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Monitoraggio dei “custodi delle grotte”

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I Gurdiaparco dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese dal 2010 monitorano l’andamento delle popolazioni dei pipistrelli  attraverso il controllo sistematico dei loro siti di ibernazione che avviene durante l’inverno

 

Tra gli obiettivi dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese vi è infatti quello di conoscere l’andamento delle popolazioni dei pipistrelli, attraverso il controllo sistematico dei loro siti di ibernazione. Delle 28 specie presenti in Piemonte, ben 19 sono quelle attualmente conosciute per il Parco Naturale Regionale delle Capanne di Marcarolo, ognuna con abitudini ecologiche differenziate sia nella scelta dei rifugi (cavità di alberi, sottotetti di case, ponti, grotte), sia negli ambienti di caccia (boschi, radure, zone umide, giardini, edificati). Quelle oggetto di indagine nel periodo invernale sono le specie cosiddette “troglofile” ovvero quelle che prediligono le cavità sotterranee per andare in letargo.

Tutte le specie di chirotteri sono protette a livello europeo ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE. Oltre alla tutela e alla conservazione delle specie, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare ha l’obbligo di redigere il Rapporto nazionale periodico (ogni 6 anni) a partire dai risultati del monitoraggio che le Regioni sono tenute a trasmettere secondo quanto previsto dalla stessa Direttiva.

Negli ultimi anni le ricerche sono state ampliate al territorio provinciale, in particolare nei siti della Rete Natura 2000 gestiti dall’Ente Parco. Tra le grotte e miniere esplorate, 16 in tutto, sono state rilevate 5 specie: Rinolofo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), Rinolofo minore (Rhinolophus hipposideros), Vespertilio di Daubenton, (Myotis daubentonii), Vespertilio di Natterer (Myotis nattereri) e Serotino comune (Eptesicus serotinus). La più diffusa, seppur non abbondante, è il Rinolofo maggiore con un massimo di 14 individui rilevati quest’inverno nella Miniera d’oro M2 in valle Moncallero, all’interno dell’area protetta, mentre le altre specie risultano più rare e localizzate. Di particolare interesse è il ritrovamento nell’area protetta di un individuo di Rinolofo minore, specie per la quale non si avevano dati dagli anni ’90 del secolo scorso.

In generale il confronto dei dati degli ultimi anni, conferma una sostanziale stabilità delle popolazioni.

Per l’articolo completo:

Sito dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese

Monitoraggio dei “custodi delle grotte” ultima modifica: 2021-03-02T10:27:01+01:00 da Redazione Rete 7