L’ambasciatore russo è preoccupato per l’invio di armi italiane in Ucraina

AGI – Mentre il premier Mario Draghi è impegnato al Consiglio europeo sulla crisi ucraina a Bruxelles, la maggioranza si divide sull’aumento delle spese militari e intanto infuria la polemica per la decisione dell’Italia di dire sì all’invio delle armi a Kiev.

“La cosa che ci preoccupa è che gli armamenti italiani saranno usati per uccidere cittadini russi. Voglio ricordare decisione che la decisione è stata presa quando è iniziata la prima tappa delle trattative: i fucili vengono distribuiti non solo tra i militari, ma anche tra i cittadini e non si capisce come e quando saranno usati”, ha detto venerdì mattina l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov che non ha nascosto la sua irritazione anche per le polemiche in Italia sulla missione russa quando scoppiò l’emergenza Covid.

“La missione è andata solo nei posti indicati dall’Italia, precisamente a Nembro, centro della pandemia in quel momento. Facevamo solo quello che veniva detto dai colleghi italiani. La missione russa è terminata quando l’Italia ha proposto di terminarla. Le autorità italiane hanno espresso gratitudine nel 2020 per quanto fatto. Al popolo italiano è stata tesa una mano di aiuto, ma se qualcuno la morde non è onorevole”.

Nessuna minaccia sul nucleare da parte di Mosca, ma riflessioni di scenari possibili in caso di minacce per la sicurezza della Federazione Russa. Dovreste seguire entrambi i messaggi – ha aggiunto – e non solo quelli della parte Ucraina. Ogni giorno leggo la stampa italiana e vedo ogni giorno alcune foto la provenienza della quale è molto dubbiosa”.

Ma ad agitare la maggioranza è il tema dell’aumento delle spese militari. Conte ha detto che il Movimento non confermerà la posizione espressa dal gruppo alla Camera. “Non saremmo all’altezza della nostra Costituzione se invece di intervenire con investimenti urgenti sulle emergenze per aiutare imprese e famiglie in difficoltà, noi scegliessimo la strada di interventi massicci in spese militari. Questa per noi è una scelta inaccettabile”, ha osservato.

E ancora: se in questo momento “noi scegliessimo investimenti massicci sulle spese militari, sarebbe – lo dico con forza – una scelta ignobile”. Il segretario dem Letta ha cercato di gettare acqua sul fuoco, il convincimento è che si troverà una soluzione. Ma la tensione cresce. “Bisogna sapere che in questo momento – ha rimarcato la capogruppo dem alla Camera Serracchiani – che non puoi permetterti di mettere in difficoltà un governo che sta affrontando dei passaggi delicatissimi, penso ad esempio al decreto energia, penso a tutte le riforme che abbiamo ancora in piedi, immagino che ci sarà responsabilità e consapevolezza del momento”.

“Quella del Movimento 5 stelle è una posizione sconsiderata”, osserva il Pd Marcucci. “Investiamo su energie rinnovabili e gestione dell’accoglienza, tutto il resto viene dopo”, rilancia il sottosegretario all’Interno Sibilia. Il Movimento 5 stelle è a un bivio: la prossima settimana a palazzo Madama approda il dl Ucraina e l’opposizione, sia Fdi che Alternativa, cercheranno di mettere in difficoltà i partiti che sostengono l’esecutivo. E così l’ipotesi emersa anche ieri mattina della presentazione di un ordine del giorno per posticipare più avanti, ovvero dopo ulteriori misure per fronteggiare il caro bollette e il caro carburanti – qualsiasi tipo di aumento delle spese militari potrebbe di nuovo concretizzarsi.

Draghi tira dritto: l’Italia conferma l’intenzione di aumentare le spese militari fino al 2% del pil. “Sia il summit della Nato sia quello del G7 – ha affermato ieri il presidente del Consiglio – hanno mostrato un’unità straordinaria nel condannare l’aggressione all’Ucraina e nel mantenere le sanzioni e nel decidere di inasprirle se fosse necessario. Le sanzioni, nelle varie discussioni, sono state descritte come straordinariamente efficaci, l’economia russa è fortemente indebolita”. Il premier ha avuto un colloquio con il presidente americano Biden e con il presidente turco Erdogan e un bilaterale con il primo ministro olandese, Rutte. Oggi sul tavolo del Consiglio Ue c’è il tema dell’energia. 

L’ambasciatore querela La Stampa

Razov ha depositato un esposto che ipotizza per istigazione a delinquere e apologia di reato per un articolo del quotidiano La Stampa. “Questo articolo d’autore considerava la possibilità dell’uccisione del presidente della Russia. Non c’è bisogno di dire che questo è fuori dell’etica, dalla morale e dalle regole del giornalismo – dice Razov – Nel codice penale dell’Italia si prevede possibilità di istigazione a delinquere e apologia di reato. In precisa conformità alla legislazione italiana mi sono recato alla procura della Repubblica per registrare questa querela con la richiesta alle autorità italiane di esaminare questo caso. Confido nella giustizia italiana”.

 “Dovreste seguire entrambi i messaggi e non solo quelli della parte Ucraina. Ogni giorno leggo la stampa italiana e vedo ogni giorno alcune foto la provenienza della quale è molto dubbiosa”, ha aggiunto.

Della Vedova: in Italia la stampa è libera

Per il sottosegretario agli Esteri e segretario di Più Europa Benedetto Della Vedova la querela è “incostistente”. “I giornali italiani sono liberi di poter scrivere ed esercitare il loro lavoro di cronaca e di critica. È questa la sostanziale differenza tra l’Italia, l’Europa, le democrazie liberali e la Russia di Putin, dove i cittadini vengono arrestati solo perché chiamano guerra una guerra o manifestano con un foglio bianco”.

“Quello dell’ambasciatore Razov non è il primo attacco da parte delle istituzioni russe alla stampa libera e indipendente del nostro Paese. Ricordo ad esempio le parole della portavoce di Lavrov rivolte al direttore di Repubblica pochi mesi fa, in cui lo invitava a scaldarsi con copie del suo giornale. La resistenza all’aggressione russa ci riguarda anche per questo: in Ucraina si combatte per sopravvivere ma anche per difendere i valori basilari di società aperte e democratiche”, conclude. 

Fnsi, una querela assurda

“Fra le assurdità e le contraddizioni della guerra rientra a pieno titolo anche l’iniziativa dell’ambasciatore russo in Italia, che invoca i principi dello Stato di diritto, quotidianamente calpestati dal governo del suo Paese, per punire il giornalista della Stampa Domenico Chirico” . Lo afferma, in una nota, Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi. “L’esposto depositato in Procura a Roma, destinato a non approdare a nulla perché nell’articolo ‘incriminato’ non c’è scritto nulla di quanto afferma l’ambasciatore, non fa altro che confermare, qualora ce ne fosse stato bisogno, quale sia l’atteggiamento dei rappresentanti del governo di Mosca nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro”

“Pensare di mettere a tacere la stampa italiana con iniziative pretestuose e dal sapore intimidatorio – prosegue – è inutile e controproducente, anche perché in Italia le querele temerarie contro i giornalisti, complice l’inerzia di Parlamento e governo, sono quasi uno sport nazionale. L’esposto dell’ambasciatore, semmai, rende sempre più necessaria la presenza dei media italiani e occidentali in Russia per smontare la propaganda del regime e dare voce a quanti nel Paese, non soltanto giornalisti indipendenti, cercano di dar corpo al dissenso contro la guerra all’Ucraina e l’azione del governo”. 

Il direttore de La Stampa, “Non prendiamo lezioni da Razov”

“Solo nel mondo alla rovescia di Santa Madre Russia, quella che piace a Vladimir Putin, può accadere che l’ambasciatore di un Paese che ha decretato la più sporca guerra contro la democrazia liberale come l’Ucraina possa intentare una causa contro un giornale responsabile solo di raccontare quello che sta succedendo in quel Paese” ha detto il direttore de La Stampa Massimo Giannini in un videomessaggio di replica all’iniziativa dell’ambasciatore russo.

“L’ambasciatore oggi attacca l’informazione italiana e in particolare il nostro giornale – spiega Giannini – per istigazione a delinquere, per aver aizzato ad uccidere Putin, l’esatto contrario di quello che abbiamo scritto. Dobbiamo oggi assistere a un ambasciatore che contesta alla libera informazione occidentale di deformare i fatti, questa è la lezione che ci arriva da quel Paese, questa è la lezione che oggi noi respingiamo con forza perché siamo sereni su quello che stiamo facendo, su quello abbiamo fatto, su quello che pensiamo e scriviamo perché viviamo in un Paese libero e perché siamo un giornale libero. Amiamo la libertà e continueremo a difenderla nonostante tutte le minacce e tutte le intimidazioni perché sappiamo di stare dalla parte giusta della Storia”.