L’orgoglio della marina russa è finito in fondo al Mar Nero

AGI – La sera del 1 dicembre 1989 un incrociatore russo della classe Atlant cercava di gettare le ancore al largo del porto maltese di Marsa Scirocco. Il mare in tempesta rendeva le operazioni complicate e la nave, varata dieci anni prima con il nome di Slava (Gloria), doveva posizionarsi in un punto strategico: alla stessa distanza che un incrociatore americano, il Belknap, avrebbe tenuto dalla nave da crociera sovietica Maxim Gorkiy.

Per tutto il giorno e per quelli successivi, il mare in tempesta avrebbe reso ancora più complessi i già difficili negoziati tra gli Stati Uniti – passati da meno di un anno sotto il comando di George Bush – e l’Unione Sovietica sull’orlo della dissoluzione. Sul Belknap alloggiava proprio Bush, in attesa di raggiungere la Gorkiy dove lo apettava Mikhail Gorbaciov, ospite dello Slava. Il tempo inclemente e il mare tempestoso portarono alla cancellazione o alla riprogrammazione di alcune riunioni e diedero origine al soprannome di “Vertice del mal di mare”. 

Appena un anno più tardi, lo Slava sarebbe entrato nei cantieri non più sovietici e ne sarebbe uscito otto anni dopo con un altro nome: Moskva. Ora l’incrociatore lanciamissili, ammiraglia e vanto della flotta del Mar Nero, giace sul fondale e nulla si sa del suo equipaggio – composto da 510 marinai – se non che il suo comandante è morto nell’esplosione che ha fatto colare a picco la nave.

Che sia stata una deflagrazione innescata da un incendio nella santabarbara – come sostiene Mosca – o due missili anti-nave Neptune, come sostengono gli ucraini, non sarà l’affondamento del Moskva a cambiare le sorti della guerra in Ucraina, ma il colpo di immagine alla potenza militare russa è innegabile. E non manca il mistero: secondo diverse fonti, a bordo erano imbarcate due testate nucleari che ora giacciono sul fondale. 

Rimessa in servizio nell’aprile 2000, la Moskva sostituì l’incrociatore di classe Kynda Ammiraglio Golovko come nave ammiraglia della flotta russa del Mar Nero. La prima operazione bellica risale all’agosto 2008, a sostegno dell’invasione russa della Georgia. Durante un breve scontro in superficie, la Marina georgiana la colpì con un missile prima di essere sopraffatta. Dopo il riconoscimento dell’indipendenza dell’Abkhazia da parte della Russia, la nave divenne di stanza nella capitale Sukhumi.

Alla fine di agosto 2013, l’incrociatore fu mandato nel Mar Mediterraneo in risposta allo schieramento di navi da guerra americane lungo la costa della Siria. Durante la crisi della Crimea del 2014, bloccò la flotta ucraina nel lago Donuzla e dalla fine di settembre 2015, mentre si trovava nel Mediterraneo orientale, fu incaricato delle difese aeree del gruppo di aviazione russo che aveva la sua base vicino alla città siriana di Latakia ed era impegnato nella campagna aerea contro lo Stato Islamico.

Il 25 novembre 2015, dopo l’abbattimento di un Sukhoi Su-24 russo fda parte della Turchia, il Moskva, armato con il sistema missilistico terra-aria S-300F, fu schierato vicino al confine costiero tra Siria e Turchia. Al ritorno dal suo dispiegamento nel gennaio 2016, la nave doveva subire un aggiornamento, ma a causa della mancanza di fondi il suo futuro è rimasto incerto fino a luglio 2018 e solo nel giugno 2019 ha lasciato il porto di Sebastopoli nel Mar Nero per testare i nuovi sistemi di combattimento e di propulsione.

Il 3 luglio 2020, la Moskva ha completato due mesi e mezzo di riparazioni e manutenzioni destinate a consentirle di rimanere in servizio fino al 2040 e nel febbraio 2022 ha lasciato Sebastopoli per partecipare all’invasione russa dell’Ucraina.

È al suo equipaggio che fu diretto il ‘vaffanculo’ del piccolo drappello di soldati ucraini a guardia dell’Isola dei Serpenti.  Insieme alla motovedetta russa Vasily Bykov, il Moskva chiamò alla radio la guarnigione dell’isola e ne chiese la resa, solo per sentirsi rispondere “nave da guerra russa, vai a farti fottere”. I tredici uomini della guarnigione ucraina furono catturati.

Il 13 aprile 2022, il consigliere presidenziale ucraino Oleksiy Arestovych e il governatore di Odessa Maksym Marchenko hanno annunciato di aver colpito l’incrociatore con due missili antinave Neptune e che era in fiamme nel mare in tempesta. I missili sarebbero stati lanciati da terra, vicino a Odessa mentre il Moskva si trovava a circa 60-65 miglia nautiche (100 km) al largo.

L’incrociatore era dotato di un sistema di difesa aerea a tre livelli che, se utilizzato correttamente, avrebbe dovuto dargli tre opportunità per difendersi da un attacco missilistico di quel genere. Fonti ucraine hanno riferito che l’attacco è stato supportato da un drone da combattimento Bayraktar TB2, che ha distratto le difese della nave russa.

Il 14 aprile, il comando meridionale ucraino ha annunciato che la nave si era capovolta e stava affondando. Il ministero della Difesa russo ha affermato che un incendio aveva causato l’esplosione di munizioni e che la nave era stata gravemente danneggiata, senza fare alcun riferimento a un attacco ucraino, ma anche che i sistemi missilistici dell’incrociatore non erano danneggiati, l’incendio era stato contenuto dai marinai e che erano in corso sforzi per rimorchiare la nave in porto.

Il ministro della Difesa lituano Arvydas Anusauskas ha poi fatto sapere che un segnale di soccorso era stato inviato dal Moskva e che una nave turca aveva portato in salvo 54 membri dell’equipaggio prima che la nave affondasse alle 3 del mattino, circostanza confermata dal ministero russo della Difesa.

Nel 2020 l’agenzia di stampa russa Tass riferì che una reliquia cristiana molto “rara e importante” considerata parte della Vera Croce su cui Gesù fu crocifisso era conservata nella cappella della nave.

Il Moskva è la più grande nave da guerra affondata in azione dalla Seconda Guerra Mondiale. L’ultimo affondamento di una nave di dimensioni simili fu quello dell’incrociatore argentino General Belgrano, colpito dalla Royal Navy durante la Guerra delle Falkland.

La Moskva è anche la più grande nave russa a essere affondata dall’azione nemica da quando gli aerei tedeschi bombardarono la corazzata sovietica Marat nel 1941 e la prima perdita di un’ammiraglia russa in tempo di guerra dall’affondamento nel 1905 della corazzata Knyaz Suvorov da parte del Giappone durante il Battaglia di Tsushima nella guerra russo-giapponese.

La perdita della nave è considerata significativa e umiliante per Vladimir Putin, ma secondo Mykola Bielieskov dell’Istituto nazionale per gli studi strategici dell’Ucraina “più un danno psicologico che un danno materiale”. Più che servire a forzare il blocco navale russo sull’Ucraina, è la dimostrazione che Kiev può impiegare armi sofisticate in modo efficace.

Il Moskva era l’unica nave della flotta con difese aeree a lungo raggio e anche se non ha lanciato missili contro obiettivi terrestri in Ucraina, ha fornito supporto antiaereo alle navi che lo hanno fatto e il suo affondamento ha spinto le navi russe a spostarsi più al largo. Ora mancano di un’efficace protezione a lungo raggio contro gli attacchi aerei, sebbene l’esercito ucraino non abbia più le risorse per trarne vantaggio.

Per il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan, l’affondamento “è un duro colpo per la Russia”, perché costringe “Mosca a scegliere tra due versioni dei fatti: Una secondo cui si è trattato di un incidente causato da incompetenza, e l’altra che si è trattato di un attacco. E nessuna delle due è una versione particolarmente positiva”. 

Il portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, John Kirby, ha affermato che la missione principale della Moskva era la difesa aerea per le forze russe nel Mar Nero e che il suo affondamento “avrà un impatto su tale capacità, sicuramente a breve termine”. Secondo un’analisi di Forbes Ukraine è finora la singola perdita più costosa per l’esercito russo dall’inizio della guerra.