Le anonime famiglie milanesi che ‘offrono’ i bus per i profughi ucraini  

AGI – “Sette bus affittati e messi a disposizione da famiglie milanesi che hanno chiesto in tutti i modi di restare anonime”. E’ il ‘regalo’ che la città ha fatto all’associazione Europea Ucraina – Italia Maidan’ per la spedizione che ha portato aiuti nel Paese in guerra subito dopo il confine rumeno ‘imbarcando’ al ritorno 460 persone, per lo più donne e bambini”. A raccontarlo all’AGI è Fabio Prevedello, presidente dell’associazione “che ha messo insieme diverse realtà impegnate in questa missione umanitaria”.

“Gli autisti eroi”

“Siamo partiti con 10 pullman, tre ‘offerti’ da una squadra di pallavolo e gli altri sette da queste famiglie. Su ogni bus c’erano un volontario dei vigili del fuoco, un medico e degli infermieri eccezionali degli ospedali di Varese e Grugliasco che hanno assistito le persone in difficoltà per il lungo viaggio. Ma i veri eroi di questa storia – è la considerazione di Prevedello – sono gli autisti che hanno fatto miracoli per far arrivare il prima possibile le persone in Italia. Ho visto scene come quella di una bambina che, invitata a cambiare bus perché i posti per i familiari erano occupati, si è aggrappata con le unghie al sedile piangendo in modo disperato. Per lei scendere significava tornare sotto le bombe”.

Il “miracolo” del prefetto

L’altro ‘miracolo’, aggiunge, “è stato quello di trovare una sistemazione ai profughi nel giro di pochissime ore. Alle sette di sera ci siamo accorti che saremmo arrivati a notte fonda, intorno alle 3”. Prevedello ha messo un post su Facebook facendo un appello a chiunque volesse accoglierli a Bresso, vicino Milano, dove era previsto l’arrivo. In molti hanno risposto ma a sbloccare la situazione “è stato il prefetto Natalino Manno che ha trovato gli alberghi dove farli dormire, dimostrando una grandissima umanità nello spendersi”.  

La maggior parte delle persone aveva un ‘gancio’ di parenti o amici in Italia “ma i più dovevano essere ospitati da badanti che non potevano lasciare a quell’ora della notte soli gli anziani. Fondamentale quindi la disponibilità del prefetto e delle famiglie ucraine che le hanno accolte”.