Lavoro nero e una torre a Tahiti sono le ultime ‘grane’ per Parigi 2024

AGI – Una nuova denuncia da parte di operai ‘sans papier’ sfruttati nella costruzione di impianti e una torre controversa a Tahiti per i potenziali danni alla biodiversità marina fanno di Parigi 2024 le Olimpiadi degli scandali a ripetizione. Secondo la cellula investigativa dell’emittente Radio France, 14 operai immigrati si sono rivolti alla giustizia, denunciando i propri datori di lavoro per mancata sicurezza sui cantieri, difficili condizioni lavorative, spesso senza contratto, paghe basse e contributi non versati.

Dopo le nove società coinvolte in uno scandalo simile lo scorso giugno, altre 11 sono ora al centro di un nuovo caso di abusi diffusi nel settore edile, emersi durante controlli dell’ispettorato del lavoro. Un vero e proprio sistema che coinvolge diverse aziende subappaltatrici con sede allo stesso indirizzo, non lontano dagli impianti olimpici in costruzione tra Parigi, Sarcelles e Saint-Denis.

Della rete identificata da Radio France fanno parte soprattutto manager di nazionalità turca, francesi stabiliti in Turchia e membri della minoranza turca in Bulgaria. Quelli nati in Turchia provengono tutti dalla stessa cittadina: Yaprakli, 8mila abitanti, nella provincia di Cankiri. L’agenzia ufficiale turca Anadolu ha dedicato un articolo ai turchi francesi che ritornano in patria, lavorano quasi tutti nell’edilizia e politicamente sono “molto di destra”.

A gravitare attorno a queste sedi fittizie di società subappaltate, secondo i media d’Oltralpe sono anche persone di origine pachistana e portoghese. Solideo, l’ente pubblico responsabile della supervisione dei 68 progetti olimpici, tra cui il villaggio degli atleti e la piscina di Marville, ha individuato “un centinaio di persone in situazioni di lavoro nero“, sottolineando di non aver mai visto “un livello di richieste così elevato: il settore dell’edilizia è cosi’ corrotto che il nostro sistema di supervisione rincorrerà sempre la realtà”.

In questi atti illeciti potrebbero essere coinvolte, direttamente o indirettamente, grandi imprese edili, ma le indagini proseguono. Il caso è stato affidato alla procura di Bobigny che indagherà sul dossier del lavoro clandestino e l’assunzione di dipendenti in situazione irregolare. Il potente sindacato Cgt ha sporto denuncia e si è costituito parte civile.

La questione ‘Tahiti’

A decine di migliaia di chilometri di distanza, nella paradisiaca Tahiti, al centro delle critiche e delle preoccupazioni di residenti e ambientalisti c’è il progetto di costruzione di una torre in alluminio in mezzo alla laguna per consentire ai giudici di seguire le gare di surf. Il costo del cantiere, 4,4 milioni di euro, è valutato come troppo alto e gli oppositori temono una “catastrofe” per la fauna, la flora e i coralli.

La torre della discordia, così è stata soprannominata, alta 14 metri, comprenderà tre piani, un locale tecnico climatizzato per i server internet alimentati con un cavo sottomarino e dei bagni con un sistema di evacuazione collegato a una tubatura. Marce pacifiche si sono svolte per contestarne la costruzione nei pressi del villaggio di Teahupo’o, dove residenti, Ong e ambientalisti avvertono che i coralli rischiano la rottura dai macchinari utilizzati per tirare su l’edificio, oltre a danni collaterali ai fondali marini e interferenze dannose con la biodiversità del sito.

In un video postato sui social, il surfista locale Matahi Drollet spiega in particolare che per l’evento della World Surf League (WSL), organizzato ogni anno a Teahupo’o, viene installata una torre di legno, smontata una volta terminata la prova, quindi la stessa potrebbe essere utilizzata anche per la gara di surf di Parigi 2024.

Contro la nuova torre è stata lanciata una petizione online che in pochi giorni ha già raccolto più di 80 mila firme. Il comitato organizzatore giustifica questo progetto adducendo motivi di sicurezza, poiché la torre di legno di 13,50 metri non è più a norma. Il governo polinesiano, appaltatore principale del progetto, ha incaricato un ufficio di progettazione specializzato in ambiente marino e i lavori previsti dovranno rispettare rigorose specifiche ambientali.

La leggenda olimpica della canoa francese, Tony Estanguet, ha assicurato ai tahitiani, riguardo a Teahupo’o, che Parigi 2024 non vuole “snaturare questo luogo che deve rimanere il più vicino possibile a quello che è stato”. Lo stesso presidente della Polinesia francese, Moetai Brotherson, ha cercato di rassicurare i residenti locali, senza riuscire a convincerli.

“Non diciamo no alle Olimpiadi, ma diciamo no alla torre di alluminio. Il governo ha affermato che non spetta a Teahupo’o adattarsi alle Olimpiadi ma sono le Olimpiadi ad adattarsi a Teahupo’o. Ci aspettiamo che la parola data venga mantenuta”, ha sottolineato il surfista locale.