Sri Lanka nel baratro, si lotta per sopravvivenza

AGI – Lo Sri Lanka è sull’orlo del baratro per la peggior crisi economica degli ultimi decenni causata dal calo vertiginoso, del 70%, di valuta straniera nelle casse dello Stato, impedendo alle autorità di importare beni di prima necessità, dai farmaci al cibo, dal carburante al cemento, e di rimborsare un gravoso debito estero.

I suoi 22 milioni di abitanti sono allo stremo delle forze per il rincaro dei prezzi, conseguenza diretta della costante diminuzione dei prodotti disponibili sul mercato, costretti a lunghe code per acquistare quei pochi beni essenziali ancora in vendita e razionati, oltre a dover sperimentare black-out fino a 10 ore al giorno.

Il malcontento popolare e la crescente preoccupazione per una situazione sempre più disperata sono già esplosi nei giorni scorsi con manifestazioni nelle strade della capitale, sfociate in tentati assalti al palazzo presidenziale e richieste di dimissioni del capo dello Stato, Gotabaya Rajapaksa, i cui discorsi non sono finora riusciti a rassicurare i cittadini. Secondo alcuni analisti, si tratta della peggiore crisi finanziaria da quando, nel 1948, lo Sri Lanka ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito.

Sono settimane ormai che nella capitale in tutta l’isola si ripetono le stesse scene di vita quotidiana, fatta di privazioni, ore di code ai mercati, supermercati, benzinai e farmacie, sotto la sorveglianza delle forze armate che temono sommosse della fame. La situazione è notevolmente peggiorata nei giorni scorsi: nella capitale i mezzi di trasporto pubblici sono fermi per la carenza di carburante, diversi ospedali hanno dovuto bloccare gli interventi chirurgici ordinari a causa dei black-out e della penuria di farmaci e forniture sanitarie. Sono persino saltate le sessioni di esame degli studenti per mancanza di fogli per stampare le prove e per scrivere.  

“Non c’è nulla da mangiare, nulla da bere. I politici vivono nel lusso e noi chiediamo l’elemosina per le strade. Sono 60 anni che vivo a Colombo ma finora non ho mai visto nulla di simile” ha raccontato ai media Vadivu, una lavoratrice domestica.

La crisi in atto viene valutata come il risultato della cattiva gestione delle finanze pubbliche e dei tagli fiscali intempestivi operati dal governo oltre all’impatto della pandemia di Covid-19. Anche la guerra in Ucraina non ha aiutato: i costi del carburante sono aumentati del 40% in una settimana. Per giunta lo Sri Lanka, uscito soltanto nel 2009 da decenni di guerra civile, è stato colpito da una serie di eventi strazianti.

L’agricoltura ha subito una disastrosa siccità nel 2016, il turismo è stato spazzato via dagli attacchi islamisti della domenica di Pasqua del 2019, uccidendo almeno 279 persone, poi il Covid-19 ha prosciugato le rimesse dei cittadini che vivono all’estero. Il turismo e la diaspora sono due fonti vitali di valuta estera necessarie per pagare le importazioni e rimborsare il gravoso debito estero. 

Secondo stime di analisti finanziari, le riserve in valute straniere non supererebbero 2,31 miliardi di dollari. Ad aprile il governo avvierà negoziati con il Fondo monetario internazionale (Fmi) – che ha diramato una nota di avvertimento, ma si è detto disponibile – in merito alla sua capacità ad onorare il pagamento di 4 miliardi di debiti esteri, inclusa un’obbligazione sovrana internazionale da 1 miliardo di dollari con scadenza a luglio.

Un rapporto pubblicato venerdì scorso ha riferito che la nazione insulare deve affrontare problemi di “solvibilità” a causa dei rischi derivanti da livelli di debito insostenibili, al 119% del Pil, per un totale di 51 miliardi di dollari. Lo scorso agosto lo Sri Lanka aveva ricevuto dall’Fmi 87 milioni di aiuti per far pronte alla pandemia.

A giorni il ministro delle Finanze dello Sri Lanka, Basil Rajapaksa, incontrerà i vertici della Banca Mondiale per ottenere sostegno dall’organizzazione. Finora l’India ha aperto una nuova linea di credito per oltre 2,5 miliardi di dollari, destinati essenzialmente all’acquisto di cibo e farmaci, oltre a 500 milioni di dollari per una spedizione di 40 mila tonnellate di diesel.

I creditori primari dello Sri Lanka sono la Cina e la Banca asiatica di sviluppo: il 36,4% del debito dello Sri Lanka è in obbligazioni sovrane internazionali, al 14,6% con l’Asian Development Bank, al 10,9% col Giappone e al 10,8% con la Cina. Negli ultimi 10 anni, nell’ambito della sua Belt and Road Initiative, la Cina ha anche prestato miliardi per progetti infrastrutturali come porti e una centrale a carbone. Il governo di Colombo ha già chiesto a Pechino di  ristrutturare il rimborso del debito di circa 3,5 miliardi di dollari.  

Al di là di numeri e previsioni, sintomatica della gravità della situazione socio-economica è la fuga di decine di persone che cercano di raggiungere l’India. Finora fonti ufficiali hanno confermato che 16 srilankesi, tra cui otto bambini, a bordo di imbarcazioni illegali sono stati intercettati dalla Guardia Costiera al largo della costa del Tamil Nadu, dove stanno ricevendo assistenza, ma quasi certamente non saranno gli ultimi rifugiati.