Le merlettaie dell’Isola del Trasimeno portano il pizzo nel mondo

AGI – Sull’Isola Maggiore, al lago Trasimeno, svetta un castello oggi abbandonato. È il maniero del marchese Giacinto Guglielmi. La rocca, in stile neogotico, fu il regalo alla moglie Isabella.

Qui soggiornarono nobili e sovrani, anche la regina Elena di Savoia lo visitò nel 1933. Circa 30 anni prima, un’altra Elena, Guglielmi ovvero la figlia del marchese, fondò una scuola di ricamo.

Un’insegnante, fatta arrivare appositamente, fece vedere alle donne dell’isola a fare il merletto pizzo d’Irlanda. Un particolare intreccio che è poi diventato tipico dell’isola.

La scuola rappresentò anche un’importante occasione di riscatto per le donne che potevano svolgere, così, un’attività lavorativa remunerata. Uno strumento per la loro emancipazione.

E, nel tempo, divenne un’attività così fiorente che, ripresa in epoca più recente, diede da lavorare non solo a chi viveva alla Maggiore, ma anche a chi abitava sulla terra ferma, in particolare a Tuoro sul Trasimeno.

Tra queste lavoratrici c’erano anche la nonna e la mamma di Graziella Bennati che, di quell’antica lavorazione conserva la tradizione, unendola ad un’altra abilità che ha coltivato nel tempo, quella dell’arte orafa.

“Mia madre e mia nonna erano delle merlettaie abilissime, mia nonna era così brava, così in confidenza con l’uncinetto che intrecciava il filo senza guardare neanche.

Parlava con me e andava avanti con la lavorazione. Le mani si muovevano in un modo quasi magico, l’uncinetto nascosto dalle dita in un movimento perpetuo”. Per Graziella, crescendo, seguire le orme delle donne di casa fu naturale.

“È chiaro, con loro in casa, anche io ho imparato a fare il merletto secondo lo stile di Isola Maggiore. Ma la mia strada era diversa”.

Per anni, Graziella ha lavorato nel settore dell’oreficeria. Nel suo laboratorio, produceva per conto terzi. Precisione e qualità, le stesse caratteristiche richieste dal merletto, erano riversate sui metalli preziosi.

“Poi, a un certo punto, ho deciso che era arrivato il momento di prendermi una pausa”. Sospesa l’attività, Graziella ha riorganizzato le idee e riscoperto l’uncinetto e l’antica tecnica.

Poi ha avuto un’illuminazione: unire oreficeria e tessile. Come? Inventando, e brevettando, un filato d’oro con il quale ricreare le stesse lavorazioni della mamma e della nonna. Il merletto di Isola Maggiore, ma con un filato d’oro, “e quanto c’è voluto per arrivare a trovare il giusto mix”.

Trovata la giusta consistenza per il materiale, ha avviato la produzione: decorazioni per borse, scarpe, abiti. E ancora gioielli.

La seconda vita lavorativa e creativa di Graziella inizia nel 2005, quasi vent’anni fa, nei quali le sue creazioni hanno fatto il giro del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, “io sono fiera di portare ovunque, attraverso le mie passioni, Isola Maggiore, Tuoro e il lago Trasimeno”.