Marion Maréchal: “Ecco perché scelgo Zemmour e non mia zia Marine Le Pen”

Ha ufficializzato il suo sostegno al fianco di Eric Zemmour domenica scorsa, ma per Marion Maréchal la scelta di schierarsi,  in vista delle prossime elezioni presidenziali di aprile in Francia, ha il significato di un rientro in politica dopo l’addio del 2017. Superate le polemiche seguite alla decisione di appoggiare il leader di Reconquête! – e non la zia Marine Le Pen – nella sfida per diventare il candidato anti-Macron all’Eliseo, Marion ha deciso di fare un passo avanti e giocherà la difficile partita che già da settimane catalizza il dibattito nella destra francese. 

Marion Maréchal, lei è stata la più giovane deputata eletta all’Assemblea nazionale e forse anche la più giovane a lasciare la politica (aveva 27 anni). Perché ha deciso di tornare in campo? 

“Perché ci troviamo di fronte a una situazione che sta degenerando di giorno in giorno. Macron ha fatto danni enormi alla Francia, non c’è mai stata così tanta immigrazione nel nostro territorio, l’insicurezza è esplosa, il debito pubblico pure, il deficit commerciale verso l’estero è a livelli record, e in tema di politica estera siamo stati ridicolizzati in Mali, in Libano e ora anche in Russia. Non potevo restare spettatrice di fronte a una tale catastrofe politica”. 

Perché ha scelto di sostenere Zemmour?

“Perché mi ritrovo nella sua linea conservatrice, identitaria, a difesa del nostro tessuto imprenditoriale e lavoratore e per una Ue profondamente da riformare senza però essere antieuropei. E come lui considero che il tema identitario, cioè migratorio, demografico e culturale, sia per noi oggi la priorità. Sono sempre state le mie convinzioni e sono le stesse che già difendevo quando facevo parte del Front National di Marine Le Pen ma che ai tempi mi costarono molti problemi interni, motivo per cui decisi di non aderire più a quel partito”.

L’hanno amareggiata le polemiche dopo la sua decisione, soprattutto sul piano familiare? Sua zia ha parlato di “tradimento” per la scelta di non appoggiarla. Ne avete parlato?

“Sostenere Zemmour per me è una scelta di idee. Essere membro della famiglia Le Pen non costituisce un obbligo genetico a sostenere il Rassemblement National. Ritengo che la politica sia un modo per servire il proprio paese, non un affare di famiglia e i partiti uno strumento, non un fine. Ho lasciato la vita politica nel 2017, rinunciando alla ricandidatura per continuare il mio mandato da parlamentare e dimettendomi da consigliere regionale nonché da tutti i miei ruoli all’interno del Front National, decidendo di non farne più parte viste le discordanze sul piano politico e strategico. Scelta che confermai già nel 2020, quando dissi che a causa di queste divergenze non sarei rientrata nel RN. Zemmour oggi sta mettendo in pratica l’appello per la costruzione di un campo nazionale conservatore capace di essere sintesi tra il mondo RN e quello repubblicano che lanciai nel 2019 con la ‘Convention della destra’. Se non lo sostenessi per appoggiare mia zia tradirei le mie idee anteponendo le questioni di famiglia al destino della Francia”.

Pensa che in seguito vi riunirete con il Rassemblement national?

“Personalmente spero che la grande famiglia della destra possa riunirsi in occasione delle elezioni legislative dove dobbiamo avere come obiettivo la costruzione di una maggioranza parlamentare insieme agli eletti del Rassemblement National e dei Republicains”.

Immagina un governo di cui facciano parte sia Zemmour sia Marine Le Pen?

“Zemmour ha dichiarato che in caso di vittoria proporrà a Marine Le Pen di entrare nel suo governo. Coerentemente con l’obiettivo dell’Unione delle destre, nonostante la competizione elettorale non smette di tendere la mano alle altre forze presenti a destra”.

I sondaggi di questi giorni segnano un rallentamento del leader di Reconquete! Crede che ci sarà una sorpresa?

“Diffido dei sondaggi. Ricordo ad esempio che nel 2002 Jean-Marie Le Pen era dato al 7% e invece ha conquistato il ballottaggio con il 17%. Nel 2017 Marine Le Pen al primo turno secondo i sondaggi era prima con quasi il 30% mentre prese il 21% e al ballottaggio era addirittura data vincente mentre perse 34% a 66%. Stessa cosa è accaduta alle recenti elezioni regionali. Reconquête è un partito nato soltanto tre mesi fa eppure ha già oltre centomila iscritti e fa eventi con migliaia e migliaia di persone in tutta la Francia. Qualcosa che non si vedeva più da diversi anni. Ed è il solo ad avere un seguito entusiasta in questa campagna”.

Quali sono i punti di forza di Zemmour?

“Al di là del risultato elettorale, Zemmour ha già compiuto un risultato politico inedito nel nostro Paese. Per la prima volta in Francia esiste una terza forza a metà strada tra il RN e il LR, riempiendo un enorme vuoto politico che gli elettori denunciavano ma di cui i leader e i dirigenti negavano l’esistenza. E’ riuscito a far convergere nel suo progetto l’elettorato frontista e l’elettorato repubblicano, finora tenuti separati. E’ riuscito ad attirare le classi medie e alte, cosa mai riuscita al RN, ricomponendo la frattura sociale tra popolo ed élite. E’ riuscito a mobilitare una parte di elettorato che si era rifugiato nell’astensionismo. E’ riuscito a rompere il cordone sanitario imposto dalla sinistra, visto che dirigenti di primissimo piano dei repubblicani come Bellamy, Ciotti e Blanc hanno già dichiarato che in caso di ballottaggio tra Zemmour e Macron voteranno il primo, cosa mai riuscita al RN. E soprattutto è riuscito a imporre nel dibattito pubblico dei temi molto sentiti dai francesi ma finora considerati tabù e censurati dai media”. 

Però Macron continua a guadagnare consensi. Come si può battere?

“Macron sta cercando di sfuggire il più possibile alla campagna. Ha ritardato il più possibile l’annuncio della sua ricandidatura e ha annunciato che non parteciperà ad alcun dibattito per il primo turno dell’elezione. L’unica cosa che fa sul territorio è organizzare eventi teatrali con pubblico e domande selezionati in anticipo, per il resto gioca sulla crisi ucraina in corso per usarla come campagna di comunicazione elettorale, come si può facilmente vedere da come studia ogni dichiarazione e ogni intervento, peraltro sempre fallimentare, sul conflitto in corso appositamente per venderselo mediaticamente”.

Gli elettori francesi saranno influenzati dalla guerra della Russia? Il nazionalismo rischia di perdere terreno?

“La crisi ucraina ha stravolto tutta la campagna elettorale poiché il dibattito sul bilancio del quinquennio di Macron, sui suoi fallimenti e sulle conseguenze per la Francia è stato totalmente oscurato e ciò sicuramente lo avvantaggia, motivo per il quale la sta appositamente strumentalizzando. Così spera di spingere molti elettori a non presentarsi ai seggi convinti che il risultato sia già deciso. Il problema è che già nel 2017 Macron è stato eletto con il più basso tasso di partecipazione della storia della Quinta Repubblica e ha ottenuto la maggioranza parlamentare grazie al fatto che oltre la metà del popolo francese si è rifiutato di andare a votare. Un ulteriore aumento dell’astensione aggraverà la crisi di legittimità politica già in atto nel nostro Paese a causa anche di un sistema elettorale che distorce completamente la rappresentanza partitica e popolare nel Parlamento, con il rischio di nuovi movimenti di protesta nelle strade sul modello dei gilet gialli”. 

In Italia c’è molta attenzione alla politica francese. Che idea si è fatta della coalizione che unisce, non senza tensioni, Salvini, Meloni e Berlusconi?

“Il concetto di coalizione di centrodestra all’italiana, con tre partiti distinti e diversi tra loro ma cooperanti su uno stesso progetto di governo, è un modello per noi da esempio quando con Zemmour proponiamo l’unione delle destre in Francia. L’Italia ha dimostrato che quando le destre sanno unirsi e fare sintesi, sono maggioranza nei paesi e possono non solo vincere le elezioni bensì essere un’alternativa concreta di governo. Se in Francia il Rassemblement National si ritrova nell’angolo è perché i loro vertici non hanno saputo ragionare in termini di alleanze preferendo trincerarsi dietro una presunzione di monopolio, finendo per congelare il voto di milioni di cittadini. E se i repubblicani hanno perso così tanti consensi è perché i loro vertici si sono fatti attirare dalle sirene della sinistra, rinunciando progressivamente alla loro identità finendo a fare da stampella a Macron”.

A proposito, chi potrebbe essere lo Zemmour italiano: Salvini o Meloni?

“Sono entrambi leader sul panorama politico già da molto tempo, mentre Zemmour è appena arrivato. Direi piuttosto quindi che oggi Zemmour sta rappresentando ciò che Meloni rappresenta in Italia: la volontà di costruire un fronte conservatore capace di attirare le diverse anime della destra, di non rinunciare ai propri valori, alla propria identità e alle proprie battaglie ma al contempo di non limitarsi alla contestazione bensì di costruire un’offerta politica concreta e credibile per essere alternativa di governo”.