PIOLI ASPIRANTE ANCELOTTI

Una gran serata ricca d’emozioni. Alla fine – saltando da Miami a Verona – con Tonali e Leclerc un’orgia di sentimenti. Che c’entra? – dirà qualcuno. C’entra, c’entra. Quando lo sport dà spettacolo cercate di non perdere nulla. Ci fosse stato in pista anche Marcell Jacobs, un occhio anche a lui. Poi, una scossetta e ogni cosa al suo posto. Lo sportivo è vorace, onnivoro; e onora la domenica. Il vostro cronista è arrivato all’ora della grande sfida di A – in gioco uno scudetto – dopo essersi fatto, nel tardo pomeriggio, anche il Palermo vincitore a Trieste nei playoff di C. Per il gusto di vedere, partecipare e commentare, ma soprattutto per infilzare i disfattisti antitaliani sempre pronti a trovarci inferiori al testo del mondo, deludenti. E gli dico, con gran serenità, sia chiaro: io mi sono divertito. E aggiungo: con quel che passa d’orrendo la tivù nostrana, una corsa di auto e una partita di pallone aiutano a vivere. Il Milan di iersera è giovane come Tonali che festeggia i ventidue anni con due gol. Il Milan è una squadra vera, la migliore, Pioli il suo eccellente manager. Se non lo sapessi parmigiano emozionante e emozionato – come tanti nella sua terra – lo troverei misurato e freddo come un uomo del Profondo Nord (mi hanno suggerito Liedholm, lo svedese imperturbabile, ma la differenza – sostanziale – la fa l’ironia, che in Italia non ha nessuno, ci tocca importare un serbo e un portoghese, Sinisa e Mou, per assaggiarla, niente di più). E allora mi adeguo al confronto più facile: Pioli come Ancelotti; oddìo, aspirante Ancelotti, e non solo perchè la differenza di fondo la fanno i tituli e Carletto ne ha bauli mentre Stefano insegue uno scudetto che avrebbe tanti motivi per fare storia: non do i numeri, so che l’Inter cerca la seconda stella dei venti mentre il Milan è pronto a cogliere il diciannovesimo scudetto.
Stefano ha il carattere del Re d’Europa, la sua passione per il lavoro, la saggezza, la tolleranza, la misura, tutte qualità emiliane. Il penultimo capolavoro di Pioli – il pallonaro creativo che ha costruito una squadra quasi dal nulla strappandola dalle mani di uno scienziato di Lipsia – è stato quello di sconfiggere la Fatal Verona che implacabile e spaventevole come un fantasma s’era presentata con tutta la sua carica negativa. C’è ancora una partita da giocare, un’Inter da respingere: ma se Pioli porrà il suo nome accanto a quelli di Rocco e Sacchi sarà per un tricolore vinto non per una sconfitta al Bentegodi.