Morning Bell: le conseguenze della mossa di Putin sui mercati mondiali

AGI – La crisi in Ucraina precipita, Mosca considera “prematuro” un vertice Biden-Putin, i venti di guerra soffiano piu’ forte che mai e i mercati ne risentono pesantemente. Ieri Wall Street è stata chiusa per la festività del Presidents’ Day e oggi i future a New York calano vistosamente con il Nasdaq giù del 2,5%, lo S&P dell’1,8% e il Dow Jones dell’1,35%.

Male anche i listini asiatici, con Tokyo che arretra dell’1,7%, Hong Kong oltre il 2,5% e Shanghai dell’1,4%. Ieri anche le Borse europee avevano chiuso in rosso, specie quella di Mosca, in calo di oltre il 10%. Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il riconoscimento delle due regioni separatiste di Lugansk e Donetsk, sostenute da Mosca nell’Ucraina orientale e ha ordinato il dispiegamento di truppe nelle due aree separatiste del Donbass con lo scopo, sostiene, di “assicurare la pace”.

“Non abbiamo paura della Russia”. Da Kiev è subito giunta la replica del presidente, Volodimyr Zelensky, che in un discorso alla nazione ha ribadito che gli ucraini non cederanno “un solo pezzo” del Paese. Gli Usa, intanto, hanno spostato per la notte i diplomatici in Polonia per motivi di sicurezza e hanno fatto sapere che imporranno nuove sanzioni. “Abbiamo in programma di annunciare oggi nuove sanzioni contro la Russia. Ci stiamo coordinando con i nostri alleati e partner per questo annuncio”, ha detto un portavoce della Casa Bianca.

Anche il premier britannico Boris Johnson annuncia che imporrà sanzioni “importanti” contro la Russia. Lo comunica Downing Street. Insomma, l’ago della bilancia della crisi ucraina si allontana dai negoziati di pace e si sposta verso l’invasione, magari verso un conflitto limitato, ma pur sempre una guerra.

E questo inevitabilmente spaventa le Borse. Il prezzo del petrolio s’impenna di oltre 2 dollari, con i future sul Brent che, dopo aver toccato il top da 7 anni a 97,66 dollari, ripiega di poco a 97,49 e quelli sul Wti che crescono a 94,55 dollari al barile. L’oro è volato al massimo da 9 mesi a 1.909 dollari l’oncia, dopo aver toccato in precedenza i 1.913 dollari l’oncia. I due principali dati attesi dai mercati sono l’indice Ifo, sulle aspettative delle imprese tedesche a febbraio, e l’indice anticipatore Markit negli Stati Uniti, sempre relativo al mese di febbraio.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Antony Blinken, non ha annullato il suo incontro di giovedì con il ministro degli Esteri russo Lavrov. Lo riferisce la Cnn citando due funzionari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, anche se gli Stati Uniti avevano gia’ detto che l’incontro non avverra’ se la Russia avesse invaso ulteriormente l’Ucraina. Tuttavia Biden ha già emesso le prime sanzioni e con un ordine esecutivo ha “vieteto nuovi investimenti, commercio e finanziamenti americani” nelle zone separatiste.

Gli investitori o dirigenti aziendali che fanno affari con le aree separatiste avranno i loro beni bloccati. Uno dei maggiori timori adesso che l’Europa possa smettere di rimanere unita. Per questo Biden si subito messo in contatto telefonico con il presidente francese Emmanuel Macron e con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, i quali, ha fatto sapere la Casa Bianca, hanno condannato l’annuncio di Putin.

Intanto il presidente della commissione Ue, Ursula Von Der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, hanno invocato “unità, fermezze e determinazione”. “La mossa di Mosca non rimarrà senza risposta” ha detto Macron, chiedendo la convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e facendo sapere che “servono sanzioni mirate”. Anche Berlino ha condannato il Cremlino: “Ha disatteso tutti i suoi impegni. Dall’Italia arrivano le parole del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: “Nessun tentennamento, agiremo compatti”. E il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, dichiara: “Violazione contraria alla carta delle Nazioni unite”.

L’altro market mover, che questa settimana resterà un po’ in sordina ma che per i mercati non conta meno dell’Ucraina, è il modo in cui le banche centrali affronteranno l’inflazione. La Fed ha già detto che rialzerà i tassi e dunque ridurrà la liquidità che immetterà sui mercati.

Questo i mercati lo danno per scontato, ma come lo farà? Gli investitori scontano almeno sei-sette rialzi dei tassi di qui a fine anno, per un totale di circa l’1,75%. Inoltre a marzo, il primo mese in cui comincerà a rialzare i tassi, due terzi degli analisti ritiene che aumenterò i tassi di un quarto di punto. Solo un terzo pensa che a marzo la Fed aumenterà i tassi di mezzo punto percentuale, il che è molto meno rispetto all’80% della scorsa settimana.

In altre parole, la Fed sta scegliendo di utilizzare un approccio più bilanciato tra manovra sui tassi e manovra sul bilancio. Il motivo? La banca centrale Usa ha capito che se rialza troppo i tassi e lo fa troppo in fretta, finirà per spaventare i mercati e per azzerare la curva dei rendimenti, cioè rischia di far salire i tassi a breve più di quelli a lunga scadenza, il che per i mercati rappresenterebbe un segnale di recessione.

Ovvero, la Fed non ridurrà l’inflazione a scapito della crescita dell’economia. Per farlo però deve agire gradualmente: puntare su un atterraggio morbido. In che modo? La risposta è un po’ tecnica ma sostanzialmente suona così: abbassiamo i tassi, ma non troppo, e subito dopo attuiamo la riduzione del bilancio, velocizzandola, cioè vendendo pochi titoli del debito pubblico e più titoli legati ai mutui. In tal modo la Fed potrà combattere l’inflazione senza azzerare la curva dei rendimenti. Si tratta di una scommessa importante.