Sfogliamondo: così la stampa estera racconta il fallimento dei colloqui tra Mosca e Kiev

AGI – Le notizie sull’Ucraina sono molte e diverse, ma nessuna di queste si impone decisamente sulla stampa internazionale, che presenta prime pagine con titoli molto vari. Sui giornali americani, la tendenza è comunque di mettere al centro gli attacchi russi contro i civili ucraini. Su quelli europei si evidenziano di più il fallimento dei colloqui di ieri tra Lavrov e Kuleba in Turchia e le sanzioni britanniche contro gli oligarchi russi. Tra le analisi più interessanti, quelle del Washington Post sulle possibili vie d’uscita dalla guerra e del Wall Street Journal sulla fine della globalizzazione segnata dalle sanzioni contro la Russia. Ecco una panoramica dei principali quotidiani esteri.

Washington post

Le sofferenze della popolazione civile ucraina restano oggetto principale dell’attenzione del Washington Post. “Da una Mariupol sfinita, notizie di feroci attacchi russi” titola in apertura il giornale, sottolineando che dopo il bombardamento dell’ospedale materno-infantile che ha suscitato orrore in tutto il mondo, le forze di Putin continuano a colpire la città portuale, chiave di volta strategia nella conquista della costa sul Mar d’Azov.

In una lunga analisi, elaborata consultando 17 tra funzionari dell’amministrazione Biden e diplomatici americani, il Post cerca di capire quali siano i possibili esiti della guerra. Il fatto è che nessuno riesce a prevederli: “Quando la Russia ha invaso l’Ucraina due settimane fa, era convinzione globale quasi unanime che avrebbe ottenuto una vittoria militare facile e veloce”, ma ora “con gli ucraini che stanno conducendo una feroce resistenza e le forze russe impantanate fuori da quasi tutte le principali città” l’amministrazione Biden e i suoi alleati “affermano di non vedere una fine chiara alla fase militare di questo conflitto”, e la situazione sembra destinata a sfociare in un logoramento ancora più mortale e prolungato, provocando devastazione in Ucraina e una massiccia crisi umanitaria”.

Biden e il suo staff stanno dunque “entrando in una fase più oscura e difficile del conflitto, in cui la nuova sfida è come controllare ciò che è in gran parte incontrollabile: il presidente russo Vladimir Putin e lo scopo ultimo del suo gioco, qualunque esso sia”. Jim Townsend, ex vice segretario alla Difesa per la politica europea e della Nato, uno dei pochi che ha accettato di essere nominato tra le 17 personalità contattate dal Post, prevede che “la via d’uscita sarà molto complessa perché dovrà affrontare Putin per quello che è, dovrà occuparsi di rimettere in piedi l’Ucraina e anche di cosa fare con queste sanzioni”.

Il giornale evidenzia poi un aspetto poco sottolineato di questo conflitto: le società private che gestiscono satelliti diffondo immagini della situazione sul campo, un tempo riservate solo agli occhi dei vertici militari e dell’intelligence. Una circostanza che sta in qualche modo cambiando le regole della guerra, osserva il quotidiano.

New York Times

Gli sviluppi della guerra sul campo sono al centro della prima pagina del New York Times: “Il massacro si amplia mentre il cessate il fuoco vacilla”, è il titolo di apertura. Il quotidiano segnala che, mentre fallivano in Turchia i colloqui tra i ministri degli Esteri russo, Lavrov, e ucraino, Kuleba, le forze russe “hanno fatto progressi” e vicino a Kiev “hanno preso il controllo della città di Bucha e si sono spostate a Sud-Ovest nel tentativo di circondare la capitale”, cui si vanno avvicinando anche da Est, “con pesanti combattimenti che hanno coinvolto una linea di carri armati russi segnalati nel sobborgo di Brovary”.

Un titolo è per la minaccia lanciata da Putin di nazionalizzare le società occidentali operanti in Russia, come ritorsione contro le sanzioni occidentali: “Con la Russia in pericolo di insolvenza sul suo debito sovrano e di fronte a una forte contrazione della sua economia, l’Occidente scommette che l’incombente crisi economica, tale da segnare un’intera generazione, potrebbe far sì che i russi rovescino il loro presidente. È anche possibile, tuttavia, che il la crisi finisca per rafforzare Putin, convalidando la sua narrativa che l’Occidente è determinato a distruggere la Russia”, osserva il Nyt. In evidenza anche l’atteggiamento della Cina: “Il suo ruolo è quello di amplificare le menzogne del Cremlino”, segnala il titolo sulla conferenza stampa della portavoce della Casa Bianca, Jean Psaki, che ha accusato Pechino di “appoggiare la propaganda russa”.

Wall Street Journal

“I bombardamenti russi aggravano la crisi umanitaria in Ucraina”, sottolinea nel suo titolo il Wall Street Journal, che sceglie una toccante fotografia scattata alla periferia di Kiev: una madre dà l’ultima carezza sul volto del figlio, un soldato di 23 anni, prima che la bara venga chiusa. Il quotidiano finanziario resta comunque focalizzato sugli scenari economi scomposti e ricomposti dalla guerra, e a centro pagina titola: “Le sanzioni assestano un colpo al sogno della globalizzazione”.

Secondo il Wsj, le misure economiche imposta da Usa e Ue alla Russia e molti dei suoi principali imprenditori, gli oligarchi di Putin, sono il segno del “cambiamento di una politica perseguita dagli Stati Uniti negli ultimi 30 anni, e di un futuro in cui le nazioni e le società smettono di fare affari con gli avversari e si concentrano di più su partener con cui c’è affinità di vedute”.

Dunque, “si sta sgretolando il sistema commerciale che abbiamo conosciuto, con il Wto al centro e una serie di regole base sotto le quali ciascuno ha operato”. In evidenza sulla prima pagina anche l’inflazione Usa che schizza al 7,9% segnando il massimo da 40 anni.

Poche le speranze che si raffreddi rapidamente, scrive il Wsj: “Si prevede che le perturbazioni del mercato petrolifero e delle materie prime dovute alla crisi ucraina aumenteranno le pressioni sui costi”, anche perché “la Russia è uno dei principali fornitori mondiali di petrolio e gas naturale” e “una regola pratica, a cui ha fatto riferimento il presidente della Fed Jerome Powell la scorsa settimana, sostiene che un aumento di 10 dollari al barile dei prezzi del petrolio fa aumentrea l’inflazione complessiva degli Stati Uniti di 0,2 punti percentuali”.

Financial Times

La guerra semina macerie in Ucraina, nelle sue città ma anche nella sua economia, semidistrutta dal conflitto. Lo sottolinea il Financial Times nel suo titolo di apertura: “Metà dell’economia ucraina è ferma mentre Mariupol conta le vittime”. Il giornale della City prende spunto dalle dichiarazioni di Oleg Ustenko, consigliere economico del presidente ucraino Zelensky, secondo cui più di metà delle attività economiche del Paese sono interrotte a causa del conflitto, e finora i bombardamenti russi hanno distrutto infrastrutture per un valore di 100 miliardi di dollari.

A questo Ft dedica un lungo servizio. Gli aiuti stanziati dal Fondo monetario internazionale (1,4 miliardi di dollari) e ancora più sostanziosamente dagli Usa (13,6 miliardi di dollari, che però comprendono anche le spese per l’assistenza militare a Kiev e per il rafforzamento delle truppe americane in Europa orientale) “non impediranno un colpo devastante per l’economia ucraina quest’anno poiché la Russia distrugge le infrastrutture, impedisce alle imprese che vanno dai produttori di acciaio ai produttori di grano di operare normalmente e costringe i cittadini a rifugiarsi o a fuggire dal Paese”, scrive il giornale che cita un’analisi di FocusEconomics secondo cui il Pil ucraino quest’anno avrà un crollo compreso tra il 40 e il 60%. Prima della guerra, a gennaio, la previsione era di una crescita del 4%.

The Times

Le punitive sanzioni britanniche contro gli oligarchi russi trovano massimo risalto sul Times, che mette nel titolo di apertura, tra virgolette, l’accusa rivolta dal governo Johnson al più in vista tra i potenti miliardari vicini a Putin, Roman Abramovich: “Ha le mani sporche di sangue”. Scrive il quotidiano londinese: “Ieri la Gran Bretagna è stata il primo Paese a sanzionare Roman Abramovich, con i ministri che lo hanno accusato di avere ‘le mani insanguinate’ a causa dei legami con il presidente Putin. All’oligarca è stato formalmente impedito di viaggiare nel Regno Unito e tutti i suoi beni sono stati congelati, incluso il Chelsea Football Club e il suo portafoglio di proprietà multimilionario”.

Segue dichiarazione del ministro degli Esteri, Liz Truss: “Le sanzioni di oggi mostrano ancora una volta che oligarchi e cleptocrati non hanno posto nella nostra economia o società. Con i loro stretti legami con Putin sono complici della sua aggressione. Il sangue del popolo ucraino è nelle loro mani. Dovrebbero abbassare la testa per la vergogna”. In prima pagina un solo altro titolo: l’allarme, rilanciato dal premier Boris Johnson, sul rischio che la Russia usi armi chimiche in Ucraina.

Le Monde

“Gli oligarchi, al centro del sistema Putin” titola in apertura Le Monde, che si concentra sui potenti super miliardari che monopolizzano l’economia russa e che “dopo essere stati a lungo risparmiati sono oggi colpiti dalle sanzioni imposte dall’Europa e dagli Usa”. Questi “agenti dell’influenza, artigiani dell’annessione della Crimea e sostenitori finanziari del potere, sono l’avamposto della strategia del Cremlino” e oggi a Londra, o a Cipro, o in Grecia, dove hanno trovato un clima molto favorevole per insediarsi, “è palpabile l’imbarazzo”.

Guardando più specificamente alla Francia Il giornale racconta che nella stazione sciistica di Courchevel, in Savoia, tra le mete preferite dagli oligarchi, “la bandiera russa è stata ammainata”. Più in basso la notizia dei colloqui tra Russia e Ucraina, tenuti “sotto la pressione delle bombe”.

Le Monde sottolinea che “l’esitazione a fornire aerei da caccia all’Ucraina è indicativa dell’equilibrismo dell’Occidente tra sostegno e neutralità”. Interessante un servizio sul “voltafaccia dell’estrema destra in tutta Europa”, con affrettate dichiarazioni di condanna e prese di distanze dallo stesso Putin che veniva prima ammirato e corteggiato.

Le Figaro

Il vertice Ue è la notizia principale sul fronte della guerra in Ucraina per Le Figaro, che titola: “A Versailles gli europei esibiscono un fronte unito contro Putin”. Il giornale spiega che i 27 hanno ribadito “fraterna solidarietà” a Kiev, ma il suo processo di adesione all’Unione europea “si annuncia lungo e delicato”.

Non è questa però la notizia di apertura, ma invece un sondaggio commissionato dallo stesso quotidiano sulla corsa per l’Eliseo: “Elezioni presidenziali: la campagna impedita”, dice il titolo, con cui Le Figaro ripropone il tema coltivato da giorni del silenziamento di fatto del dibattito politico e del problema di democrazia che ciò pone. “Secondo il il nostro sondaggio Oxana, sullo sfondo della guerra in Ucraina il 79% dei francesi pronosticano la vittoria del capo dello Stato. A un mese dalle urne, gli altri candidati faticano a farsi sentire”, rileva il quotiano.

El Pais

El Pais titola sul “fallimento dei tentativi di far accettare alla Russia un cessate il fuoco” in Ucraina. “Lo sforzo diplomatico per fermare la guerra sta fallendo in ciascuno dei suoi tentativi di fronte all’intransigenza di Putin e a un’offensiva spietata che espone la Russia a una condanna per crimini di guerra in città come Mariupol, che si sta dirigendo verso una catastrofe umanitaria”, si legge nell’editoriale del quotidiano che sottolinea come “parallelamente, sanzioni e dipendenza energetica hanno dato una svolta inaspettata alle relazioni internazionali”.

Per El Pais, in tale contesto, “una delle decisioni più inaspettate è stata l’intenzione degli Stati Uniti di allentare le sanzioni contro il Venezuela per assicurarsi il greggio che smetterà di importare dalla Russia”. Ciò, rileva il giornale, “implica un riconoscimento della legittimità delle autorità venezuelane da parte di Biden, che la scorsa settimana aveva prorogato il decreto con cui descriveva il Venezuela come una dittatura e considerava Caracas una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti”.

Conclude l’editorialista che “la guerra cambia tutto, ma alcuni cambi di asse meritano maggiori spiegazioni”. L’Ucraina non occupa però la parte alta della prima pagina, che è invece dedicata a una rilevante notizia di politica interna: il nuovo leader dei Popolari, Feijòo, ha dato il via libera all’alleanza con i neofranchisti di Vox per formare il governo regionale in Castiglia e Leon. Ed è “la prima volta che il partito si allea con l’estrema destra”, sottolinea El Pais nel titolo di apertura.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

Il tema dell’energia è in apertura sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, che valorizza le dichiarazioni fatte ieri dal presidente russo durante una riunione del suo governo e titola: “Putin promette esportazioni di energia affidabili”. Si tratta, rileva la Faz, di una correzione di tiro rispetto alla dichiarazione resa lunedì dal vice primo ministro Alexander Novak che aveva minacciato l’interruzione delle forniture di gas attraverso il gasdotto Nord Stream 1.

In un editoriale, il quotidiano si sofferma sugli aumenti dei prezzi innescati dai rialzi di petrolio e altri combustibili. “La storia non si ripete, tuttavia possiamo imparare da essa. I Paesi produttori arabi hanno reagito alla guerra dello Yom Kippur nel 1973 quadruplicando il prezzo del petrolio, che ha portato a una crisi nelle nazioni industriali occidentali. La Germania, in particolare, all’epoca dipendeva dal petrolio arabo. L’aumento del prezzo delle merci ha colpito le economie occidentali, che si sono trovate di fronte a una sfortunata combinazione di aumento dei tassi di inflazione e debole crescita economica dopo il crollo del sistema economico globale di Bretton Woods. Una situazione del genere è come un incubo per la politica monetaria”, osserva la Faz, che aggiunge: “Le banche centrali non possono fare nulla direttamente per contrastare l’aumento del prezzo delle materie prime. Oggi è lo stesso di allora. Ma le banche centrali hanno il compito di impedire un aumento del livello generale dei prezzi nel medio e lungo termine. Ciò richiede l’aumento dei tassi di interesse; Naturalmente, una tale politica monetaria rischia di danneggiare gravemente una già fragile crescita economica”.

Dunque, “le banche centrali si trovano oggi in questo conflitto di obiettivi come allora”. Solo un cenno alla visita a Mosca dell’ex cancelliere Schroeder: “Secondo il portale di notizie ‘Politico’, Gerhard Schroeder è stato giovedì a Mosca per incontrare Putin come mediatore. Il governo federale ha annunciato di non essere a conoscenza di tale incontro”.

China Daily

Poco spazio per l’Ucraina sul China Daily, assorbito dalla conclusione della sessione di lavori del Congresso nazionale del popolo, il parlamento cinese, e dalla conferenza stampa tenuta al termine dal premier Li Keqiang. Nel suo incontro con i giornalisti, il primo ministro ha parlato soprattutto di affari interni, a cominciare dalle stime sul Pil con un obiettivo quest’anno del +5,5%, che “riflette un solido progresso e una crescita di alta qualità”.

Li ha risposto anche sull’Ucraina, e il quotidiano ne riporta poche e vaghe parole: “Vogliamo sviluppare la cooperazione con tutti i Paesi sulla base del rispetto reciproco e del reciproco vantaggio per portare una maggiore stabilità nel mondo di oggi”. In pagina si trovano le notizie sulle sanzioni britanniche contro gli oligarchi russi, a cominciare da Abramovich, e, con minore evidenza, sull’inconcludente colloquio in Turchia tra i ministri degli Esteri russo Lavrov e ucraino Kuleba: entrambe sono riportate con un pastone di agenzie, senza commenti.

Quotidiano Del Popolo

Numero quasi monografico quello del People’s daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, che si diffonde sulla fine dei lavori del Congresso nazionale del popolo e sulla conferenza stampa conclusiva del premier Li Keqiang. Il primo ministro ha parlato anche di Ucraina, per ribadire che la Cina è “preoccupata” mentre resta “impegnata in una politica estera di pace indipendente” e “lavorerà con la comunità internazionale per promuovere la pace in Ucraina”, continuando comunque a fornire “aiuti umanitari a Kiev”.  

Più significativa di questa ennesima conferma della posizione cinese, sembra però la dichiarazione del portavoce del ministero cinese degli Esteri, Zhao Lijian, che ha sollecitato gli Usa “a condurre un’indagine credibile, indipendente e imparziale sulle vittime civili causate dagli attacchi aerei statunitensi in Siria e ritenere responsabili le persone interessate”.

Mentre la Russia è sotto accusa per i bombardamenti sull’ospedale materno-infantile di Mariupol e sui civili in tutta l’Ucraina, Pechino si preoccupa di sottolineare che “ogni vita umana, indipendentemente da nazionalità, razza, religione o valori, è uguale e preziosa”, e di ricordare che “cinque anni fa, le forze statunitensi, utilizzando false informazioni raccolte da un video messo in scena da ‘White Helmets’ come prova, hanno condotto gli attacchi aerei più precisi della storia in Siria, uccidendo più di 1.600 civili innocenti”. Il portavoce ha concluso accusando Washington di aver fatto “orecchie da mercante davanti alle richieste della comunità internazionale di indagini sulla morte di civili nelle operazion