L’attivismo della diplomazia turca nella crisi Ucraina

AGI – Il vice segretario di Stato americano Wendy Sherman è impegnata in una serie di visite ufficiali che la porteranno in Turchia, Spagna, Marocco, Algeria ed Egitto. Un viaggio di una settimana, reso urgente e necessario dagli sviluppi della situazione in Ucraina, che costituisce il principale tema in agenda soprattutto degli incontri previsti ad Ankara e Madrid.

A renderlo noto lo stesso Dipartimento di Stato, che annunciando l’incontro di Sherman con il collega turco Sedat Onal, fa sapere che sul tavolo ci saranno la “premeditata, ingiustificata, immotivata, invasione dell’Ucraina” e gli “interessi comuni di Turchia e Stati Uniti nel sostenere l’Ucraina”.

Un incontro che arriva a poche ore da una telefonata del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu con il collega americano Anthony Blinken. La Turchia è stato forse il Paese più attivo nella ricerca di una mediazione che evitasse l’attacco russo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha visitato il collega ucraino Volodimir Zelensky lo scorso 3 febbraio e ribadito piu’ volte il sostegno della Turchia all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina. 

Erdogan ha ripetutamente invitato il presidente russo Vladimir Putin a Istanbul per un faccia a faccia con Zelensky. Idea naufragata a causa del diniego di Mosca. A conflitto iniziato l’Ucraina ha chiesto alla Turchia di chiudere il passaggio degli stretti del Bosforo e Dardanelli al passaggio di navi da guerra russe, in base a quanto stabilito dal trattato di Montreux del 1936, che riconosce ad Ankara questa facoltà.

Facoltà di cui Ankara si è avvalsa, permettendo solo il passaggio di navi militari registrate presso i porti del Mar Nero (come stabilito dal trattato), solo una da quando è iniziato il conflitto e negando il nulla osta a 3 navi dirette verso le basi navali russe.

Una decisione sicuramente dura dal punto di vista politico e non militare, considerando che navi e sottomarini russi erano passati nelle settimane precedenti il conflitto. Nelle stesse ore la Turchia si è astenuta dalle sanzioni decise dal Consiglio d’Europa nei confronti di Mosca e non ha chiuso lo spazio aereo alla Russia, due decisioni su cui pesa anche l’importanza del turismo russo per l’economia turca (5-6 milioni di russi visitano la Turchia ogni anno).

Sul no alle sanzioni è intervenuto Cavusoglu, che le ha definite ‘inutili e controproducenti ai fini del dialogo’. Proprio il dialogo è la strada su cui Erdogan continua a insistere, il presidente turco e’ da giorni impegnato in una fitta serie di scambi diplomatici e insiste per parlare e possibilmente vedere Putin.

Sempre in questi giorni il presidente turco non ha perso occasione per una sferzata all’Ue, che ha aperto all’integrazione dell’Ucraina dopo il discorso di Zelensky al Parlamento Europeo. “Li hanno tenuti in attesa per anni e ora si ricordano dell’Ucraina, forse aspettano che qualcuno invada la Turchia per farci entrare in Europa”, ha dichiarato Erdogan.

In questo clima di equilibrismo politico tra Nato e Russia, Zelensky e Putin, giunge la visita di Sherman in Turchia. Dopo l’annuncio dell’intesa su corridoi umanitari e i rinnovati appelli allo stop all’invasione nuovi spiragli potrebbero aprirsi per dei negoziati in cui Ankara è decisa a fare la propria parte, alla luce del fatto che la crisi economica in corso nel Paese non potrà non aggravarsi con il passare dei giorni di una guerra che vede coinvolti due tra i più importanti partner commerciali della Turchia.