarebbero quelli di giungere a stabilire anche nel 2022 un nuovo record al ribasso della natalità nella storia d’Italia: e sarebbe il decimo record consecutivo”.

Con la guerra ci sarà un impatto negativo sul Pil di 0,7 punti ma questo valore potrebbe allargarsi. Puoò dare una stima approssimativa in caso di scenario peggiore?

Istat effettua due volte l’anno una stima sul Prodotto, a giugno e a dicembre. Ed è riferita alla variazione media annua del Pil in termini reali. Non abbiamo un modello a breve. Una prima valutazione degli effetti dello shock dei prezzi energetici l’abbiamo diffusa il 9 marzo scorso ed è stimata con il modello macroeconomico MeMo-It. Mostra che, a parità di altre condizioni, il Pil italiano risulterebbe inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto a quello stimato in uno scenario base, dove le quotazioni dei beni energetici fossero rimaste sui livelli di inizio anno. Certamente la crisi in corso non fa ben sperare e, al momento, la crescita del Pil acquisita sull’anno è al 2,3%

Può già anticipare una stima del Pil del primo trimestre 2022 alla luce del nuovo contesto di guerra?

Come dicevo non facciamo stime sui 90 giorni. Diciamo che verosimile una variazione molto vicina allo zero

Quanto può costare il caro energia e l’impennata dei prezzi di materie prime alimentari come grano e mais?

A febbraio, per l’ottavo mese consecutivo l’inflazione ha accelerato, raggiungendo un livello (+5,7%) che non si registrava da novembre 1995. Sono i prezzi dei Beni energetici non regolamentati a spingere in alto la crescita, seguendo la fiammata di gennaio degli energetici regolamentati (insieme, le due componenti spiegano due terzi della variazione tendenziale dell’indice NIC). Ma le tensioni inflazionistiche si propagano, in particolare ai beni alimentari, i cui prezzi accelerano di oltre un punto, trascinando oltre il 4% anche la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”. L’inflazione della componente di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi), è pure in salita, e ora siamo al +1,7%.

In Italia il calo delle nascite è un trend costante. Con l’effetto paura per la guerra la situazione può peggiorare ancora e in quali termini?

L’esperienza di eventi shock che hanno indotto a ritardare, se non proprio a rinunciare, a progetti di nuove nascite non è nuova e la paura dei venti di guerra potrebbe agire come è stato per l’effetto Covid negli scorsi mesi

A fine 2021 si era visto qualche debole segnale di recupero che ci auguravamo potesse trovare conferma nel bilancio del 2022. Il rischio che questo nuovo clima di incertezza possa annullare ogni possibile ripresa non è cosi’ remoto. Gli effetti sarebbero quelli di giungere a stabilire anche nel 2022 un nuovo record al ribasso della natalità nella storia d’Italia: e sarebbe il decimo record consecutivo.