“Sono una donna nera, gay e immigrata”. Chi è la nuova portavoce di Joe Biden

Ha scritto la storia portando subito il suo stile umano, così diverso da quello dottorale e algido di Jen Psaki. La prima volta di una portavoce nera della Casa Bianca e rappresentante Lgbtq+, Karine Jean-Pierre, 47 anni, nata in Martinica, cresciuta nel sobborgo multietnico del Queens, non ha deluso le attese. C’era già stata un’afroamericana alla Casa Bianca, Judy Smith, nel 1991, sotto la presidenza di George H. W. Bush, ma era stata solo una carica temporanea. Jean-Pierre è, invece, la portavoce ufficiale e ieri ha fatto il suo debutto.

Thank you ⁦@POTUS⁩ and @FLOTUS for this opportunity. It is a true honor. I look forward to serving this Administration and the American people. I have big shoes to fill. @PressSec has been a great friend, mentor and excellent press secretary. pic.twitter.com/1knmbe2Nxq

— Karine Jean-Pierre (@KJP46)
May 5, 2022

Per cominciare ha scelto l’impatto emotivo, quando ha chiesto ai giornalisti di “ricordare le vite perse e quelle cambiate per sempre a Buffalo”, la città dove un giovane suprematista bianco ha ucciso dieci afroamericani, e ferito tre persone. Jean-Pierre ha ricordato le storie delle dieci vittime. I 64 minuti del suo briefing hanno spaziato da Buffalo alla ‘baby formula’, come viene chiamata l’emergenza latte in polvere per bambini, dalla Somalia all’Ucraina, ma prima ha usato il suo discorso di presentazione per ricordare il nuovo capitolo della sua vita.

“Io sono una donna nera, gay e immigrata – ha cominciato, ricordando la sua origine della Martinica da genitori di Haiti – la prima con queste caratteristiche a occupare questo ruolo. Io non sarei qui oggi se non fosse stata per generazioni di persone che hanno infranto le barriere prima di me. Io poggio sulle loro spalle”. Il tema razziale è risuonato molte volte nel corso del briefing.

La portavoce ha ricordato che Joe Biden ha scelto di candidarsi dopo aver visto l’attacco dei neonazi Charlottesville, Virginia, contro gli attivisti per i diritti civili, quando Donald Trump, che occupava la Casa Bianca, disse che “c’erano brave persone in entrambi gli schieramenti”. Ferma ma con una punta di creatività, Jean-Pierre ha osservato qual sia la prima regola del giornalismo: “Non fare del male”.

Ma alla domanda dei reporter se avesse condannato pubblicamente il conduttore di Fox News, Tucker Carlson, che ha ripetutamente lanciato in tv accuse contro la “sostituzione etnica” dei bianchi con gli afroamericani, una delle teorie che hanno ispirato il killer di Buffalo, la portavoce si è rifiutata di rispondere. “Non importa chi sia – si è limitata a commentare – se una persona mostra odio, noi abbiamo bisogno di sfidarla, ma non farò nomi”.

Le hanno chiesto se avesse visto connessioni tra il movimento ‘Ultra-Maga’ di Trump e il suprematismo, e anche stavolta Jean-Pierre ha dribblato la polemica. Quando un reporter le ha contestato di apparire troppo buonista, lei ha ricordato che Biden ha sempre condannato l’odio: “Una volta che fai nomi di qualcuno, ti allontani dalla questione”.

La reticenza della nuova portavoce è evaporata quando ha affrontato la polemica sulle tasse, avviata dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, che ha accusato Biden di voler risolvere tutto troppo facilmente tassando i più ricchi del Paese. “Non è un mistero – ha commentato la portavoce con una punta di sarcasmo – del perché uno degli individui più ricchi al mondo si opponga a un’agenda economica pensata per la classe media, che taglia alcuni dei maggiori costi per una famiglia, combatta l’inflazione per le persone comuni”.

Ma lunedì sarà ricordato come il giorno in cui Jean-Pierre ha infranto un altro vetro di cristallo, lei che ha fatto tutta una carriera politica, come consigliera per il presidente Barack Obama, poi per Kamala Harris e per Biden. Quello che ai giornalisti accreditati alla Casa Bianca appare come l’inizio di una nuova sfida quotidiana. Ma la prima donna afroamericana e gay a rappresentare il presidente mostra di sapere come affrontare l’arena più difficile.