Le Filippine al voto per il dopo-Duterte (e il probabile ritorno dei Marcos)

AGI – Le Filippine eleggono lunedì 9 maggio un nuovo presidente: elezioni molto polarizzate, segnate dalla disinformazione e che potrebbero vedere il ritorno al potere della famiglia Marcos. Ferdinand “Bongbong” Marcos, figlio del defunto dittatore Ferdinand Marcos, è infatti il favorito a succedere all’autoritario Rodrigo Duterte.

Sarà una corsa a due, dicono gli ultimi sondaggi. Ma Marcos ha il 56 per cento del sostegno popolare, rispetto al 23 per cento della sua rivale più vicina, Leni Robredo, la attuale vicepresidente, avvocatessa per i diritti umani con un’agenda molto sociale.

L’attuale presidente, il controverso Duterte, non può ricandidarsi visto che la legge consente un solo mandato presidenziale. Rodrigo Duterte è stato l’ispiratore di una sanguinosa guerra alla droga costata la vita ad almeno 6.200 tra trafficanti o tossicodipendenti, vittime che le organizzazioni per i diritti umani stimano essere molte di più (tra le 27mila e le 30mila persone ‘giustiziate’ dalle forze di sicurezza).

E la vita potrebbe non essere facile per il presidente uscente nelle prossime settimane considerate le indagini interne già avviate ma anche il fatto che la stessa Corte penale internazionale ha annunciato che indagherà sul suo governo per crimini contro l’umanità. È in corsa sua figlia, Sara Duterte-Carpio, come candidata alla vicepresidenza insieme a Marcos. E i guai legali di Duterte saranno sicuramente meno insidiosi qualora sua figlia diventi vicepresidente.

Il principale candidato alla presidenza è Marcos, 64 anni, la cui carriera è legata a quella del padre, che governò le Filippine con pugno di ferro tra il 1965 e il 1986. Bongbong, come è noto nelle Filippine, ha iniziato la carriera politica a 23 anni come vice governatore di Ilocos Norte, il feudo di famiglia nel Nord dell’arcipelago, ma poi è fuggito in esilio con la sua famiglia nel 1986 fino a tornarvi nel 1991. Condannato per evasione fiscale nel 1999, in questa campagna ha evitato interviste e dibattiti elettorali. 

Leni Roredo è l’unica donna a candidarsi alle presidenziali e nel 2016 sconfisse di un soffio Bongbong Marcos nella ‘corsa’ per la vicepresidenza (carica che nelle Filippine viene scelta con un voto indipendente). Altri candidati alla presidenza, anche se difficilmente vinceranno, sono la leggenda della boxe Manny Pacquiao; il sindaco di Manila, Francisco “Isko” Moreno; e l’ex direttore della Polizia Nazionale e ‘longa manus’ di Duterte, Panfilo Lacson.

I Marcos hanno condotto una campagna di disinformazione per due decenni per ripulire la propria immagine, uno sforzo -dicono gli analisti- che hanno ulteriormente rafforzato negli ultimi tempi. Sebbene i social network abbiano eliminato centinaia di account, bufale e bugie politiche abbondano su Facebook, YouTube e TikTok, principalmente tra gli utenti di Internet che trasmettono in diretta. I Marcos furono estromessi dal potere dopo una pacifica rivoluzione popolare, ma lasciarono dietro di sé migliaia di vittime, giustiziate sommariamente o torturate, e un buco nelle casse tra i 5 e i 10 miliardi di dollari.

Tuttavia, molti filippini li considerano ancora oggi i modernizzatori del Paese e la loro come l’età d’oro delle Filippine. Il clan continua a essere guidato da Imelda, 92 anni, moglie del defunto dittatore; proprio Imelda dalla vittoria del figlio potrebbe trarre vantaggi legali visto che nel 2018 è stata condannata a decenni di reclusione per sette reati legati a trasferimenti di 200 milioni di dollari dalla tesoreria pubblica ai suoi conti in Svizzera; e oggi è in libertà su cauzione.

La figura polarizzante di Bongbong Marcos ha relegato in secondo piano, nel corso della campagna elettorale, i problemi economici peggiorati dalla pandemia: le Filippine hanno subito uno dei lockdown più lunghi al mondo, e oltre alla povertà e alla disuguaglianza endemiche, il Paese soffre di un’inflazione galoppante.