Sfogliamondo: le sofferenze del popolo ucraino al centro delle prime pagine internazionali

AGI – Le sofferenze della popolazione civile ucraina che pare imprigionata senza scampo sotto gli ininterrotti bombardamenti russi è il tema ricorrente sulle prime pagine dei giornali internazionali, assieme all’ipotesi di embargo del petrolio russo spinta dagli Usa tra la contrarietà di alcuni Paesi europei, e foriera di ulteriore instabilità sui mercati già in profondo rosso per la guerra. Attenzione anche alla sempre più stringente censura della stampa imposta da Putin in Russia. Ecco le prime pagine dei principali quotidiani esteri. 

Washington Post

La guerra non si ferma e “Si aggrava la crisi umanitaria in Ucraina”, titola il apertura il Washington Post, che si concentra sul fallimento del negoziato russo-ucraino sui corridoi umanitari e sull’aumento delle vittime tra la popolazione civile.

“Le città ucraine tra cui Kyiv, Kharkiv, Chernihiv, Mykolaiv e Mariupol sono state sotto bombardamento e alcuni civili sono stati colpiti mentre tentavano di fuggire, secondo un alto funzionario della difesa degli Stati Uniti che ha parlato in condizione di anonimato nei termini stabiliti dal Pentagono”, scrive il Post, che dà conto anche della cautela con cui queste notizie sono valutate: “Il funzionario ha avvertito che gli Stati Uniti non potevano dire con autorità se quei civili fossero presi di mira intenzionalmente”.

L’assedio di Kiev viene raccontato in due servizi: uno sugli abitanti che fuggono “con poco più dei loro vestiti e i loro animali da compagnia”, e l’altro sul morale dei volontari che organizzano la resistenza e che sono “motivati” dal minaccioso incombere del convoglio militare russo attorno alla capitale.

Il quotidiano evidenzia che gli Usa si stanno muovendo per andare avanti anche da soli sull’embargo del greggio russo: democratici e repubblicani del Congresso hanno annunciato di aver raggiunto un accordo su un disegno di legge che vieterebbe le importazioni statunitensi di petrolio russo, e allo stesso tempo sono concordi per autorizzare il presidente Biden a imporre dazi sui prodotti russi. 

New York Times

“Bombardamenti russi sempre più indiscriminati che hanno intrappolato e traumatizzato i civili ucraini hanno amplificato i timori lunedì di un intensificarsi della crisi umanitaria che ha già lasciato decine di migliaia di persone senza cibo, acqua, elettricità o riscaldamento nelle città assediate dell’Ucraina meridionale e altrove. Mentre le speranze di cessate il fuoco anche brevi divampano e poi altrettanto rapidamente si spengono, l’invasione russa, il il più grande conflitto che ha travolto l’Europa dalla seconda guerra mondiale, si è trasformato in almeno 1,7 milioni di ucraini – metà dei quali bambini – in rifugiati, secondo le Nazioni Unite”.

Questa l’efficace sintesi della giornata nel servizio di apertura del New York Times, con il titolo “Cresce la disperazione dei civili intrappolati”. Il giornale dedica un’analisi alla stretta sulla stampa indipendente ordinata da Putin: “Mentre la guerra in Ucraina avanza, Putin ha strangolato le ultime vestigia di una stampa libera per giustificare un’invasione che è stata quasi universalmente condannata – e con ciò si è avvicinato all’ortodossia paralizzante dell’Unione Sovietica. Il risultato sarà isolare il Paese, come ha isolato lo stesso Putin, lasciandolo con una visione unilaterale del mondo non più oggetto di dibattito”, scrive il Nyt.

Interessante anche un servizio da Costanza, in Romania, retrovia della Nato dove i comandi militari fanno il bilancio dell’andamento dell’offensiva russa in Ucraina e osservano che “l’esercito ucraino, inferiore per molti aspetti da quello russo, è riuscito in qualche modo a ostacolare il suo nemico” e a infliggere pesanti perdite, stimate dagli osservatori dell’Alleanza atlantica in almeno 3.000 unità. 

Wall Street Journal

In primo piano sul Wall Street Journal gli sviluppi militari in Ucraina, ma a centro pagina si trovano due interessanti, e piuttosto allarmate, analisi sul petrolio e sulle Borse, in sofferenza per il conflitto. “La Russia martella le città mentre vacillano i negoziati”, dice il titolo di apertura, con la cronaca degli attacchi russi contro i civili in fuga e degli ucraini che si organizzano attorno a Kiev per difendere la capitale. I

l Wsj racconta anche la resistenza di Mariupol, e vi legge un indicatore “dei pericoli di un’occupazione” che Mosca si potrebbe trovarsi a fronteggiare in Ucraina. Negli approfondimenti dei temi che gli sono più congeniali, il quotidiano finanziario osserva che “i giganti petroliferi occidentali hanno trascorso decenni a farsi strada nella ricchezza dei combustibili fossili della Russia” ma quelle collaborazioni così faticosamente costruite “sono fallite nei giorni successivi all’invasione russa dell’Ucraina, lasciando le aziende senza un percorso chiaro per recuperare miliardi di dollari”.

Il giornale ricorda che “anche quando le truppe russe si stavano ammassando al confine con l’Ucraina il mese scorso, i dirigenti di BP, Shell ed Exxon Mobil  credevano di poter resistere alle ricadute”, ma “in meno di 60 ore la scorsa settimana, tutti hanno annunciato che stavano abbandonando le operazioni russe sotto la pressione dei governi degli Stati Uniti e del Regno Unito, mentre cresceva la condanna internazionale dell’aggressione del presidente russo Vladimir Putin”.

Sulla Borsa di New York intanto si abbatte un’ondata di vendite che “ha lasciato le blue chips del Dow dell’11% al di sotto del record di gennaio, integrando così lo standard di una correzione, che viene definita come un calo di almeno il 10% da un recente massimo. L’indice è entrato per l’ultima volta in una correzione nel febbraio 2020, mentre il Nasdaq è entrato per l’ultima volta in un mercato ribassista a marzo”, osserva il Wsj, e spiega.

“Gli investitori temono sempre più che le conseguenze per i mercati finanziari della guerra in Ucraina, giunta alla sua dodicesima giornata, possano diventare sempre più drammatiche. Il conflitto ha già agitato i mercati delle materie prime, infiammato le tensioni tra Mosca e l’Occidente e ha portato la Russia a staccarsi da gran parte del sistema finanziario globale”. 

Financial Times

La sola ipotesi di un embargo sul greggio russo ha fatto tremare le Borse, e il Financial Times lo sottolinea nel suo titolo di apertura: “Mercati scossi dalle pressioni per un bando sul petrolio russo, mentre monta la crisi dei rifugiati”. Il giornale nota che “in una giornata di straordinaria volatilità”, il Brent, petrolio del mare del Nord che è tra i punti di riferimento nelle contrattazioni, ha raggiunto i 139 dollari al barile, per poi ridiscendere a 120.

Senza tanti giri di parole, “i mercati sono negli spasmi della peggiore crisi da decenni” sottolinea il quotidiano della City, che dal petrolio amplia lo sguardo su altre commodity, come il grano e alcuni metalli, i cui prezzi stanno crescendo vertiginosamente. Sul piano militare, Ft evidenzia che “Putin cerca di arruolare combattenti siriani” da impiegare in Ucraina come incursori d’assalto. In risalto anche il rifiuto di Kiev dell’offerta russa di corridoi umanitari con sbocchi in Russia e in Bielorussia. 

The Times

Non una notizia, in apertura del Times, ma una fotografia che documenta gli orrori della guerra in Ucraina. È il primo piano di una donna, Yelena Boliachenko, 55 anni, il volto sfregiato e livido, gli occhi assenti perché ha quasi completamente perso la vista: era nella sua casa a Kharkiv quando è stata centrata da una bomba russa.

Il titolo di apertura fa da secco commento a questa immagine: “Le facce maciullate sono un grafico della strategia di Putin migliore di qualsiasi cartina”. In prima pagina c’è anche un titolo per l’ipotesi di embargo sul petrolio russo, lanciata dagli Usa ma accolta freddamente da alcuni Paesi europei, tra cui Germania e Italia: si tratta, secondo il Times, di una reazione alla “cinica” campagna di Mosca che continua a colpire i civili.

Alla proposta americana, Mosca ha replicato per bocca di Alexander Novak, il vice primo ministro, che si è limitato a esporre gli effetti di una simile mossa: “Il bando del petrolio russo porterà a conseguenze catastrofiche per il mercato globale. L’impennata dei prezzi sarà imprevedibile: oltre 300 dollari al barile, se non di più”.  

Le Monde

La tragedia della popolazione ucraina resta il tema forte della guerra per Le Monde, che titola sui “civili intrappolati dalla guerra” e scrive: “Il cappio si stringe attorno alla capitale Kiev. A Kharkiv, seconda città del Paese, le bombe si susseguono come a Mariupol, dove l’evacuazione si è arenata. “Porre fine al disprezzo per la vita umana” è il titolo dell’editoriale.

Reportage dalla Moldavia, dove non solo cresce la paura di diventare un bersaglio dell’espansionismo russo, ma anche l’emergenza per il massiccio arrivo di rifugiati ucraini. Il quotidiano intervista il capo di stato maggiore delle forze armate francesi, il generale Thierry Burkhard, che analizza il senso militare dell’offensiva russa: l’obiettivo, dice, è “spezzare” l’esercito ucraino con un rullo compressore che può vincere.

Una valutazione opposta rispetto a quella che ieri sul Times faceva l’ammiraglio sir Tony Radakin, capo di stato maggiore delle forze armate britanniche, convinto che una vittoria russa non sia inevitabile. Una divergenza di opinione che indica, forse, quanto indecifrabile appaia in definitiva agli alti comandi europei la strategia dei generali russi. 

Le Figaro

“Gli ucraini si uniscono nella resistenza” titola in apertura Le Figaro, che offre un lungo reportage da Irpin, il martoriato sobborgo di Kiev, porta di accesso alla capitale, diventato l’ultima trincea delle truppe regolari e dei volontari che difendono la città dall’assedio russo, sotto continui bombardamenti.

Il quotidiano si è preoccupato anche di approfondire un risvolto poco sondato del conflitto, quello delle piccole e medie imprese francesi che avevano aperto fabbriche in Ucraina e che adesso si trovano paralizzate e prive di una prospettiva: “Installate vicino al fronte, queste filiali sono ben lungi dall’essere le uniche vittime collaterali francesi dell’invasione russa. Alcune hanno interrotto la loro attività a causa del conflitto. Altre continuano perché producono beni essenziali, nei settori del cibo o della salute. Ma alcune sono prive ​​della forza lavoro” perché i dipendenti “tra il padrone e la patria hanno scelto la patria” e sono andati a combattere.

Da segnalare anche un servizio sullo “spettro di un’invasione cinese” che aleggia su Taiwan, evocato dall’invasione russa in Ucraina. 

El Pais

El Pais indirizza il suo sguardo sulle pesanti conseguenze economiche della guerra in Ucraina, che stanno pesando sempre di più sui Paesi occidentali. “Paura dell’economia di guerra”, dice il titolo di apertura di un servizio che descrive una preoccupante realtà il cui impatto ricade direttamente sui consumatori: “Gas e petrolio impazziscono dopo la minaccia di embargo alla produzione russa, la luce brucia il suo massimo storico, le Borse internazionali soffrono scossoni dovuti all’incertezza” causata dal conflitto.

“Il rischio di un impatto negativo sull’economia globale della guerra in Ucraina era sul tavolo anche prima che Vladimir Putin ordinasse l’invasione del Paese, il 24 febbraio, quando aveva accumulato quasi 200.000 soldati al confine.

Un giorno dopo l’invasione russa, la Commissione Europea ha calcolato il colpo alla crescita all’1%, con un aumento dell’inflazione di un punto nel peggiore dei casi (quando la previsione di crescita del Pil era del 4%). Ma potrebbero essere calcoli obsoleti se la guerra si trascinasse per diversi mesi”, scrive El Pais in un editoriale intitolato inequivocabilmente “Tempi duri”.

In questo quadro, il governo spagnolo “sollecita le parti sociali a un patto sui salari”, riferisce il quotidiano, che mette in rilievo anche la visita del premier Sanchez a una base militare in Lettonia per “rafforzare il suo sostegno alla Nato”. Il giornale non trascura, naturalmente, l’orrore dei bombardamenti russi che continuano a causare vittime tra i civili ucraina e pubblica la drammatica fotografia di un cadavere accanto a una bicicletta: “Morte e distruzione alle porte di Kiev”, dice il titolo. 

Frankfurter Allgemeine Zeitung

Secondo le Nazioni Unite, più di 1,7 milioni di persone sono già fuggite dall’Ucraina e la maggioranza, il 60%, sono state accolte in Polonia: su questo titola in apertura la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che conferma la sua particolare attenzione al problema dei rifugiati. In evidenza sul giornale tedesco anche la presa di posizione del cancelliere federale Olaf Scholz contro l’embargo sul petrolio russo proposto dagli Usa.

Scholz, riferisce la Faz, “vede l’approvvigionamento energetico dell’Europa a rischio se l’Occidente decide di interrompere le importazioni di petrolio e gas russi”, perché “al momento non c’è altro modo per garantire la fornitura di energia in Europa”, che è “di fondamentale importanza per i servizi di interesse generale e per la vita quotidiana dei nostri cittadini”.

In un editoriale, il quotidiano denuncia poi, con forza, la censura sulla stampa imposta da Putin con un rigore che non ha precedenti nemmeno nei lontani anni dell’Urss e della guerra fredda: “La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha un proprio corrispondente a Mosca dal 1956. Il suo lavoro non è mai stato facile. Fino alla caduta dell’Unione Sovietica, i giornalisti stranieri non potevano muoversi liberamente per il Paese. Sono stati osservati, intercettati, convocati. A volte hanno dovuto aspettare il visto. Ma anche nel bel mezzo della Guerra Fredda, i comunisti al Cremlino non dicevano ai giornalisti stranieri cosa scrivere. Il regime di Putin, che ha recentemente allineato i media russi, non si tira più indietro”, scrive la Faz. 

China Daily

La Cina “è pronta a continuare a svolgere un ruolo costruttivo nella crisi ucraina in corso per facilitare il dialogo per la pace e lavorerà insieme ad altri membri della comunità internazionale quando necessario per svolgere la necessaria mediazione”, scrive il China Daily, che fa delle dichiarazioni del ministro degli Esteri Wang Yi il titolo principale sull’Ucraina. Pechino ha ribadito la sua esortazione alla “comunità internazionale perché faciliti colloqui di pace tra Russia e Ucraina per attenuare il conflitto tra loro e adoperarsi per evitare il verificarsi di una massiccia crisi umanitaria in Ucraina”.

Occorrono, ha detto Wang Yi ha chiesto “calma e razionalità”, e ha ribadito che “non importa quanto precaria possa essere la situazione internazionale, il partenariato strategico globale Russia-Cina sarà portato avanti”. Il ministro ha parlato a margine della sessione di lavori del Congresso del popolo, il parlamento cinese, cui il giornale dedica l’apertura e i servizi di maggiore evidenza.

Ieri Xi si è soffermato sul ruolo delle forze armate, e nel suo discorso, che ha il titolo principale, ha ribadito che l’apparato militare deve essere gestito secondo la legge e che il suo scopo è l’esigenza di  Il presidente Xi Jinping ha sottolineato lunedì che la gestione dell’esercito secondo la legge “è un fattore cruciale nella spinta alla modernizzazione del Paese”, in cui l’esercito deve essere “il garante dello stato di diritto nella difesa nazionale”. 

Quotidiano del Popolo

L’intervento del ministro cinese degli Esteri Wang Yi a margine della sessione dei lavori del Congresso del popolo, il Parlamento della Repubblica Popolare, viene impostato sul People’s daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, in chiave generale e non centrato specificamente sull’Ucraina: “La Cina promuove la cooperazione e il dialogo mentre aumentano le incertezze globali”, dice il titolo.

Il giornale scrive che “di fronte a profondi cambiamenti mai visti in un secolo, la Cina invita i Paesi del mondo a rimanere impegnati a cessare i conflitti attraverso i negoziati, a risolvere le controversie attraverso il dialogo e ad aumentare la fiducia reciproca attraverso la cooperazione”.

Confermata la disponibilità a mediare tra Mosca e Kiev e ribadita la volontà di “approfondire il partenariato strategico globale Cina-Russia di coordinamento per una nuova era”, viene messo l’accento sulla “iniziativa in sei punti” presentata dal ministro per “prevenire una crisi umanitaria su larga scala in Ucraina”, inclusa la “garanzia che le operazioni umanitarie rispettino il principio di neutralità e imparzialità, prestando piena attenzione agli sfollati in e dall’Ucraina e sostenendo il coordinamento delle Nazioni Unite ruolo nella canalizzazione degli aiuti umanitari e il lavoro del coordinatore delle crisi delle Nazioni Unite per l’Ucraina”. L’apertura, inevitabilmente, è per il discorso di Xi sul rispetto della legalità che deve improntare la gestione delle forze armate, la cui principale funzione consiste nel tutelare lo stato di diritto.