‘Prima sterminanno gli uccelli’, il romanzo sulla Natura che caccia l’uomo dalla Terra 

AGI – Schiacciamo il tasto ‘acceleratore di velocità’ del cambiamento climatico, così centellinato da decenni che dei ghiacciai liquefatti ce ne siamo accorti da poco. Ed eccoci risucchiati nel voracissimo ‘Prima sterminammo gli uccelli’, il romanzo firmato da Francesco De Filippo, in un anno preciso, il 2035, in un posto preciso,Trieste, il giorno in cui tutto diventa indeterminato e smarrito, quando non è l’uomo a cominciare ad attaccare briga alla Natura ma l’incontrario.

“La Natura contemporaneamente inizia a ribellarsi agli uomini, tutti gli animali erano contro di noi indiscriminatamente e continuamente, ogni specie ci attaccava in ogni momento del giorno e della notte e non avevamo armi adatte a difenderci”.

E’ una guerra, allora, ma una guerra strana, dove gli uomini e le donne si difendono in tutti i modi, coi fucili, con l’astuzia, con la disperazione, sterminando pesci, ratti, insetti, polli, uccelli. Ma più si difendono più si avvicinano alla loro fine, perché quelle bestie inferocite sono indispensabili al loro vivere e perché la Natura è uomini e animali mischiati, non è possibile schierarli in due eserciti l’uno di fronte all’altro, non c’è morale che non preveda una contaminazione.

I supermercati si svuotano, gli uffici pubblici vengono abbandonati, la “paura di esserci senza capire”, senza sfoggiare la presunzione umana più grande che ha portato all’illusione del controllo su tutto, è peggiore della paura di morire. Fino a che quasi in maniera brutale il lettore si trova gettato nella ‘Parte seconda – Prima di Noi’, anno 30000 avanti Cristo nel pianeta di Taor dove, dopo anni di conflitti, si alternano “governi responsabili e onesti” e sono assenti tutte le pulsioni, invidia, rabbia gelosia.

La narcosi delle emozioni è il prezzo pagato per una società più giusta. Ma succede anche in questa terra ‘perbene’ qualcosa di crudele: un’ondata di radiazioni diffonde un’anomalia dei feti delle donne incinte. Tanto la prima parte corre a perdifiato nella penna di De Filippo, tanto la seconda si fa strada a lenti cerchi, attraverso personaggi intrisi di filosofia, verso un finale che riporta il nastro della storia all’inizio, pronta ad accelerare di nuovo.