Riparte il negoziato tra Israele e Hamas per il rilascio degli ostaggi

AGI – Israele è alle prese con una crescente pressione internazionale per mettere fine alla strage di civili nella Striscia di Gaza, mentre prosegue la sua guerra contro Hamas. Nel mirino anche delle critiche della sua opinione pubblica interna per la gestione della crisi degli ostaggi, il governo di Benjamin Netanyahu ha riavviato gli sforzi per un nuovo accordo col gruppo palestinese per il rilascio degli israeliani ancora prigionieri nella Striscia.

The facts on the ground speak for themselves:
Hezbollah’s violations of UN Resolution 1701 have rendered it effectively null and void.

WATCH @IDFSpokesperson address the situation on Israel’s northern front: pic.twitter.com/RDnzFGNXJI

— Israel Defense Forces (@IDF)
December 18, 2023

Il capo del Mossad, David Barnea, avrebbe ricevuto il via libera per riavviare i colloqui coi mediatori: secondo quanto riportano i media israeliani e l’agenzia Reuters, Israele e Hamas sono aperti a un nuovo accordo di cessate il fuoco che includerebbe il rilascio degli ostaggi, ma permangono degli ostacoli.

Fonti egiziane hanno spiegato che Hamas insiste per decidere unilateralmente sulla liberazione dei prossimi ostaggi e vuole il ritiro delle truppe israeliane su linee predefinite. Secondo le fonti, Israele ha rifiutato quest’ultima condizione e ha chiesto di vedere l’elenco degli ostaggi prima di determinare data e durata del cessate il fuoco.

Nell’ambito della precedente tregua temporanea – mediata da Qatar ed Egitto a fine novembre – Hamas ha rilasciato nel corso di sette giorni 105 civili dei circa 240 ostaggi prelevati da Israele il 7 ottobre, in cambio di una pausa nei combattimenti, di un aumento degli aiuti umanitari nella Striscia, e del rilascio dei prigionieri palestinesi, donne e minorenni, in un rapporto di 3 a 1. La maggior parte degli ostaggi rilasciati tra il 24 novembre e il 1 dicembre erano donne e bambini israeliani, in gruppi di 10-12 al giorno. Hamas ha anche liberato cittadini stranieri, in maggioranza tailandesi, nell’ambito di accordi separati.

La pausa nei combattimenti è crollata prima dell’ottavo giorno, dopo che Hamas non è riuscita a proporre un elenco accettabile per lo Stato ebraico. Secondo Reuters, l’Egitto e il Qatar hanno chiesto di accelerare la consegna di aiuti e la riapertura del valico di Kerem Shalom come condizioni per riavviare i negoziati con Israele.

I negoziati per una nuova tregua

In seguito alla pressione degli Stati Uniti, ieri il primo convoglio umanitario dal 7 ottobre è entrato a Gaza attraverso Kerem Shalom. Intanto, gli occhi sono puntati sul nuovo viaggio di Barnea in Europa dove nei prossimi giorni incontrerà il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, per la seconda volta in poco meno di sette giorni. Il loro ultimo faccia-a-faccia nel fine settimana a Oslo è stato definito “positivo”.

Il capo del Mossad dovrebbe essere accompagnato nella sua prossima missione da Nitzan Alon, che sta comandando gli sforzi dell’intelligence per trovare i rapiti. Citando due fonti, il Wall Street Journal sostiene che i colloqui “sono solo l’inizio” e che il processo sara’ “lungo, difficile e complesso”.

La testata americana aggiunge che il capo della Cia, Bill Burns, e il ministro dell’Intelligence egiziano, Abbas Kamel, sono stati informati dell’incontro Barnea-Al Thani e stanno contribuendo alla rinnovata spinta per un accordo.

Per il quotidiano Haaretz, Israele non nutre grandi speranze su un nuovo accordo per gli ostaggi, ma le cose potrebbero cambiare. La proposta di nuova intesa potrebbe comprendere il rilascio di uomini anziani e malati e delle rimanenti donne e bambini in cambio del rilascio di prigionieri palestinesi di peso, compresi quelli accusati di aver ucciso israeliani in attacchi terroristici.

L’apparente rinnovata spinta di Israele per un accordo arriva dopo che tre ostaggi fuggiti, Yotam Haim, Samar Fouad Talalka e Alon Shamriz, sono stati accidentalmente uccisi dalle truppe dell’Idf che operavano a Shejaiya, nel Nord di Gaza, venerdì mattina. La vicenda ha scioccato il Paese e Netanyahu si trova ora a gestire un’escalation di indignazione non solo interna ma anche della comunità internazionale per l’elevato numero di vittime civili palestinesi, con i raid nella Striscia che hanno preso di mira scuole, ospedali e luoghi di culto.

Oggi, nel Paese arriva il segretario alla Difesa Usa, Llyod Austin, sullo sfondo di un sempre più evidente divario tra la Casa Bianca di Joe Biden, che preme per una rapida conclusione della fase acuta dell’offensiva a Gaza, e il governo israeliano che ha promesso di continuare l’offensiva “fino a che tutti gli obiettivi non saranno raggiunti”.

Anche i capi della diplomazia di Londra, Berlino e Parigi hanno chiesto un “cessate il fuoco duraturo” nella Striscia di Gaza. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite voterà una nuova risoluzione che chiede una “cessazione urgente e sostenibile delle ostilità”.

Una precedente bozza di risoluzione era stata bloccata dal veto degli Stati Uniti Nell’assalto del 7 ottobre al sud di Israele, Hamas ha ucciso circa 1.200 persone, per lo più civili, rapendone circa 250. Le autorità di Gaza sostengono che oltre 18.800 persone, soprattutto donne e bambini, sono state uccise nella campagna militare israeliana sulla Striscia.