Papa Francesco assiste al Te Deum ma non presiede  

AGI – Papa Francesco all’ultimo momento ha deciso di non presiedere nella Basilica di San Pietro i primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e Te Deum di ringraziamento per l’anno trascorso. Il Pontefice ha quindi assistito alla celebrazione (al suo posto il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio) e ha letto l’omelia. Un fuoriprogramma che non è stato spiegato dal Vaticano.

Interpellato dall’AGI, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Matteo Bruni ha solo risposto: “Il Papa ha voluto che la celebrazione di questa sera fosse presieduta da Sua Eminenza, il card. Re, decano del collegio cardinalizio, mentre ha pronunciato lui l’omelia”.

Il Pontefice l’anno scorso, a causa di una dolorosa sciatalgia, non prese parte alle celebrazioni del 31 dicembre e del 1* gennaio. è da vedere quindi se anche domani Bergoglio deciderà di celebrare la messa, come finora annunciato, o se ci sarà nuovamente un cambio. Camminando con qualche difficoltà – come sempre – Francesco però è apparso in buona salute anche se non ha compiuto alcuni gesti più faticosi: la processione, l’inginocchiamento davanti all’esposizione dell’Altissimo.

Il giudizio su Roma

Prima dei riti di introduzione è andato a salutare il sindaco di Roma Roberto Gualtieri presente in prima fila. E proprio alla Città Eterna, Bergoglio ha dedicato un richiamo nell’omelia. “Roma è una città meravigliosa, che non finisce di incantare; ma per chi ci vive è anche una città faticosa, purtroppo non sempre dignitosa per i cittadini e per gli ospiti, una città che a volte sembra scartare”.

Per il Pontefice quindi “l’auspicio allora è che tutti, chi vi abita e chi vi soggiorna per lavoro, pellegrinaggio o turismo, tutti possano apprezzarla sempre più per la cura dell’accoglienza, della dignità della vita, della casa comune, dei più fragili e vulnerabili. Che ognuno possa stupirsi scoprendo in questa città una bellezza che direi ‘coerente’, e che suscita gratitudine. Questo è il mio augurio per quest’anno”, ha detto.

E Francesco ha continuato il richiamo a Roma: “Stiamo attenti: una città accogliente e fraterna non si riconosce dalla ‘facciata’, dalle parole, dagli eventi altisonanti. No. Si riconosce dall’attenzione quotidiana, dall’attenzione ‘feriale’ a chi fa più fatica, alle famiglie che sentono di più il peso della crisi, alle persone con disabilità gravi e ai loro familiari, a quanti hanno necessità ogni giorno dei trasporti pubblici per andare al lavoro, a quanti vivono nelle periferie, a coloro che sono stati travolti da qualche fallimento nella loro vita e hanno bisogno dei servizi sociali, e così via. è la città che guarda a ognuno dei suoi figli, a ognuno dei suoi abitanti, anzi, a ognuno dei suoi ospiti”.

Il 2021

Sull’anno appena trascorso, il Papa ha invitato a rafforzare la fraternità soprattutto in tempo di pandemia. “Questo tempo di pandemia ha accresciuto in tutto il mondo il senso di smarrimento. Dopo una prima fase di reazione, in cui ci siamo sentiti solidali sulla stessa barca, si è diffusa la tentazione del ‘si salvi chi può’. Ma grazie a Dio – ha aggiunto – abbiamo reagito di nuovo, con il senso di responsabilità. Veramente possiamo e dobbiamo dire ‘grazie a Diò, perchè la scelta della responsabilità solidale non viene dal mondo: viene da Dio; anzi, viene da Gesù Cristo, che ha impresso una volta per sempre nella nostra storia la ‘rottà della sua vocazione originaria: essere tutti sorelle e fratelli, figli dell’unico Padre”. 

Lo stupore cristiano

E ha ricordato che “non si può celebrare il Natale senza stupore”. Uno stupore “che non si limiti a un’emozione superficiale – questo non è stupore -, un’emozione legata all’esteriorità della festa, o peggio ancora alla frenesia consumistica. No. Se il Natale si riduce a questo – ha osservato -, nulla cambia: domani sarà uguale a ieri, l’anno prossimo sarà come quello passato, e così via. Vorrebbe dire riscaldarsi per pochi istanti a un fuoco di paglia”.

“Lo stupore cristiano – ha continuato – non trae origine da effetti speciali, da mondi fantastici, ma dal mistero della realtà: non c’è nulla di più meraviglioso e stupefacente della realtà! Un fiore, una zolla di terra, una storia di vita, un incontro… Il volto rugoso di un vecchio e il viso appena sbocciato di un bimbo. Una mamma che tiene in braccio il suo bambino e lo allatta. Il mistero traspare lì”, ha detto sottolineando che il primo cuore a essere “colmo di stupore” è quello di Maria.

“Il suo cuore è colmo stupore, ma senza ombra di romanticismi, di sdolcinatezze, di spiritualismi. No. La Madre ci riporta alla realtà, alla verità del Natale, che è racchiusa in quelle tre parole di San Paolo: ‘nato da donnà”. Dopo la celebrazione non si è tenuta la consueta visita del Pontefice al presepe allestito in piazza San Pietro, per evitare, ha fatto sapere il Vaticano, assembramenti e il conseguente rischio di contagio da Covid-19.