L’arrivo dei quattro profughi ucraini nella casa di Al Bano Carrisi

AGI – “Ma lei è il vero Al Bano?”. Dopo uno sfinente viaggio di quattro giorni e altrettanti pullmann intrapreso per fuggire dalla sua città ucraina ai confini della Russia con il suo piccolo Ivan, il viso di Maria, professoressa di psicologia in fuga dalle bombe di Putin si è illuminato quando, all’arrivo a Cellino San Marco, alle 19 e 30 di ieri, ha trovato ad aspettarla il cantore di ‘Felicità’, più che celebre anche in Ucraina e Russia.

“Il suo viso si è illuminato, era incredula, un’emozione così grande non la provavo da tempo”, racconta all’AGI l’artista che nella sua tenuta di Cellino ha accolto insieme a Maria, suo figlio Ivan, di sette anni e due suoi studenti arrivati in Italia senza famiglia, Vlad, 18 anni e Ivan, 15 anni e mezzo.

Una stanza per mamma e figlio, con tutti i comfort possibili (“frigobar, scrivania e letti con legno di ulivo”), una per i ragazzi. “Sono arrivati trascinandosi dietro un trolley ciascuno, il bambino con il suo orsacchiotto di pelouche – racconta – vederli scendere dal pullmann con quella sola valigia in cui è chiusa tutta la loro vita mi ha straziato. Sono immagini tragiche che dovrebbero essere messe davanti agli occhi di Putin in ogni momento, sta facendo il suo più grande errore”.

I quattro profughi ucraini a Cellino San Marco hanno trovato ad aspettarli una tavola imbandita: “Abbiamo preparato una bella spaghettata, e poi ceci, fagioli, cicoriella tipica del Sud e naturalmente vino buono”, racconta Al Bano. Insieme a lui, a Loredana Lecciso e alla loro figlia Jasmine, c’erano anche altri amici della coppia, tra cui il compositore Alterisio Paoletti, tutti impegnati a parlare in inglese con i quattro.

Al Bano ieri sera ha evitato, racconta, di chiedere ai suoi ospiti dettagli sulle loro famiglie e sulle condizioni di chi hanno lasciato in Ucraina: “Ci sarà tempo per farlo, ieri volevamo trasmettere loro soltanto calore familiare è di questo che hanno bisogno in questo momento”, spiega rimarcando la normalità del suo gesto: “Sono solo uno dei tanti, è impossibile girarsi da un’altra parte davanti a una tragedia come questa – precisa il cantautore che ha cancellato i suoi concerti in Russia e rinnegato Putin – ieri eravamo in tanti a Cellino, ad aspettare i diciassette ucraini che vivranno nel nostro paese”.

Per quanto tempo? “È una domanda che non mi pongo, Maria, Vlad e i due Ivan staranno a casa mia fin quando vorranno, e spero che trovino finalmente un po’ di pace – chiarisce – ieri quando sono andati finalmente a dormire in un vero letto dopo quei quattro giorni di viaggio logoranti mi hanno chiesto “A che ora ci dobbiamo svegliare domani?”, ma ovviamente qui non ci sono orari, spero che trovino un po’ di serenità”.

Adesso, dopo aver preso le distanze da Putin (“sono stato uno dei pochi a farlo, ma il coraggio non mi è mai mancato”) si sente più sereno anche lui, racconta, spiegando la genesi del suo gesto umanitario: “L’idea di ospitare degli ucraini in fuga è venuta simultaneamente a me, mentre ero in tourné negli Usa e a Loredana – racconta – lei voleva accogliere una bambina, io ho pensato da subito a un gruppo familiare. Ci siamo quindi rivolti a mia cugina Pina Carrisi che da anni ospita bambini di Chernobyl ed è in contatto con un’associazione”.

Ma ieri ha cantato qualcosa ai suoi ospiti? “No, non mi sembrava il caso, magari lo farò nei prossimi giorni. Dovrò trovare il brano giusto, che dia loro sollievo, speranza e coraggio”. Anche se, chiarisce, quando ha visto quelle donne e quei bambini scendere stremati dal pullmann quella che gli è venuta subito in mente è la sua ‘Il paradiso dov’e”, composto ai tempi della guerra di Bosnia. Un brano “che sembra scritto anche per questa guerra maledetta” sottolinea e che recita: “E se dal paradiso piove, sono lacrime lassù o è pioggia? Chiedilo a una stella quando cade giù, chiedilo alla terra e a tutti i figli suoi, chiedilo alla guerra che non finisce mai”.