Russia sospesa dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – E’ stata approvata in queste ore la sospensione della Russia dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu. La decisione è stata presa con 93 voti a favore. Fra gli ideatori dell’iniziativa, voluta fortemente dagli Stati Uniti, c’è anche l’Italia. Una risoluzione che ha un forte valore simbolico dopo i massacri documentati a Bucha e dintorni. Ma oltre alla votazione delle Nazioni Unite, che rappresenta la notizia più importante di oggi, nelle ultime ventiquattr’ore è ritornato insistente il tema dei negoziati. Dai toni utilizzati dalle due parti, però, è evidente come l’accordo sia ancora lontano. Mosca ha accusato Kiev di avere presentato una nuova bozza sostanzialmente difforme da quella pattuita durante l’ultimo incontro in Turchia.
E’ stato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov a sostenere che la controparte avrebbe modificato i punti salienti su cui si sarebbe dovuto discutere in questi giorni. L’Ucraina però ha risposto immediatamente chiedendo al Cremlino di ridurre il livello di scontro ed ostilità nel dialogo intrapreso per trovare una soluzione. “Dimostrino di essere realmente pronti ad un negoziato serio”, è l’appello rivolto da Mykailo Podolyak ai colleghi di Mosca. Parole che confermano le difficoltà incontrate finora nell’intavolare una trattativa. Dopo Bucha, l’Ucraina denuncia massacri anche a Borodyanka. In quest’ultima cittadina mancherebbero all’appello oltre 200 abitanti, molti dei quali, secondo le autorità locali, sarebbero morti. Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha parlato addirittura di “soldati russi che stuprano i bambini”, alimentando ulteriore discredito internazionale sull’esercito di Putin mentre l’Onu ha annunciato come “prossimo passo” l’apertura di un’indagine internazionale.
Sul campo invece resta catastrofica la situazione a Mariupol: l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto ancora una volta il libero accesso per prestare soccorso alle 100 mila persone tuttora intrappolate nella città costiera. “La priorità assoluta” è il capoluogo sul Mare d’Azov, ha sostenuto il responsabile europeo dell’Oms, Hans Kluge, direttamente da Leopoli.
Volodymyr Zelensky invece ha puntato il dito su una possibile escalation nella zona di Odessa. Parlando al Parlamento greco, il presidente ucraino, ricordano le distruzioni di Mariupol, dove oltre il 90% degli edifici è completamente fuori uso, ha avvertito che i russi potrebbero compiere le stesse atrocità nella perla del Mar Nero.
Continua intanto la querelle fra l’Ucraina e Budapest. Ieri il rieletto presidente Viktor Orban aveva finalmente condannato l’aggressione di Mosca, oggi però dal governo di Kiev è arrivata l’esplicita accusa all’Ungheria di sostenere Putin avendo accettato di pagare il gas in rubli. In questo modo, ha sostenuto l’entourage di Zelensky, Budapest aiuta la Russia “a continuare la sua politica aggressiva contro di noi”. Secondo gli ucraini, oltretutto, la posizione di Orban mette in imbarazzo l’intera Unione Europea e punta ad indebolire il continente a vantaggio di Mosca. Domani, infine, è previsto l’incontro fra il leader ucraino e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che assieme all’alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell si recheranno a Kiev. Sull’eventuale visita di Papa Francesco nella Capitale, invece, si deciderà probabilmente nei prossimi giorni.
(ITALPRESS).