Oggi la decisione sul rinvio a giudizio dei 59 indagati per il crollo del Ponte Morandi

AGI – Il gup Paola Faggioni ha accettato il patteggiamento chiesto da Aspi e Spea, nell’ambito del procedimento sul crollo di ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, in cui persero la vita 43 persone. La richiesta aveva già ricevuto il parere favorevole della procura di Genova. Faggioni è chiusa in camera di consiglio per decidere sul rinvio a giudizio dei 59 indagati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo di ponte. La decisione è attesa per oggi.

Si tratta di un passaggio cruciale della vicenda, che farà entrare nel vivo il processo. Le indagini della guardia di finanza sono durate oltre tre anni. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Per arrivare alle richieste di rinvio a giudizio sono serviti due incidenti probatori: uno sullo stato del viadotto al momento della tragedia, l’altro sulle cause del crollo. Le udienze si sono svolte anche in pandemia, con l’allestimento di un’apposita tensostruttura nell’androne del palazzo di giustizia, capace di ospitare fino a 200 persone tra parti civili, imputati, avvocati.

Il materiale informatico e cartaceo sequestrato è stato stoccato dalla Procura in un apposito super “cervellone”, con software e hardware avanzatissimi. Dalle indagini sul crollo, si sono sviluppati altri tre filoni d’inchiesta: uno sui falsi report sui viadotti, un secondo sulle barriere fonoassorbenti pericolose e, infine, un terzo sui falsi report sulle gallerie.

In questi procedimenti risultano indagate circa 40 persone, di cui molte già coinvolte anche nel fascicolo sul crollo del Morandi. I tre filoni sono stati riunificati in un solo fascicolo ed entro l’estate verranno chiuse le indagini. Per quanto riguarda invece l’udienza preliminare sul disastro del Morandi, è durata poco più di 5 mesi: per 11 udienze i pm hanno motivato le accuse, concludendo con la richiesta di rinvio a giudizio per 59 persone, tra le quali l’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci.

I legali di alcuni imputati avevano ricusato il gup perché avrebbe “violato il principio di imparzialità” esprimendo un giudizio alla firma delle ordinanze cautelari nel procedimento parallelo a quello sul crollo del viadotto, ovvero il fascicolo relativo alle barriere fonoassorbenti. Sia i giudici di appello che quelli di Cassazione avevano però respinto la richiesta. A metà marzo invece le due società, dopo il parere favorevole della procura, hanno chiesto di uscire dal processo con il patteggiamento, pagando circa 30 milioni.