Letta stringe i tempi per le liste, decisione entro l’11 agosto

AGI – Tempi stretti: entro il 2 agosto i segretari regionali del Pd dovranno concludere il loro lavoro “istruttorio” per la compilazione delle liste elettorali. Tra il 9 e l’11 la direzione nazionale approverà la lista dei Democratici e Progressisti per l’Italia 2027.

Enrico Letta fa di necessità virtù e, complice una campagna elettorale dai tempi serrati, non lascia spazio a eventuali rese dei conti interne sul dossier più delicato per un segretario dem: la setsura delle liste.

L’ultima volta fu quella rimasta nella memoria come “la notte delle liste”, con l’elenco dei nomi scritto dall’allora segretario Matteo Renzi nel chiuso nel suo studio al Nazareno, con i big del partito ad attendere fuori dalla porta. Si sfiorò la seconda scissione in pochi mesi, dopo l’uscita degli esponenti che andarono a formare Articolo Uno.

Questa volta avverrà tutto nella massima trasparenza, avverte il segretario, con il voto della direzione a una lista di candidati e candidate che si ispirerà a due criteri: protagonismo dei territori e parità uomo-donna.

“La legge sull’equilibrio uomo-donna c’è e si applica, noi la applicheremo. Perchè tutto è trasparente. Dobbiamo essere trasparenti e no fare errori”, è il monito del leader dem per il quale “l’unico imperativo è metterci nella postura migliore per avere un seggio in più. Per me la composizione che i segretari regionali, le capogruppo e i gruppi parlamentari rispetto al rinnovamento necessario è essenziale. Ma bisogna che dai livelli territoriali e regionali venga fatto un buon lavoro, facendo le scelte giuste e non scaricare le responsabilità su altri”.

E perché il messaggio sia più chiaro, Letta sottolinea: “Ci sono 30 collegi al Senato e 60 alla Camera da cui dipenderanno le elezioni. Siamo sotto di 5-8 punti, dobbiamo scegliere il candidato giusto. E la gente va a vedere se c’è il paracadute oppure no. Ognuno di voi rifletta su come dare una mano e non essere un problema o piantare paletti per vedere se poi qualcuno li toglie”.

Un tema che si tira dietro quello delle alleanze. Quella del segretario è una indicazione improntata al pragmatismo. “Le alleanze saranno solo elettorali”, spiega Letta. Poi, ognuno si assumerà le responsabilità delle proprie scelte di programma. “Dobbiamo toglierci dalla testa il ragionamento ‘se quello sta con voi non vi voto’. Noi siamo responsabili per la nostra lista, per quello che siamo noi, per il nostro programma”.

D’altra parte, con il Rosatellum c’è poco da fare gli schizzinosi. O ti allei o non vinci nei collegi uninominali. 

“Questa legge elettorale non postula coalizioni con un simbolo, ma postula solo alleanze elettorali. E siglare alleanze elettorali è importante, fa la differenza e ci dobbiamo provare”.

Un ragionamento che il segretario offre a 24 ore dalla presentazione del fronte repubblicano di Calenda e Della Vedova, uno dei candidati a far parte dell’alleanza. Il segretario di Azione ha messo sul tavolo una serie di condizioni, fra cui quella di portare Mario Draghi a Palazzo Chigi. Obiettivo a cui i dem, con Matteo Ricci, hanno risposto ricordando che la premiership del Pd spetta al segretario.

E comunque, si tratta di un tema “non in agenda”, come sottolineato dal Nazareno. Letta liquida la faccenda definendola “un dibattito surreale”, ma si offre come “front runner” del Partito Democratico alle elezioni: “Se voi lo vorrete”. L’applauso che ne segue è già un via libera. Il fatto che sia Letta a farsi carico della campagna del partito, compresa la strategia delle alleanze, non rappresenta tuttavia un modo per deresponsabilizzare lo stato maggiore dem. Tutt’altro. 

“Noi dobbiamo essere in grado di avere la stessa determinazione con la quale i nostri volontari hanno cominciato a lavorare. Dobbiamo avere determinazione e generosità”, dice Letta. Anche a costo di “rompere i cogl… alla gente che sta sotto l’ombrellone. Noi partiamo dal concetto che c’è tanta gente che sotto l’ombrellone non sta perchè non può permetterselo”. A quella gente guarda Letta nel disegnare il programma su cui misurarsi alle urne.

 “La nostra strategia è riuscire a tenere insieme sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale. La centralità del tema del lavoro è tanto più importante in una giornata come oggi, alla vigilia dell’incontro del governo con le parti sociali”, dice Letta.

“Il dialogo con le parti sociali aveva preso piede e stava per dare risultati importanti. Il salario minimo e le altre scelte erano pronte e le riprenderemo nella prossima legislatura, perchè la prossima sia la legislatura del lavoro”. Ora, il M5s si è posto nel ‘triangolo dell’irresponsabiità’, che negli altri due vertici vede Forza Italia e Lega. Letta non rinnega il percorso fatto assieme ai pentastellati, anche perchè ha permesso di affrontare la pandemia e far nascere il govenro Draghi.

Ma la strada si è interrotta ed è ora di guardare avanti, ad un Pd che si candida ad essere il partito ambientalista più grande d’Europa, spiega Letta: “Il pareggio non è contemplato in questa legge elettorale e sappiamo che con questa legge e in questa Europa, o vince l’Europa comunitaria del Next generation Eu, dell’Erasmus e della speranza, oppure vince l’Europa di Orban, Vox e Marine Le Pen. Non ci sono terze opzioni. La scelta è tra noi e Meloni”.