L’italiano morto in Donbass raccontato da chi lo conosceva bene

AGI – Da sempre vicino ai centri sociali veneziani, ma “autonomo” e mai appartenente ad un movimento in particolare, amante del calcio, generoso, irrequieto. Di sicuro era una persona che viveva fuori dagli schemi Edy Ongaro, il 46enne di Portogruaro (Venezia) morto ieri mentre combatteva a fianco degli indipendentisti filorussi del Donbass. Dal 2015 combatteva nella regione con il nome di battaglia “Bozambo”.

Per la giustizia italiana era un latitante da quando aveva aggredito una barista e i carabinieri intervenuti, al culmine di un alterco dentro ad un bar. Nicola Ussardi ha condiviso con lui una quindicina di anni, sugli spalti con gruppo ultras “Rou de France”, gruppo vicino ai centri sociali nato alla fine del ’90 a sostegno del Venezia-Mestre (oggi Venezia Calcio).

“Ci sentivamo periodicamente – racconta Nicola Ussardi all’AGI – l’ultimo contatto risale a due, tre settimane fa quando ci aveva annunciato che avrebbe fatto fatica a tenere i contatti perché la situazione si stava facendo sempre piu’ difficile. Eravamo in ansia per lui perché era chiaro che lì in Donbass la situazione non era più come prima“.

“Lui stesso percepiva bene le difficoltà e i rischi e sapeva che poteva succedere qualsiasi cosa da un momento all’altro – ha poi aggiunto – non non fece un passo indietro. Il suo è stato un gesto d’onore come era da lui, che aveva sempre messo gli altri prima di lui”.

Edy, “uno di quelli che il fucile non sapeva nemmeno come era fatto“, era partito nel 2015 per il Donbass “solamente per aiutare la popolazione e per difenderla”. “Quando eravamo assieme era una persona incredibile, piena di vita, ogni tanto fuori dagli schermi come eravamo tutti tra i 20 e i 30 anni, ma era di una generosita’ incredibile – ha infine concluso – vederlo partire è stata una decisione difficile e tosta da digerire ma tutti noi amici l’abbiamo sempre stata rispettata perche’ era venuta spontanea, di pancia, come sempre stato lui”.