Quanto pesa il lockdown a Shenzhen sulla produzione di componenti per gli smartphone

AGI – Foxconn, il maggiore produttore mondiale di componenti elettroniche deve fermare la produzione a Shenzhen, per il lockdown imposto dalle autorità. Il gigante della produzione di Oem (acronimo che sta per “produttore di apparecchiature originali” e indica sistemi o componenti che verranno utilizzati nel prodotto finale di un’altra azienda) è un fornitore di Apple e Samsung ed è stato costretto a interrompere la produzione agli impianti di Longhua (che sorge su una superficie di 2,3 chilometri quadrati) e Guanlan (che copre un’area di 2,95 chilometri quadrati).

Il polo di Shenzhen è il secondo più grande in Cina della Foxconn, e il gruppo ha confermato che i propri dipendenti hanno cominciato a sottoporsi ai cicli di tamponi obbligatori per tutti i residenti annunciati dalle autorità locali, dopo il picco di contagi che ha spinto l’amministrazione locale a dichiarare il lockdown.

Shenzhen è uno dei più importanti poli tecnologici della Cina, ma anche la prima città del Paese per volume di esportazioni, che hanno raggiunto quota 300 miliardi di dollari nel 2021. Dopo l’imposizione del lockdown a Shenzhen, Foxconn ha cercato di inviare messaggi rassicuranti.

Il complesso di Shenzhen di Hon Hai Precision Industry, il nome originale dell’azienda, è impiegato soprattutto nello sviluppo e nell’introduzione di nuovi prodotti per gli iPhone della Apple, ricorda l’azienda citata dall’agenzia di Taiwan Central News Agency, mentre la base per la produzione di massa è a Zhengzhou, nella provincia interna cinese dello Henan.

Nonostante l’entrata in produzione dell’ultimo modello di iPhone, l’iPhone SE, svelato al pubblico dalla Apple la settimana scorsa, il gruppo ha assicurato che la sospensione alla produzione negli impianti di Shenzhen non dovrebbe avere ripercussioni sulle consegne dei nuovi iPhone.

Il quadro potrebbe non essere così roseo: secondo una recente lista dei fornitori diffusa dalla Apple, l’assemblaggio degli iPhone è gestito proprio dagli stabilimenti di Longhua e Guanlan, mentre le linee di produzione si trovano nella zona di libero scambio di Futian, sempre a Shenzhen.

Nonostante le rassicurazioni, le sospensioni agli impianti di Foxconn, secondo esperti cinesi citati dal tabloid Global Times, avranno ripercussioni sulle consegne, anche se potranno essere compensate da aumenti della produzione e da consegne più rapide al termine delle restrizioni.

Fondata dal magnate taiwanese Terry Gou, Foxconn ha fatto parlare di sé, in anni recenti, anche per le condizioni di lavoro e per i casi di suicidio verificatisi tra gli 1,3 milioni di dipendenti (furono 14 nel solo 2010). La situazione sul piano dei diritti dei lavoratori non e’ particolarmente migliorata nel corso degli anni e nel mirino non c’è solo la Apple: nel 2019, su indicazione di un ex ingegnere dell’impianto di Hengyang, Tang Mingfang, un’indagine dell’organizzazione no-profit China Labor Watch puntava il dito contro le condizioni di lavoro illegali di studenti operai nelle linee di assemblaggio dei suoi stabilimenti per i prodotti Amazon.