Le Blahnik, le scarpe di Sex and the City, sbarcano in Cina

AGI – Lo stilista britannico Manolo Blahnik ha ottenutoil diritto di utilizzare il suo nome in Cina, ponendo fine a una costosa battaglia legale durata 22 anni. Lo riferisce il Financial Times, spiegando che con una rara sentenza, la più alta corte cinese ha annullato un marchio che incorporava il nome Manolo Blahnik, di proprietà dell’uomo d’affari cinese Fang Yuzhou spianando così la strada all’autentico brand.

La decisione consentirà a Blahnik – che ha iniziato la sua attività a Londra nel 1971 ed è diventato famoso nei primi anni 2000 grazie alla serie televisiva Sex and the City – di vendere per la prima volta il suo marchio nel mercato del lusso in più rapida crescita al mondo.

“Era un buco enorme nella nostra esistenza”, ha commentato al Financial Times Kristina Blahnik, amministratore delegato di Manolo Blahnik e nipote del fondatore. “Quando abbiamo ricevuto la telefonata… abbiamo versato delle vere e proprie lacrime”. La Cina ha un sistema di marchi “first to file”, che ha reso molte aziende straniere vulnerabili ai “pirati” che cercano di vendere i marchi quando entrano nel paese. Il furto di proprietà intellettuale è da tempo fonte di tensione tra Pechino e i suoi partner commerciali, in particolare gli Stati Uniti.

Nel novembre 2019 sono stati attuati in Cina emendamenti volti a rafforzare la legislazione sui marchi e negli ultimi anni un numero maggiore di aziende straniere ha vinto controversie nei tribunali cinesi.

Sono numerosi i casi di questo genere. Ad esempio l’anno scorso, il marchio statunitense di abbigliamento sportivo New Balance ha vinto una causa contro due aziende locali per aver imitato il suo logo “N” e ha ricevuto un risarcimento di 25 milioni di Rmb, uno dei maggiori risarcimenti concessi ai marchi stranieri nelle battaglie in tribunale sui marchi.

L’ex superstar dell’NBA Michael Jordan è riuscito a impedire al produttore cinese di abbigliamento sportivo Qiaodan Sports di utilizzare i suoi marchi dopo una causa durata nove anni e conclusasi alla fine del 2020. Jordan sosteneva che Qiaodan, che è la traduzione letterale in cinese del suo nome, avesse violato i suoi diritti. Anche altri marchi di lusso, tra cui il gruppo italiano di abbigliamento maschile Zegna e il marchio britannico Dunhill, hanno vinto cause per violazione di marchio in Cina.

Ma non ci sono state solo vittorie. Nel 2012 il gruppo francese del lusso Hermes ha perso una battaglia in tribunale per impedire a un’azienda cinese di abbigliamento maschile di utilizzare Ai Ma Shi – traduzione cinese di Hermes – sui propri prodotti. Gli avvocati di Hermes avevano cercato di invalidare il marchio dal 1997.

Tornando a Manolo Blahnik, ora l’azienda ha fatto sapere che i suoi piani per il mercato cinese sono ancora in fase iniziale, ma spera di iniziare a vendere direttamente in Cina entro la seconda metà del prossimo anno. “Non correremo con un razzo in Cina, ma cammineremo dolcemente”, ha dichiarato.

La sentenza consentirà a Blahnik e ai suoi partner rivenditori di iniziare a vendere in Cina senza temere ritorsioni legali e di combattere le contraffazioni vendute ed esportate dal Paese. Sarà pero’ per lui dura affrontare la dura concorrenza di marchi come Louis Vuitton.

Manolo Blahnik ha registrato un fatturato di 42,3 milioni di euro nel 2020 – i conti più recenti – con un calo del 7% rispetto all’anno precedente a causa della pandemia di coronavirus. Sebbene l’azienda non abbia venduto direttamente in Cina, ha corteggiato i consumatori di lusso cinesi attraverso negozi a Tokyo, Hong Kong, Singapore, Taipei e Seoul.