Sfogliamondo: quanto saranno efficaci le sanzioni alla Russia?

AGI – Due interrogativi percorrono le prime pagine dei maggiori quotidiani internazionali: quanto saranno efficaci le sanzioni economiche occidentali per fermare l’espansionismo russo in Ucraina, e fino a dove potrà spingersi Putin nel suo progetto teso a ridefinire la mappa dei suoi confini.

Lo sguardo sulla situazione geopolitica che potrebbe cambiare gli equilibri in Europa si spinge su alcune testate, è il caso del New York Times e di Le Monde, fino alla Cina la cui ‘neutralità formale è di fatto un tacito appoggio per Putin. Ecco la panoramica dei giornali.

Washington Post

Tutta centrata sulla reazione di Usa e Ue all’accelerazione di Putin nel Donbass la prima pagina del ‘Washinton Post’. Il titolo di apertura, “L’Occidente srotola sanzioni contro la Russia”, regge l’articolo sul discorso di Biden, risposta a quello con cui il capo del Cremlino aveva annunciato il riconoscimento delle autoproclamate repubbliche filorusse nel Donbass e contestato il diritto stesso dell’Ucraina a esistere come nazione. Il presidente Usa ha spiegato che se Mosca andrà avanti, altre sanzioni economiche sono pronte, e ha assicurato che gli Usa difenderanno “ogni centimetro” del territorio dei Paesi della Nato. Ma l’Ucraina non lo è, e dunque le contromisure americane restano limitate al terreno economico. Come quelle europee, delle quali la più visibile è la decisione della Germania di congelare il gasdotto Nord Stream 2. La  forza di deterrenza delle sanzioni viene però messa in dubbio da molti analisti, sottolinea il ‘Post’: “Gli esperti – scrive il giornale – hanno descritto l’ondata iniziale di sanzioni europee – insieme a quelle annunciate martedì dagli Stati Uniti – come incrementale ed è improbabile che alteri i calcoli di Putin a breve termine”. Si profila dunque “una prolungata campagna di pressione”, afferma Julia Friedlander, senior fellow del Consiglio Atlantico e massima consigliera della Casa Bianca per le relazioni con l’Ue dal 2017 al 2019: a suo avviso, “anche se i governi occidentali imponessero sanzioni più pesanti nelle prossime settimane, potrebbero volerci mesi prima che qualsiasi misura abbia un impatto significativo sulla classe o sull’economia oligarchica russa”, perché dopo le penalizzazioni economiche adottate a seguito dell’annessione della Crimea, “Putin ha intrapreso uno sforzo per accumulare abbastanza valuta estera, oro e altri beni per sopravvivere all’esclusione dal credito e dai mercati occidentali, almeno temporaneamente”.  Sulla prima pagina hanno risalto anche due notizie che toccano il tema dei diritti civili. La prima, che ha il colonnino di apertura, è la condanna per crimini d’odio nel processo federale contro i tre bianchi già riconosciuti colpevoli di aver ucciso l’afroamericano Ahmaud Arbery il 23 febbraio 2020 vicino a Brunswick, in Georgia. Nel procedimento per omicidio, però, non era stato riconosciuto il movente razzista e quindi il processo federale assume una valenza politica: “Le condanne rappresentano una vittoria per il Dipartimento di Giustizia del presidente Biden, che ha promesso di perseguire in modo più aggressivo i crimini d’odio, e per i gruppi per i diritti civili che hanno chiesto una maggiore responsabilità negli attacchi di matrice razzista contro i neri e altre minoranze”, sottolinea il giornale. L’altra notizia è l’accordo tra le calciatrici della squadra nazionale femminile Usa e la Soccer Federation che garantirà la parità di retribuzione con la squadra maschile e comporterà il versamento degli arretrati, calcolati in 24 milioni di dollari. L’intesa mette fine a un braccio di ferro durato sei anni e chiude “un caso di discriminazione di genere che ha risuonato attraverso gli sport americani e oltre”, nota il ‘Post’

New York Times

Il New York Times offre il colpo d’occhio di quattro cartine per ricostruire le fasi dell’accerchiamento russo del Donbass e rendere con impatto immediato la riduzione del territorio ucraino che, nei disegni di Putin, dovrebbe creare un cuscinetto a protezione dei confini russi. Il capo del Cremlino “riscrive la storia”, osserva il giornale, che in un’analisi si chiede “chi scriverà il futuro dell’Europa”, continente dove risuona “l’eco dei giorni più bui”. La Russia di Putin, secondo il Nyt, “non ha pretese di ideologia globale. La Guerra Fredda dipendeva da sistemi chiusi; la tecnologia informatica ha posto fine a tutto ciò. Non ci sono i carri armati sovietici pronti a rotolare attraverso le pianure prussiane e assorbire tutta l’Europa in un impero totalitario. L’Armageddon nucleare non è sul tavolo. Eppure, forse per il modo in cui ha preparato il terreno per guerra su vasta scala, affermando che la Russia ha ‘tutto il diritto di prendere misure di ritorsione contro quella che chiamava una nazione fittizia guidata da usurpatori che sarebbero responsabili dello spargimento di sangue, la decisione di Putin sembra un punto di rottura che va oltre la sua annessione della Crimea nel 2014”. Sicché, “almeno per ora l’idea di una riconfigurata architettura della sicurezza europea è moribonda”. Ed è questo il vero nodo, secondo il quotidiano. Con la variabile della Cina, che a meno di un mese da patto di amicizia tra Xi e Putin ai giochi olimpici invernali di Pechino, ha evitato di condannare la Russia. Anche sul Nyt, come sul Washington Post, sono in evidenza l’accordo della nazionale di calcio femminile americana per la parità degli ingaggi con quella maschile, e il processo federale per l’omicidio dell’afroamericano Ahmaud Arbery.

Wall Street Journal

“L’Occidente colpisce Mosca con le sanzioni” è il titolo di apertura del Wall Street Journal che sottolinea anche, in un altro titolo, gli sviluppi militari sul campo, con la mobilitazione ucraina mentre le truppe russe confluiscono nelle autoproclamate repubbliche filorusse di Donetsk e Luhansk, riconosciute unilateralmente da Putin. Il giornale offre un’analisi molto puntuale e documentata sull’efficacia che in concreto le sanzioni economiche potranno avere, e leggendola se ne conclude che non sarà troppo elevata. Perché la Russia “ha ridotto il proprio budget, rafforzato le riserve valutarie e ha cercato di diversificare il proprio portafoglio commerciale per diventare meno dipendente dall’UE per i proventi delle esportazioni”. Il gas, ad esempio: “Sebbene l’Ue rimanga il principale partner commerciale, la Russia ha compiuto sforzi per diversificare, ampliando i legami con la Cina”, nota il Wsj, ricordando che nel 2019 è stato aperto tra i due Paesi un importante gasdotto e le esportazioni di gas naturale in Cina sono cresciute da allora, anche se non raggiungono il livello di quelle verso l’Europa. Il timore è insomma, per il quotidiano finanziario, che “al di là della Russia, le ripercussioni del conflitto in Ucraina e le conseguenti sanzioni potrebbero danneggiare la più ampia economia globale, che sta già lottando con l’inflazione e i cigolii nella catena di approvvigionamenti”. Difatti, “il prezzo del petrolio è salito martedì, così come altre grandi esportazioni russe e ucraine come gas naturale, grano e alluminio”. Sulla prima pagina si segnalano altri due titoli interessanti. Uno è sulla Borsa di New York, con un servizio che spiega come l’indice S&P sia in piena fase di correzione al ribasso, e che le vendite su questo listino attestano una tendenza non emotiva: dall’inizio dell’anno, la perdita è stata del 10%. In un altro servizio, il Wsj sottolinea che malgrado i dati dell’economia americana siano positivi, l’umore del Paese non lo è: “Il malcontento è diffuso nonostante la rapida crescita dell’occupazione, gli aumenti salariali e il forte valore degli asset. Alla base: l’aumento dei prezzi dei beni comuni, la carenza di merci e la continua risacca della pandemia”.

Financial Times

Piuttosto che sulle sanzioni, il Financial Times punta il suo titolo sul rilancio di Putin, che “appoggia le rivendicazioni separatiste nell’intera regione ucraina del Donbass”, non soltanto nelle due autoproclamate repubbliche filorusse di Donetsk e Luhansk. Una presa di posizione, quella enunciata dal capo del Cremlino nella conferenza stampa in cui ha ridisegnato la cartina geografica dell’Ucraina, che “alza la posta” secondo Ft. Il giornale invoca perciò, in un commento, una reazione più dura da parte di Usa, Ue e Regno Unito: “Gli alleati occidentali – scrive – dovrebbero ora procedere con sanzioni sul debito russo, sulle banche, sulle società del settore energia, e sul ristretto cerchio di Putin e gli oligarchi più vicini a lui”. In rilievo c’è anche la notizia che il gruppo Wolkswagen spinge per lo sbarco in Borsa di Porsche. “Wolkswagen guida Porsche verso una quotazione da 20 miliardi di euro per finanziare la crescita dell’elettrico”, titola il quotidiano.

The Times

Mentre l’Occidente impone sanzioni, Biden avverte sui rischi di una guerra: questa sintesi del titolo di apertura del ‘Times’ contiene implicitamente il dubbio che le contromisure economiche possano effettivamente fermate Putin. Se ne fanno portavoce diversi parlamentari britannici che, come riferisce il giornale, premono sul governo perché adotti sanzioni più severe contro la Russia. In prima pagina c’è anche il ‘partygate’, lo scandalo delle feste a Downing Street durante il lockdown, che ha messo in difficoltà Boris Johnson. Il premier sarà interrogato dalla polizia, mediante un questionario: è tra le 88 persone a cui sono state inviate le domande scritte nell’ambito dell’indagine di Scotland Yard sui party. Ed è la prima volta che accade a un primo ministro in carica, sottolinea il ‘Times’.

Le Monde

“Putin passa all’offensiva in Ucraina”, titola Le Monde, secondo cui la mossa del leader russo ha “messo fine alle speranze di una soluzione diplomatica della crisi”. E adesso l’Ucraina teme davvero un’invasione su vasta scala del proprio territorio, riferisce il giornale, che sottolinea l’assenza di un’unanimità internazionale nella reazione all’aggressività della Russia, perché la Cina non ha condannato il riconoscimento delle due repubbliche secessioniste nel Donbass: Pechino si è posizionata formalmente in un punto di equilibrio, invitando tutte le parti a negoziare un’uscita pacifica dalla crisi, ma di fatto questo offre a Putin un’importantissima sponda nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. In prima pagina resta l’inchiesta giornalistica sul Credit Suisse, cui Le Monde ha partecipato con un pool di molte altre testate: il titolo è centrato sulla “misteriosa fortuna” del re Abdallah di Giordania, uno dei titolari dei conti correnti ‘sospetti’ presso la banca svizzera. Un servizio da Libano racconta della perdurante penuria energetica nel Paese, che non riesce a far funzionare le sue centrali: è nata, ed è subito diventata fortissima “la mafia dei generatori” che soffoca i libanesi in una “stretta mortale”.

Le Figaro

C’è un interrogativo che aleggia sulle cancellerie occidentali, ed è fino a dove si spingerà Putin in Ucraina. Lo coglie ‘Le Figaro’ che con questo interrogativo apre la prima pagina: “Il mondo specula sulla prossima pedina che muoverà Putin”, nota in editoriale il quotidiano che offre servizi dei suoi inviati non soltanto a Kiev e a Donetsk, città del Donbass e ‘capitale’ di una delle due autoproclamate repubbliche filorusse, ma anche a Mariupol, città sul Mar d’Azov che nell’Ucraina ridisegnata da Putin dovrebbe passare sotto il controllo russo, e chiudere il triangolo di una regione di fatto strappata all’Ucraina. Un servizio è dedicato al diverso atteggiarsi dei candidati alle presidenziali francesi rispetto alla crisi ucraina.

El Pais

L’Ucraina è nella parte basse della prima pagina di El Pais, che dà l’apertura allo scontro interno al Partito Popolare, con il leader Pablo Casado sotto assedio dopo aver rifiutato l’alleanza con i neofranchisti di Vox in Castiglia e Leon a seguito delle elezioni regionali. Casado ha convocato quelli che il giornale chiama ‘i baroni’ del partito per decidere su un eventuale congresso ma intanto ha sacrificato il suo alleato interno, Teodoro Garcia Egea, segretario generale del partito, in una concessione agli avversari per cercare di mantenere la presidenza. Il commento di El Pais a queste vicende politiche si apre con la citazione di una delle molte celebri battute di Giulio Andreotti: “Ci sono amici intimi, amici, conoscenti, avversari nemici, nemici mortali e compagni di partito”. Sempre attento al Sudamerica, il giornale dà un titolo anche alla depenalizzazione dell’aborto in Colombia, fino alla 24esima settimana di gestazione.

Frankfurter AllgeMEINE ZEITUNG

La decisione del cancelliere tedesco Olaf Scholz di congelare il gasdotto Nord Stream 2 in risposta all’escalation di Putin sull’Ucraina è, quasi ovviamente, il titolo di apertura della Frankfurter Allgemeine Zeitung, che, come Le Figaro, si chiede in un editoriale fino a che punto possa spingersi il capo del Cremlino: Putin, osserva la Faz, “non ha scelto l’attacco a Kiev, di cui si è tanto parlato a Washington, come mossa di apertura nel suo tentativo di riorganizzazione dell’Europa (dell’Est), ma il riconoscimento delle aree separatiste nel Donbass. Questo dimostra che attualmente è fedele a una vecchia massima che ha plasmato le sue azioni in altri conflitti: cerca di mantenere bassi i suoi costi e sfruttare le debolezze del suo avversario”. Se ora “potrà continuare a soddisfare la sua sete di terra e di potere dipende anche dalla reazione dell’Occidente. Le sanzioni contro i funzionari locali non impressioneranno il Cremlino, né renderanno giustizia alla causa. Il fatto che Scholz abbia sospeso il Nord Stream 2, invece, è un passo nella giusta direzione, così come le decisioni di martedì a Bruxelles e Washington. Il leader del Cremlino, sottolinea il giornale, “fin dall’inizio ha chiarito che considera gli europei di second’ordine ed è interessato solo ai colloqui con Washington. L’Occidente non dovrebbe continuare a essere diviso da questo. L’Europa ha un interesse fondamentale che questo conflitto non venga risolto alle condizioni russe. Gli europei sono i maggiori partner commerciali della Russia, non gli Stati Uniti. Sta a loro decidere quanto saranno alti i costi di Putin”, conclude la Faz.

China Daily

Il ministro cinese degli Esteri, Wang Yi, ieri ha parlato dell’Ucraina al telefono con il segretario di Stato americano Antony Blinken, e questa è per il ‘China daily’ la notizia principale. Wang, riferisce il giornale, ha affermato che “la posizione della Cina sulla questione ucraina è conforme alla sua posizione costantemente sostenuta secondo cui le legittime preoccupazioni in materia di sicurezza di qualsiasi paese dovrebbero essere rispettate e gli scopi ei principi della Carta delle Nazioni Unite dovrebbero essere salvaguardati”. Nella visione di Pechino esposta da Wang Yi, “l’evoluzione della questione ucraina finora è strettamente correlata al ritardo nell’attuazione effettiva dei nuovi accordi di Minsk”, e dunque “la Cina continuerà a impegnarsi con tutte le parti secondo il merito della questione stessa. La situazione in Ucraina si sta deteriorando e la Cina chiede nuovamente a tutte le parti di esercitare moderazione, alleggerire la situazione e risolvere le divergenze attraverso il dialogo”. Il quotidiano ha raccolto anche l’opinione di Li Yonghui, ricercatore di studi russi presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, secondo cui il riconoscimento da parte della Russia delle “repubbliche” del Donbass “è un passo fondamentale per ostacolare l’espansione verso est della NATO. La Russia e la NATO avranno probabilmente uno scontro militare a lungo termine, ed è probabile che in Europa si manifesti una situazione di sicurezza più tesa”.

Quotidiano Del Popolo

La posizione cinese sull’Ucraina viene evidenziata dal People’s daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, che riferisce ampiamente della telefonata del ministro degli Esteri, Wang Yi, con il segretario di Stato americano Blinken: Pechino non si unisce al coro di condanna della Russia, e ribadisce i suoi inviti a cercare una soluzione diplomatica. Ma il titolo forte è per il “documento centrale n. 1″ per il 2022, che detta la linea per portare avanti “la rivitalizzazione rurale”. Un tema centrale in un Paese che, con i suoi 1,4 miliardi di abitanti, mantiene un’attenzione costante sull’autosufficienza alimentare. Difatti, sottolinea il giornale, “il lavoro sull’agricoltura e le zone rurali è stato in cima all’agenda per 19 anni consecutivi dal 2004” e adesso il documento indica quali sforzi bisogna compiere per “stabilizzare e aumentare la produzione agricola, aumentare costantemente i redditi degli agricoltori e garantire stabilità nelle aree rurali della Cina per far fronte alla pandemia di COVID-19 e ad altri cambiamenti mai visti in un secolo e promuovere un sano sviluppo economico e sociale”. Si tratta di “mantenere fermamente le linee di fondo per garantire la sicurezza del grano in Cina e garantire che non vi sia alcun ritorno alla povertà su larga scala”, osserva il documento, che fissa l’obiettivo di assicurare quest’anno la stabilità della produzione di cereali a un livello superiore a 650 miliardi di chili.