Sfogliamondo: l’iniziativa del Cremlino nel Donbass è un rebus difficile da decifrare

AGI – L’Ucraina domina le prima pagine dei maggiori quotidiani internazionali. Dalla lettura si ricava l’impressione che il senso effettivo e la reale portata della mossa di Putin rimangano ancora da decifrare, non solo per i giornalisti ma anche per le cancellerie occidentali. Un aspetto che viene ben illuminato dal ‘Washington Post’, ma anche da altri giornali.

Pochi si esercitano su scenari di tipo militare, mentre sono interessanti le analisi economiche che si trovano in particolare sul ‘Financial Times’. Come si vede dalla nostra panoramica, poi, se tutte le testate aprono con l’Ucraina non tutte danno alla notizia dell’invio di truppe nel Donbass il medesimo rilievo, valorizzando altri temi, come fa ‘Le Monde’ con l’inchiesta sul Credit Suisse, o ‘El Pais’ con la spaccatura del Partito popolare.

Washington Post

“Putin invia truppe nell’Ucraina orientale”, titola a tutta pagina il ‘Washington Post’. E questa è la notizia secca, il dislocamento di reparti corazzati nella regione del Donbass, dopo il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche filorusse di Donetsk e Luhansk da parte del capo del Cremlino. Altra cosa, sottolinea il giornale, è se definire questa mossa un’invasione o no. Perché non tutti nell’amministrazione Biden, stando alla ricostruzione del quotidiano, sono concordi su questo punto: fatto sta che al momento le sanzioni imposte come immediata risposta americana sono minori, sostanzialmente solo il divieto di investimenti e commercio degli Stati Uniti nei territori separatisti del Donbass. Fonti dell’amministrazione hanno assicurato che nuove sanzioni saranno decise oggi, tuttavia quelle appena annunciate “sono diverse da quelle molto più grandi che Biden aveva minacciato se Putin avesse invaso l’Ucraina”, sottolinea il ‘Post’, che ha raccolto la valutazione di Ian Bremmer, presidente dell’Eurasia Group, una società di consulenza per la sicurezza globale: a suo avviso le azioni di Putin hanno seguito una certa logica, che gli ha permesso di fare una mossa contro l’Ucraina e nel contempo di spiazzare l’Occidente lasciandolo nell’incertezza sul fatto che fosse abbastanza grave da meritare una risposta dura. Lo zar, insomma, ha sì fatto un passo dentro il territorio ucraino ma è riuscito anche a smentire le previsioni occidentali di un’invasione su vasta scala e di un attacco fronte contro Kiev. Altro tema forte sulla prima pagina è il Covid. Un servizio racconta le ansie dei genitori di bambini con meno di 5 anni di età, che attendono la decisione delle autorità sanitarie sulla vaccinazione in questa fascia di età, molto colpita dal virus con 1,9 di casi registrati dal Cdc e 307 morti. Un altro titolo è per l’allarme sull’uso degli enormi fondi, 6 trilioni di dollari, stanziati dal governo per l’emergenza pandemica: si moltiplicano le truffe nell’accesso agli aiuti. Esempi più recenti: in Connecticut un uomo ha ottenuto 4 milioni di dollari e li ha spesi in automobili di lusso, in New Jersey una donna si è inventata lavoratori dipendenti inesistenti e così ha riscosso un milione di dollari, in Florida una ditta fantasma ha ricevuto 800.000 dollari. Da leggere, infine, un bel reportage di Chico Harlan da Srebrenica, dove tra i serbi dilaga il negazionismo sul massacro di oltre 7.000 musulmani consumato durante la guerra di Bosnia.

New York Times

Putin con “un discorso aggressivo” ha rivendicato che l’Ucraina “è parte della Russia” e ha così accennato a “più vasti disegni” che non la semplice annessione di fatto del Donbass: questa l’interpretazione del New York Times degli ultimi sviluppi che “pongono agli Stati Uniti e all’Europa la sfida di decidere con quanta rapidità imporre rigide sanzioni a Mosca, cercando di bilanciare ritorsione, deterrenza e mantenimento dell’unità tra gli alleati”. Un quadro in cui, sottolinea il Nyt, “la reazione iniziale del presidente Biden è stata cauta, limitata a disporre una serie ristretta di sanzioni rivolte alle due regioni dell’Est Ucraina” la cui autoproclamata indipendenza è stata riconosciuta da Putin. Il giornale pubblica anche un lungo retroscena in cui ricostruisce come sono stati vissuti all’interno della Casa Bianca queste giornate di tensione internazionale: secondo il Nyt, l’opzione di inviare truppe americane non è stata mai sul tavolo, e tra le preoccupazioni maggiori dei più stretti collaboratori del presidente c’è stata sì l’esigenza di tenere uniti gli alleati, ma anche l’incertezza sull’atteggiamento che i Repubblicani in Congresso assumerebbero davanti alle decisioni di Biden in risposta a Mosca. A centro pagina, un articolo fa il punto sulle difficoltà degli agricoltori neri a ottenere gli aiuti, in totale 4 miliardi di dollari, loro destinati dall’imponente legge di sostegno all’economia Usa varata dall’amministrazione Biden con una dotazione di 1,9 trilioni di dollari.

Wall Street Journal

Quali sono le mire che si nascondono dietro il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche filorusse nel Donbass e l’invio di truppe in quella regione dell’Ucraina orientale annunciati ieri da Putin? E’ la domanda alla quale il Wall Street Journal cerca di rispondere con una lunga analisi. “Il vero gioco di Putin, disfare gli accordi post guerra fredda che hanno umiliato la Russia”, dice il titolo. “L’attenzione del mondo è sull’Ucraina orientale, dove ruotano le forze di Mosca. Eppure le ambizioni del presidente russo Vladimir Putin vanno ben oltre. Vuole rinegoziare la fine della Guerra Fredda”, ossia “ridisegnare la mappa della sicurezza dell’Europa”, scrive il Wsj, secondo cui “ul discorso di un’ora e le richieste che ha fatto agli Stati Uniti nel preludio alla crisi, rivelano come la visione del futuro di Putin cerchi in molti modi di ricreare il passato”. Nella parte bassa della prima pagina, da segnalare due titoli: uno finanziario, sul travaso di capitali dal mercato obbligazionario a quello azionario, piuttosto sorprendente in una fase di volatilità dei mercati, e l’altro economico, sulle difficoltà delle piccole imprese strette tra l’impennata dell’inflazione e i ritardi nelle forniture.

Financial Times

Apertura sui fatti, ossia il riconoscimento delle repubbliche filorusse autoproclamate di Donetsk e Luhansk e invio di truppe nel Donbass, ma dovizia di analisi e schede sul Financial Times che offre ai suoi lettori uno scenario a tutto tondo dopo le ultime mosse di Putin. Da un lato, le forze armate russe “sul piede di guerra” in una regione che è al centro di una disputa annosa che Ft ricostruisce dettagliatamente per spiegare “perché Putin mira al Donbass”, il territorio ucraino teatro di un conflitto cui, sulla carta, hanno posto fine gli accordi di Minsk del 2014 e da allora oggetto di continui e reciproci rinfacci tra Kiev e Mosca, che si accusano vicendevolmente di averli violati. Dall’altro, le ricadute sui mercati, che sono molteplici. Intanto, la Borsa di Mosca precipita dell’11% con un crollo che costa miliardi agli oligarchi. Poi, il prezzo del petrolio che schizza verso l’alto, raggiunge i massimi da sette anni a questa parte e si avvicina alla soglia dei 100 dollari al barile. E ancora, il prezzo che le compagnie petrolifere e i fornitori di materie prime pagheranno per le sanzioni economiche occidentali contro Mosca. In prima pagina resta spazio per la notizia dei nuovi piani di Virgin Hyperloop: farà del cargo la sua attività principale ritirandosi progressivamente dal trasporto passeggeri, e il riassetto comporterà il taglio di metà del personale.

The Times

Il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche filorusse di Donetsk e Luhansk e l’invio di “una forza di pace” nel Donbass costituiscono “un’invasione di fatto dell’Ucraina”: così la vede il ‘Times’, che come tutti i maggiori quotidiani internazionali centra la sua prima pagina sugli ultimi sviluppi della crisi. La prospettiva è ovviamente britannica, con spazio alle dichiarazioni del premier Boris Johnson, che parla di “flagrante violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina”, e di “pessimo segnale”. Il governo ha riunito il comitato di emergenza Cobra per decidere la risposta a Mosca, che consisterà in sanzioni economiche da coordinare con quelle degli alleati occidentali. L’Ucraina ruba un po’ l’attenzione a quella che sarebbe stata la notizia del giorno per il Regno Unito, ossia la fine di tutte le restrizioni anti Covid, con annesso stop alla distribuzione domiciliare gratuita dei kit per i tamponi.

Le MONDE

Con un’edizione evidentemente chiusa prima del discorso di Putin e del suo annuncio di invio di truppe nel Donbass, ‘Le Monde’ titola in prima pagina con un “ultima chance per la diplomazia” ormai superato dai fatti. Quel che si segnala sul quotidiano francese, invece, è lo scoop messo a segno in pool con altre 47 testate giornalistiche di tutto il mondo sul Credit Suisse, cassaforte di dittatori, mafiosi, faccendieri di ogni sorta: migliaia i conti aperti con fondi “sospetti di provenienza criminale” ma sulla cui origine è impossibile indagare a causa delle norme svizzere sul segreto bancario.

Le Figaro

‘Le Figaro’ impagina le notizie sull’Ucraina con un titolo centrato su Vladimir Putin che “silura gli sforzi per la pace”. La mossa annunciata ieri dal capo del Cremlino, secondo il quotidiano francese, “seppellisce gli accordi di Minsk” sul Donbass, accresce i rischi di guerra e “distrugge i tentativi di mediazione di Emmanuel Macron”, che si era speso, anche come presidente di turno dell’Ue, per un incontro tra Putin e Biden. Il quotidiano sottolinea che l’Onu e “la maggioranza dei membri del Consiglio di sicurezza” hanno condannato il riconoscimento russo delle autoproclamate repubbliche del Donbass. In evidenza anche le elezioni presidenziali francesi, con i candidati Marine Le Pen, Eric Zemmour e Jean-Luc Melenchon, a caccia di sponsor: non sono ancora riusciti a raccogliere le firme di 500 eletti necessarie per formalizzare le loro candidature.

El Pais

Sono cauti i toni di ‘El Pais” sull’Ucraina: secondo il titolo del giornale spagnolo “Putin aggrava la crisi inviando truppe nell’Est” del Paese. Il giornale scrive che l’Ue ha già annunciato sanzioni economiche in risposta al riconoscimento russo delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk nel Donbass, ma la notizia non viene sparata a tutta pagina. Occupa sì l’apertura, ma si divide la fascia alta della prima pagina con il caos del Partito popolare, precipitato nella guerra di tutti contro tutti dopo le elezioni regionali in Castiglia e Leon dove si è presentata l’ipotesi di un’alleanza con i neofranchisti di Vox per formare il governo. La politica interna, anzi, a farne una questione di centimetri, ha maggior spazio dell’Ucraina: segno che nella valutazione del giornale è la notizia più importante. “Casado apre la strada per misurare la sua forza nel partito”, dice il titolo sulla convocazione, decisa dal contestato leader popolare, di un direttivo che dovrà decidere sulla convocazione di un congresso, sollecitata da molti colonnelli, che invocano le sue dimissioni. In risalto anche la notizia che la Chiesa spagnola ha avviato una sorta di ‘audit’ su come sono stati gestiti dalle gerarchie cattoliche i casi di abusi sessuali commessi dai sacerdoti: è stata incaricata una commissione di avvocati, che svolgerà un’indagine indipendente.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

“La guerra potrebbe iniziare a qualsiasi ora. L’esercito invasore che il Cremlino ha schierato in Ucraina non ha più bisogno di ulteriori preparativi per colpire. Le truppe ausiliarie di Putin nel Donbass stanno già sparando. Il presidente russo ha anche assunto personalmente il lavoro preparatorio della propaganda (“genocidio”) alla presenza del Cancelliere federale. Il fatto che Putin abbia ora seppellito anche l’accordo di Minsk è un altro colpo alla diplomazia dell’ultimo minuto con cui gli alleati occidentali stanno cercando di dissuadere il Cremlino dal suo corso bellico”: così scrive in un editoriale la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che invoca una risposta più ferma dell’Occidente perché adesso “non ci sono più dubbi su con chi si abbia a che fare al Cremlino”, e quindi bisogna pensare a forme di deterrenza più efficaci, “compreso il nucleare”. Un titolo sulla fine delle restrizioni anti Covid in Gran Bretagna guarda però in casa propria, cioè al dibattito in corso da tempo nella politica tedesco sull’allentamento delle misure. Un servizio riferisce del nuovo corso che il presidente della Repubblica Steinmeier, appena rieletto, vuole imprimere al suo secondo mandato. E il segnale è che ha scelto una donna, la prima, a capo dello staff del castello di Bellevue, la residenza presidenziale a Berlino.

China Daily

Ucraina in prima pagina anche sulla stampa cinese, che riporta le notizie ma mette l’accento, ovviamente, sulla posizione di Pechino. Il ‘China daily’ scrive che “’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite ha chiesto una soluzione diplomatica e mezzi pacifici per risolvere le controversie internazionali”. La Cina, ha detto il rappresentante all’Onu, Zhang Jun, nella riunione del Consiglio di sicurezza ieri sull’Ucraina, ritiene che “al momento, tutte le parti interessate devono esercitare moderazione ed evitare qualsiasi azione che possa alimentare le tensioni”.

Quotidiano Del Popolo

La Cina, nella seduta del Consiglio di sicurezza dell’Onu sull’Ucraina, non si è associata alla condanna della decisione di Putin di riconoscere le autoproclamate repubbliche russofone di Donetsk e Luhansk nell’Ucraina orientale, e lo sottolinea tacitamente il People’s daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, che titola sull’intervento dell’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite: “L’inviato ha sottolineato che l’attuale situazione in Ucraina ‘è il risultato di molti fattori complessi. La Cina decide sempre la propria posizione in base al merito della questione stessa’”. Pragmatismo diplomatico, culminato quindi non in una condanna della Russia ma nell’enunciazione del principio secondo cui “tutti i Paesi dovrebbero risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici in linea con le finalità e principi della Carta delle Nazioni Unite”. Sul ‘quotidiano del popolo’ può leggersi anche un editoriale di malcelato compiacimento su un articolo con cui il Wall Street Journal, solitamente critico con la Cina, ha recentemente dato atto dei risultati della “dinamica politica zero-Covid” di Pechino: “Mentre l’articolo in sé merita sicuramente di essere studiato e potrebbe offrire una guida all’Occidente per uscire dalla palude della pandemia, anche ciò che c’è dietro la ‘svolta anormale’ della posizione del Wall Street Journal sulla Cina è un punto su cui vale la pena riflettere”, rileva il giornale con circospetta soddisfazione.