Raid in Siria, morto un comandante Pasdaran. L’Iran, “Israele pagherà”

AGI – In un raid aereo israeliano, vicino a Damasco, in Siria. è rimasto ucciso un alto comandante iraniano dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Lo ha reso noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, si tratta di Sayyed Reza Mousavi, un generale che supervisionava le operazioni militari dei Pasdaran in Siria nonchè stretto confidente dell’ex capo della forza al-Quds, Qassem Soleimani, ucciso dagli Usa in Iraq il 3 gennaio 2020. 

I Guardiani della Rivoluzione islamica hanno avvertito che Israele pagherà per l’uccisione di Mousavi. Lo ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando il comunicato nel quale si annuncia la morte dell’alto esponente dei Pasadaran nel raid dello Stato ebraico. 

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha compiuto una rara visita alle truppe nella Striscia di Gaza e ha assicurato che la guerra contro Hamas è lontana dall’essere conclusa. “Non ci fermeremo, continueremo a combattere e aumenteremo i combattimenti nei prossimi giorni, e questa sarà una battaglia lunga e non è vicina alla fine. Abbiamo bisogno di pazienza, unità e di restare fedeli alla nostra missione”, ha affermato Netanyahu durante una riunione dei parlamentari del Likud alla Knesset. 

Nell’occasione, il premier è stato fischiato dai familiari degli ostaggi tenuti da Hamas a Gaza. Netanyahu ha promesso di riportarli a casa, sottolineando però che c’è bisogno di “più tempo” e “maggiore pressione militare” sull’enclave. I famigliari dei sequestrati hanno accolto le sue parole urlando “adesso”. “Io e i miei colleghi non stiamo risparmiando nessuno sforzo” per il rilascio di tutti gli ostaggi, ha assicurato di rimando il premier.  Secondo Israele sono 129 i sequestrati ancora nelle mani di Hamas. 

Dal canto suo, il ministero della Salute a Gaza gestito da Hamas ha riferito che il bilancio nella Striscia è salito a 20.674 morti. E secondo fonti mediche palestinesi, il raid aereo israeliano del 24 dicembre sui campi profughi di al-Maghazi e al-Bureij, nella zona centrale di Gaza ha provocato la morte di 106 persone. È l’attacco aereo più letale dall’inizio dell’operazione di terra nell’enclave. 

Hamas e la Jihad islamica (Pij) hanno respinto la proposta egiziana di cedere il potere nella Striscia di Gaza a un governo palestinese tecnocratico in cambio di un ‘cessate il fuoco’ permanente. Lo hanno riferito due fonti di sicurezza egiziane, citate dalla Reuters, facendo riferimento al piano in tre fasi, promosso dal Cairo insieme a Doha, per la fine del conflitto e la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani. 

Gabinetto di guerra, sul tavolo la tregua e l’uccisione Mousavi

In Israele si è riunito il gabinetto di guerra per discutere la proposta di tregua egiziana che potrebbe portare alla liberazione di altri ostaggi detenuti a Gaza; sula tavolo anche l’esame degli sviluppi al confine settentrionale, quello con il Libano, dopo il raid in Siria in cui è rimasto ucciso un alto funzionario dei ‘pasdaran’ iraniani.

Il piano egiziano, che è già stato respinto da Hamas e dalla Jihad islamica, prevede la fine delle ostilità a Gaza, la rinuncia di Hamas al controllo della Striscia in cambio di un cessate il fuoco permanente e il rilascio di tutti gli ostaggi rimanenti, in tre fasi. La prima fase prevede la sospensione dei combattimenti per due settimane, estendibile a tre o quattro, in cambio della liberazione di 40 ostaggi: donne, minorenni e uomini anziani, soprattutto malati. In cambio, Israele rilascerebbe 120 prigionieri di sicurezza palestinesi di uguale tipo.

La seconda fase vedrebbe colloqui interni palestinesi, promossi dal Cairo, volti a porre fine alla divisione tra l’Autorita’ nazionale palestinese di Ramallah e Hamas e per portare alla formazione di un governo tecnocratico in Cisgiordania e Gaza che supervisioni la ricostruzione della Striscia e apra la strada a elezioni parlamentari e presidenziali palestinesi.

La terza fase includerebbe un cessate il fuoco globale, con il ritiro delle truppe israeliane da Gaza, e il rilascio dei restanti ostaggi israeliani, compresi i soldati, in cambio di un numero da determinare di prigionieri di sicurezza palestinesi affiliati ad Hamas e alla Jihad islamica, compresi quelli arrestati dopo il 7 ottobre e alcuni condannati per gravi reati terroristici.

Il leader dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, è tornato sabato in Qatar dopo una visita di quattro giorni al Cairo per discutere la proposta egiziana con i suoi, mentre ieri in Egitto era arrivata una delegazione della Jihad islamica.