Sfogliamondo: petrolio e gas dominano le prime pagine internazionali

AGI – Petrolio e gas dominano le prime pagine internazionali. Petrolio su quelle americane, con la decisione di Biden di attingere alle riserve strategiche di greggio che viene valutata come mossa soprattutto di politica interna, volta a far calare il prezzo della benzina prima delle elezioni di metà mandato. Gas su quelle europee, con il muro contro muro tra Putin e l’Europa sul pagamento in rubli, a pena dell’interruzione delle forniture.  

Washington Post

Il titolo di apertura del Washington Post è per le cronache dal campo di battaglia (“Stabilito un cessate il fuoco per la devastata Mariupol”) ma in prima pagina ha risalto il rilascio di un milione di barili di petrolio al giorno dalle riserve strategiche americane per 180 giorni annunciato da Biden “che apre i rubinetti per contenere i prezzi della benzina”. Si tratta, nota il giornale, “del più grande rilascio negli oltre 46 anni di storia della riserva” e la sua durata semestrale “è un’indicazione che l’amministrazione Biden prevede un conflitto prolungato in Ucraina”.

Il giornale sottolinea che la mossa è giocata prevalentemente sul tavolo della politica interna, dove il presidente appare “sotto pressione” e ha necessità di “dimostrare che sta contrastando gli aumenti della benzina”.

Il quotidiano descrive un quadro in cui “i democratici sono sempre più preoccupati che l’inflazione in generale, e gli alti prezzi del gas in particolare, possano danneggiarli gravemente alle elezioni di medio termine di novembre, quando sarà in gioco il controllo del Congresso”, mentre “i repubblicani stanno cercando di dipingere un’America che è caduta nel caos sotto Biden, dall’aumento della criminalità all’aumento dell’immigrazione, alle scuole in difficoltà fino all’aumento vertiginoso dei prezzi”.

Per questo, “cercando di dirottare la rabbia degli elettori” verso altri bersagli, nel suo discorso ha accusato Putin di aver lanciato la guerra contro l’Ucraina e “le compagnie petrolifere di aver tenuto ferme le perforazioni di ricerca, lasciando terre insondate”, e ha chiamato in causa anche “la rapida ripresa del Paese dalla pandemia che ha innescato una torrenziale domanda di carburante”.

In un’analisi, il Post rileva che “il rublo e il sistema bancario russo stanno mostrando continui segni di ripresa dopo il colpo iniziale delle sanzioni, poiché Mosca fa affidamento sulle esportazioni di energia e sui controlli valutari per proteggere in parte l’economia nazionale”. 

New York Times

L’immissione sul mercato di 180 milioni di barili di petrolio delle riserve americane annunciata da Biden “nel tentativo di tagliare i prezzi della benzina” è l’apertura del New York Times. La decisione, sottolinea il giornale, giunge “quando manca meno di un mese alle elezioni di metà mandato” e la benzina è un tema caldo per gli elettori come sa bene lo stesso presidente, che ieri ha ricordato di essere nato, come molti americani, in una famiglia in cui quando la benzina aumentava se ne parlava a tavola.

“Biden ha pochi strumenti per controllare i prezzi delle materie prime fissati sui mercati globali, quindi attinge alle riserve strategiche di petrolio”, spiega il Nyt, e osserva che “molto probabilmente la mossa avrà un impatto modesto perché non può sopperire a tutto il petrolio, gasolio e altri combustibili che la Russia non è più nelle condizioni di vendere al mondo”.

Infatti, il piano di Biden “di rilasciare un milione di barili di petrolio al giorno per 180 giorni, rappresenterebbe circa il 5% della domanda americana e l’1% della domanda globale. Per contestualizzare, le esportazioni di petrolio russe sono in calo di circa tre milioni di barili al giorno”. In prima pagina anche un reportage che descrive il clima di diffidenza e sospetto tra gli abitanti di Leopoli, dove “ogni straniero viene guardato come una potenziale spia russa”:  

Wall Street Journal

La decisione di Biden di “spillare petrolio per ridurre i prezzi alla pompa”, come dice il titolo in prima pagina, è in evidenza sul Wall Street Journal. L’effetto immediato è stato che ieri, dopo l’annuncio del presidente Usa sul rilascio di 180 milioni di barili dalle riserve strategiche, è stato che “i prezzi del greggio negli Stati Uniti sono scesi di circa il 7%, ma resta da vedere l’effetto sui prezzi al dettaglio della benzina, che sono in ritardo rispetto al mercato del greggio”, osserva il Wsj, che in un commento dell’editorial board sottolinea come la mossa sia “strategica politicamente”, dato che incombono le elezioni di metà mandato.

Il quotidiano segnala inoltre che, proprio ieri, l‘Opec ha comunicato che si atterrà al piano di produzione concordato con Mosca (che dell’Organizzazione fa parte), e che dunque l’output aumenterà solo della modesta quantità di 432.000 barili al giorno.

“L’amministrazione Biden ha chiesto ripetutamente all’Opec di aumentare la produzione ancora più velocemente, senza alcun risultato”, ricorda il quotidiano, e aggiunge che la mossa di Biden “si è attirata le critiche da parte dell’industria petrolifera, affidate a una nota di Mike Sommers, capo dell’American Petroleum Institute.

“La cosa migliore che la Casa Bianca può fare in questo momento è rimuovere le barriere agli investimenti nella produzione di energia e nelle infrastrutture americane. Purtroppo, oggi abbiamo sentito segnali più contrastanti sullo sviluppo di gas naturale e petrolio americani a prezzi accessibili, affidabili e sicuri”. In prima pagina anche la notizia che le forze russe hanno perso il controllo di Cernobyl.  

Financial Times

Due notizie legate alla guerra in Ucraina e di rilevante peso economico sono sulla prima pagina del Financial Times: il rilascio di 180 milioni di barili di petrolio delle riserve strategiche americane ordinato da Biden nel tentativo di raffreddare i prezzi del greggio, e l’analisi del Fondo monetario internazionale secondo cui le sanzioni contro la Russia potrebbero intaccare il dominio del dollaro sui mercati.

La Casa Bianca ha sottolineato che la decisione del presidente è di portata “senza precedenti”, e il quotidiano osserva che Biden “sta subendo critiche ed è in calo nei sondaggi a causa dell’aumento del prezzo della benzina, saliti del 50% nell’ultimo anno per raggiungere un livello record”.

Ft non lo dice, ma nella politica americana è nozione condivisa che se aumenta la benzina gli elettori danno la colpa al presidente. E le elezioni di metà mendato si avvicinano. In un’analisi il giornale sottolinea che il rilascio delle riserve fa seguito al fallimento dei tentativi americani di convincere Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, suoi principali alleati nel Golfo, ad aumentare la loro produzione di petrolio per far scendere i prezzi.

Il giornale mette in evidenza anche le previsioni di Gita Gopinath, vice direttore del Fmi, secondo cui le sanzioni economiche contro la Russia indeboliranno il dollaro e produrranno nel medio termine “un sistema monetario più frammentato”. Peraltro Mosca, osserva Ft, “stava da tempo cercando di ridurre la sua dipendenza dal dollaro, un processo già accelerato dalle sanzioni subito dopo le sanzioni imposte dagli Usa per l’annessione della Crimea nel 2014”. 

The Times

“La Gran Bretagna è preoccupata che Stati Uniti, Francia e Germania spingeranno l’Ucraina ad ‘accordarsi’ e fare concessioni significative nei colloqui di pace con la Russia”, scrive il Times, che mette in prima pagina indiscrezioni ricevute al riguardo da “una fonte governativa di alto livello”. A Downing Street si comincia a pensare che “gli alleati siano troppo ‘desiderosi’ di un rapido accordo di pace”, che invece per Londra dovrebbe essere raggiunto “solo quando l’Ucraina è nella posizione più forte possibile”.

Il giornale ricorda che in una telefonata nel fine settimana, Boris Johnson ha avvertito il presidente ucraino Zelensky “che il presidente Putin è un ‘bugiardo e un prepotente’ che usa i discorsi per ‘sfinirti e costringerti a fare concessioni’.

Si ritiene inoltre – aggiunge il Times – che Zelensky abbia sollevato preoccupazioni sull’andamento dei colloqui e sul fatto che Mosca li stesse sfruttando per riposizionare e rafforzare le sue forze”. L’Ucraina occupa la parte bassa della prima pagina, perché l’apertura è per uno scandalo domestico: uno dei college dell’università di Oxford “ha tacitato una studentessa che aveva denunciato di essere stata stuprata” nel suo alloggio universitario.  

Le Monde

L’energia è diventata il principale terreno del duro confronto tra l’Occidente e la Russia innescato dalla guerra in Ucraina, e Le Monde lo segnala nel suo titolo di apertura: “Gas e gasolio: le trappole della dipendenza europea”. Mentre Putin insiste sulla richiesta di pagamento in rubli, a partire da oggi, l’Europa si affanna a cercare alternative alle forniture russe. Ma “per ora il gas del Qatar non si è dimostrato una soluzione”, e Blinken “si è recato in Algeria per sondare il terreno di una possibile cooperazione sugli idrocarburi”.

Alle viste non ci sono soluzioni immediate. Il quotidiano si concentra nel suo editoriale sulla Germania, il Paese più esposto dato che importa da Mosca il 55% del suo fabbisogno di gas: “Quello che per due decenni a Berlino era stato percepito come un mercato vantaggioso per tutti, anche dal punto di vista geopolitico, si è rivelato con l’aggressione russa all’Ucraina non solo una formidabile leva per Mosca sull’Europa, ma anche una vera e propria bomba economica e sociale a orologeria”.

Scholz per ora “sembra cercare di guadagnare tempo”, ma, rileva Le Monde, “questa non è solo una questione tedesca. Il peso dell’economia tedesca in Europa e l’integrazione delle economie dell’Ue significa che la rapidità della reazione di Berlino alla rinuncia al gas russo riguarda tutti i suoi partner europei. La possibile prospettiva di dover gestire un’economia di guerra richiede un coordinamento e una solidarietà europea almeno equivalente a quella attuata per fronteggiare gli effetti della pandemia di Covid-19”. 

Le Figaro

“Consegne di gas: il ricatto di Putin”. Con questo titolo, Le Figaro mette in prima pagina il complicato braccio di ferro tra Europa e Mosca e la minaccia del capo del Cremlino di chiudere i rubinetti se da oggi i pagamenti non avverranno in rubli. Ma “la Francia e la Germania non intendono pagare che in euro o dollari”. Un muro contro muro che potrebbe portare a un’interruzione delle forniture, tanto che, riferisce il giornale, “il governo francese sta lavorando a un piano d’emergenza per proteggere i settori sensibili”.

L’apertura del quotidiano è però sulle presidenziali francesi: “Covid e Ucraina, elezioni soffocate dalle crisi”. Il titolo regge uno studio commissionato da Le Figaro alla Fondazione per l’innovazione politica (Fodapol), da cui risulta da un lato che le emergenze favoriscono il presidente in carica e dall’altro che “la campagna elettorale ha rivelato una profonda crisi della politica francese”. Tanto che “il voto di protesta raggiunge una consistenza mai vista dalle elezioni presidenziali del 1965”. 

El Pais

Il tema del gas è in primo piano su El Pais, che apre con la richiesta del governo spagnolo all’Ue di autorizzare il patto tra Spagna e Portogallo per fissare un tetto al prezzo del gas, il che consentirebbe di limitare i pesanti rincari delle bollette elettriche, riducendoli fino alla metà.

Se ne era parlato all’ultimo Consiglio europeo, alla presenza di Biden giovedì scorso, ma “ora la proposta comincia a prendere corpo” e i governi dei due Paesi hanno presentato all’Ue i documenti del loro piano per limitare il prezzo massimo del gas per gli impianti di produzione di energia elettrica —impianti a ciclo combinato e cogenerazione — a 30 euro per megawattora (MWh), contro i 120 euro di oggi. Si profila un “arduo negoziato con la commissione”.

I premier spagnolo Pedro Sanchez e portoghese Antonio Costa “hanno lasciato intendere nella scorsa settimana che la proposta inviata a Bruxelles non comporterebbe un aumento del deficit tariffario né inciderebbe sui conti pubblici: verrebbe assorbita, dicono, dal sistema”, scrive El Pais, che sottolinea come quello dei conti non sia l’unico aspetto al vaglio delle autorità europee. 

“A Bruxelles si teme anche che se il provvedimento sarà attuato e riuscirà ad abbassare il prezzo dell’elettricità per i consumatori spagnoli e portoghesi, altri Paesi faranno pressioni per seguire le loro orme. Un effetto cascata che lascerebbe in una posizione complicata Germania e Olanda, le due nazioni più rigoriste e avverse a qualsiasi proposta che implichi una modifica del funzionamento del mercato comune dell’energia. La Commissione Europea cercherà di evitare questo scenario con tutti i mezzi”. 

Frankfurter Allgemeine Zeitung

 Il braccio di ferro sul gas resta il tema d’apertura per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, che titola sulla decisione ribadita ieri dal capo del Cremlino: “Putin vuole che il gas russo venga pagato su conti in rubli”. Tuttavia, non è ben chiaro cosa ciò voglia dire: “C’è confusione nella disputa sul gas con la Russia. Putin minaccia di interrompere le consegne, ma i paesi europei potrebbero aggirarlo”, sintetizza il giornale.

Finora, spiega la Faz, le società energetiche europee hanno trasferito i pagamenti in euro su conti in euro presso banche russe. Ora potrebbero dover mantenere conti in rubli presso la stessa banca, in modo che da questi che su questi conti i pagamenti in euro siano convertiti in valuta russa e quindi girati a Gazprom. Ad ogni modo, la richiesta di Putin è stata respinta dal cancelliere tedesco Olaf Scholz che ha fatto riferimento ai contratti esistenti nei quali è previsto che il pagamento avvenga in euro o in dollari, e ha detto che “questo rimarrà il caso”.

Intanto, Berlino sta lavorando “a pieno ritmo” per ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche russe. In un editoriale, il quotidiano ragione sulle notizie dell’intelligence Usa secondo cui nel cerchio dei più stretti collaboratori di Putin si comincerebbero ad aprire crepe per il cattivo andamento della guerra.

Potrebbe darsi, concede la Faz, che però osserva: “È probabile che a Mosca sia cominciata la caccia ai responsabili, ma Vladimir Putin ha fatto in modo che nessuno vicino a lui potesse dire in modo credibile che non c’era. L’intera élite del potere di Mosca è quindi nella sua stessa barca. È perciò del tutto possibile che, nonostante le tensioni interne, la leadership russa sia attualmente più unita di fronte alle pressioni esterne di quanto non fosse prima della guerra”. 

China Daily

L’inchiesta parlamentare avviata ieri dalla Duma russa “sui laboratori biologici controllati dagli Stati Uniti in Ucraina” è una delle notizie in evidenza sul China Daily. Una commissione della Camera bassa di Mosca ha insediato ieri quattro gruppi di lavoro e “ha ascoltato le informazioni del ministero della Difesa russo sull’indagine sulla ricerca biologica da parte di specialisti americani in Ucraina”, riferisce il giornale, che riporta le dichiarazioni di Irina Yarovaya, copresidente della commissione e vicepresidente della Duma.

La deputata ha sostenuto che “durante l’operazione militare speciale della Russia, sono state rivelate le pericolose attività biologiche degli Stati Uniti sul territorio dell’Ucraina”, e che si tratta di “attività segrete controllate dal Dipartimento della Difesa Usa, con segnali di sviluppo di armi biologiche”, cosa “pericolosa sia per la Russia che per la stessa Ucraina”. Yarovaya ha inoltre sottolineato che tra gli oggetti d’indagine della commissione c’è “il coinvolgimento di Hunter Biden nel progetto in Ucraina”.

Il giornale ricorda in proposito che la scorsa settimana il ministero della Difesa russo ha accusato il fondo di investimento Rosemont Seneca, attualmente gestito dal figlio del presidente degli Stati Uniti, di aver finanziato il programma biologico militare del Pentagono in Ucraina. 

Quotidiano del Popolo

Nuova Delhi ha ricevuto negli ultimi due giorni le visite del vice consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Daleep Singh, e del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: quella che il governo indiano ha definito “una coincidenza” viene invece sottolineata dal People’s Daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, secondo cui i quasi simultanei arrivi di Singh e Lavrov “dimostrato come l’insistenza dell’India sull’autonomia strategica nel conflitto Russia-Ucraina abbia conferito al Paese lo status attuale in cui sia gli Stati Uniti che la Russia si consultano con esso attivamente, consentendo all’India di massimizzare i suoi interessi in questa questione controversa di attenzione internazionale”.

Una situazione “confortevole” che secondo il giornale dovrebbe incoraggiare l’India “a mantenere la sua autonomia strategica e a riconsiderare quanto avvicinarsi agli Stati Uniti negli affari indo-pacifici, poiché il costo di essere un partner più vicino potrebbe comportare una maggiore pressione sull’India su questioni su cui New Delhi non voglia prendere posizione”.

Un’analisi che riflette l’interesse di Pechino che l’India non sposti tutto il suo peso da una parte della bilancia alterando così gli equilibri nello scacchiere dell’Asia-Pacifico. Non manca neppure oggi su quotidiano l’editoriale contro gli Usa e la loro “distruttiva mentalità da guerra fredda”.