L’ippodromo di Chilivani compie 100 anni e progetta il rilancio

AGI – La Sardegna, terra di cavalli e fantini, celebra in questi giorni i cento anni del suo ‘tempio dell’ippica’, l’ippodromo di Chilivani. Una struttura ancora attiva, nonostante la crisi del settore a livello nazionale. Sorta nel Logudoro che, assieme all’Anglona, nell’800 e nei primi del ‘900 vantava il maggior numero di allevatori: erano terre di cavalli allo stato brado che imperversavano tra praterie e montagne per venire catturati e addomesticati. Fu lì, che nel 1910, il direttore del regio ‘deposito stalloni Sardegna’, assegnato a Ozieri, nel Sassarese, decise di costruire l’ippodromo presentando un progetto che venne realizzato dopo la prima guerra mondiale.

Chilivani, nome esotico del vicino borgo e della stazione che la leggenda attribuisce a una mitica principessa indiana amante dell’ingegnere Benjamin Piercy, costruttore delle ferrovie sarde, venne inaugurato il 27 maggio del 1921 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. All’evento parteciparono circa 10.000 persone giunte da tutta l’isola.

Fu l’inizio di un secolo di attività caratterizzata da momenti gloriosi, ma anche da profonde crisi, che comunque, grazie soprattutto a importanti interventi della Regione, continua fino a oggi tanto che – come sottolinea l’amministratore delegato dell’ippodromo Nicola Fois – rappresenta la terza struttura sportiva della Sardegna per numero di spettatori dopo lo stadio del Cagliari il palasport di Sassari. 

Dopo il primo ‘derby sardo’ del 1921 venne costituita la Società Anonima Ippodromo di Chilivani, non solo per organizzare le corse di cavalli ma soprattutto per migliorare, con un’attenta attività di selezione, la razza equina sarda. Un progetto che ebbe immediatamente successo – come riporta il sito dell’Ippodromo che celebra il suo secolo di vita – con il moltiplicarsi delle corse che appassionarono sempre di più la borghesia locale e gli allevatori di tutta l’isola che raggiungevano Chilivani in treno o anche a cavallo o in carrozza, viste le poche auto circolanti in quei tempi.

Le strutture di accoglienza dell’impianto vennero sempre più migliorate e nel maggio del 1924 comparve il primo bookmaker che diede il via alle scommesse sulle corse dei cavalli in Sardegna. Non solo occasione di mondanità, ma anche luogo d’interessi economici, Chilivani fu al centro di dispute su quali razze puntare per lo sviluppo dell’allevamento in Sardegna. E dagli scontri tra i conservatori ‘arabisti’ e gli innovatori ‘purosanguisti’ nacque, nel 1937, la produzione del cavallo anglo-arabo-sardo. Una razza ancora oggi apprezzata e allevata a Chilivani assieme al puro sangue inglese e a quello arabo.

Il ‘derby sardo’ venne interrotto nel 1943 a causa della seconda guerra mondiale le gare ripresero nel 1947. A una delle prime corse per puledri di 3 anni – ricorda il sito dell’ippodromo – intervenne l’allora ministro dell’Agricoltura e futuro Presidente della Repubblica, Antonio Segni.

Il rilancio dell’attività fu però portato avanti non senza difficoltà. Emersero problemi per la manutenzione di tribune e scuderie, mentre la società di gestione Saic non esisteva più. Nel 1956 la svolta col passaggio alla Regione: venne creato l’Istituto d’incremento ippico mentre l’ippodromo, dieci anni dopo, venne dotato della prima tribuna coperta.

Chilivani era finalmente pronto per il rilancio con l’ingresso nel circuito nazionale. Alla nuova tribuna seguì la ristrutturazione dell’impianto, a partire dall’irrigazione della pista, con l’installazione della torretta per la giuria, della biglietteria e del totalizzatore.

Tra gli anni Settanta e gli anni Novanta Chilivani conobbe il periodo di massimo splendore con punte di tredici corse all’anno e l’allevamento che passò da 600 fattrici selezionate e ben 2.000. I cavalli nati e allevati in Sardegna che scendevano in pista passarono dai circa 70 del 1976 ai 150 del 1990, i proprietari da 50 a 130. Nel 1998 l’istituto d’incremento ippico, gestore dell’ippodromo, entrò ufficialmente nel circuito nazionale delle scommesse.

Tra le principali attività di Chilivani, prima delle crisi che ancora frena l’ippica in Italia, anche l’organizzazione del Meeting internazionale dell’anglo arabo la cui prima edizione venne disputata nel 1987. Poi arrivarono i tempi bui a causa del calo delle scommesse e quindi dei montepremi. Crollarono le corse e Chilivani rischiò la chiusura.

Nel 2009 la struttura passò dalla Regione al comune di Ozieri che subentrò nella gestione con la società di corse ‘Ippodromo Chilivani srl’. Dopo altri anni di difficoltà, la Regione è tornata, dal 2013, a sostenere la struttura nobile decaduta. “La Regione interviene sul montepremi con 500.000 euro all’anno – spiega l’Ad dell’ippodromo Fois – e ci consente di programmare l’attivita’ e di far disputare le gare”.

Oggi Chilivani ha 180 cavalli tra anglo-arabo-sardi puro sangue inglesi e arabi mentre è pronto un nuovo piano di rilancio con un progetto da un milione di euro del piano di sviluppo locale del comune di Ozieri. “Servirà a ristrutturare le scuderie, l’impianto d’irrigazione e i vari fabbricati”, spiega Fois.

Chilivani, mentre celebra il suo secolo di storia, non si arrende alla crisi e programma il futuro. “I cento anni dell’ippodromo sono una grande festa per tutto il comparto, patrimonio identitario dell’Isola”, afferma l’assessore regionale dell’Agricoltura, Gabriella Murgia mentre nella piana di Chilivani si attende il difficile ma non impossibile rilancio di una struttura che ha fatto la storia dell’ippica sarda.