L’arresto della sindaca di Sabaudia e il Monopoly delle concessioni balneari

AGI – Corruzione, concussione e turbativa d’asta. Per queste accuse, a vario titolo, i carabinieri del Comando provinciale di Latina hanno eseguito 16 misure cautelari. Tra gli arrestati anche la sindaca di Sabaudia, Giada Gervasi, accusata di 11 turbative d’asta e una corruzione in relazione ad alcuni appalti per il mondiale di canottaggio che si è tenuto nella città. 

Oltre alla sindaca Gervasi, finita agli arresti domiciliari, tra i coinvolti risulta anche l’ex direttore del parco nazionale del Circeo.

Sono in totale 20 gli indagati nell’inchiesta della procura di Latina che coinvolge anche altri amministratori, funzionari pubblici e imprenditori. In corso perquisizioni e sequestri da parte dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Latina. 

Le accuse vanno dal peculato alla corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico.

gip, sindaca Gervasi al vertice sistema criminoso  

“L’attività di indagine ha consentito di mettere in luce l’esistenza di un consolidato e produttivo apparato clientelare tra i dipendenti del Comune di Sabaudia e una serie di imprenditori privati. Al vertice di tale sistema criminoso si colloca proprio la sindaca del Comune di Sabaudia Giada Gervasi attorniata da soggetti che ricoprono anch’essi posizioni apicali all’interno della giunta comunale, quali assessori, dirigenti e consiglieri”. A scriverlo il gip di Latina Giorgia Castriota nell’ordinanza con cui sono stati disposte 16 misure cautelari, tra queste anche per la sindaca di Sabaudia Giada Gervasi finita agli arresti domiciliari.

“I fatti contestati agli indagati, per lo più di turbativa d’asta, falso e corruzione, e le loro modalità di realizzazione manifestano una spiccata inclinazione a delinquere degli stessi – aggiunge il gip -. L’affermazione trova riscontro se si considera, in particolare, la spregiudicatezza, la disinvoltura e la dimestichezza con la quale dipendenti comunali e gli altri pubblici ufficiali indagati abbiano sfruttato le rispettive posizioni al fine di dare vita ad un sistema di mercificazione della ‘res publica’ che, verosimilmente, perdura danni all’interno del Comune di Sabaudia”.

L’incendio alla centrale termica del Parco del Circeo

L’inchiesta, iniziata a novembre 2019 dopo un incendio alla centrale termica dell’Ente Parco nazionale del Circeo e alle minacce dirette al comandante della stazione dei Carabinieri Forestali del Parco di Sabaudia, ha permesso di individuare rilevanti irregolarità nell’ambito del controllo delle assegnazioni e delle concessioni demaniali rilasciate dal Comune di Sabaudia per lo svolgimento delle attività balneari.

Secondo quanto riferisce una nota della procura di Latina, dalle indagini sarebbe emerso che tutte le 45 attività balneari presenti sul lungomare di Sabaudia risulterebbero avere goduto, nel tempo, di favoritismi e privilegi all’interno del Comune

Le attività di indagine hanno inoltre permesso di appurare come proprio alcuni dipendenti pubblici sarebbero, in concreto, i titolari di alcuni stabilimenti e chioschi oggetto di favoritismi.

L’inchiesta ha portato 12 degli indagati ai domiciliari mentre per quattro è stata applicata la misura cautelare del divieto o dell’obbligo di dimora, unitamente alla misura dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici, dai servizi e con il divieto di esercitare la professione per dodici mesi.

Gli accertamenti della procura hanno portato a contestare il reato di turbativa d’asta all’ex direttore del Parco Nazionale del Circeo. Nell’ambito di questo filone, che chiama in causa anche alcuni esponenti dei carabinieri forestali della locale stazione, l’ex direttore del Parco del Circeo sarebbe accusato di avere affidato ad alcuni imprenditori ritenuti a lui vicini, la realizzazione di progetti sul cambiamento climatico, prima ancora che la relativa determina fosse discussa e approvata. 

Nel mirino la Coppa del Mondo di canottaggio

I Carabinieri hanno accertato e ricostruito undici episodi di turbativa d’asta, la formazione di atti falsi e condotte corruttive che, secondo una nota, “sarebbero state poste in essere dal sindaco di Sabaudia e da amministratori comunali, in concorso con imprenditori e funzionari comunali”.

Nel mirino degli inquirenti la Coppa del Mondo di canottaggio che si sarebbe dovuta svolgere a Sabaudia nel 2020, per la quale sarebbero state favorite ditte compiacenti all’amministrazione comunale per la realizzazione del campo di gara e per l’affidamento del servizio di manutenzione degli impianti di illuminazione pubblica per un giro di affari di circa 1 milione di euro.

Gli inquirenti hanno accertato anche alcuni trattamenti di favore da parte del Comune dei confronti di alcuni stabilimenti e chioschi del litorale, che avrebbero comportato la sospensione del procedimento di revoca delle concessioni demaniali risultate irregolari a seguito di una verifica.

I militari forestali di Sabaudia chiamati in causa dalla procura di Latina sono accusati di falsa attestazione della necessità, per presunti motivi di incolumità e sicurezza pubblica, di interventi per il taglio degli alberi, al fine di favorire ditte compiacenti alle quali le opere venivano affidate.

gip, da sindaca reati commessi per fini politici

Giada Gervasi, “grazie al ruolo istituzionale di sindaco, si è mostrata una abile dissimulatrice dei fatti e spregiudicata nel portare a termine i reati per fini politici”. A scriverlo il gip di Latina Giorgia Castriota nell’ordinanza con cui ha disposto 16 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.

Nel provvedimento di oltre 500 pagine il giudice scrive che fu proprio la sindaca di Sabaudia a “richiedere al prefetto di Latina la convocazione del comitato provinciale per l’ordine la sicurezza pubblica all’indomani dell’attentato nella sede del Parco Nazionale del Circeo, salvo poi approfittare di tale situazione per influenzare i controlli nei confronti dei titolari delle attività balneari riconducibili ai propri avversari politici”.

Inoltre, “gli indagati hanno cercato finanche di deviare le indagini. In particolare è emerso nel corso dell’indagine il tentativo della sindaca Gervasi di accreditarsi quale ‘confidente’ dei carabinieri di Sabaudia al fine di depistare eventuali indagini o responsabilità a suo carico ed indirizzarle falsamente nei confronti di alcuni capi settori e di un assessore tanto da dichiarare falsamente di aver chiesto a quest’ultimo le dimissioni”.

Per il gip le “false confidenze effettuate dalla Gervasi sono state smentite dalle intercettazioni telefoniche, nel corso delle quali è emerso che all’assessore ai lavori pubblici non vennero chieste le dimissioni bensì fu una sua scelta. Il comportamento della sindaca appariva funzionale a precostituirsi un alibi qualora vi fossero state indagini nonché un probabile tentativo di depistaggio”.