Sui messaggi d’odio contro la Russia la Rete è divisa

AGI – Meta – che possiede Facebook e Instagram oltre a WhatsApp – ha comunicato la rimozione temporanea dei limiti ai messaggi di odio contro i militari russi. Una nuova policy che sta provocando molte discussioni, all’interno di un conflitto che per la prima volta è raccontato e documentato attraverso una quantità così imponente di contenuti sui social media, di tutte le fazioni impegnate nel conflitto.

Un provvedimento deciso per “proteggere la libertà di parola come espressione di autodifesa di un popolo, in reazione all’invasione militare del proprio Paese”, ha spiegato il presidente per gli Affari globali di Meta, Nick Clegg.

La reazione di Mosca è stata immediata, chiedendo agli Stati Uniti “di fermare le attività estremiste di Meta e prendere misure per portare i responsabili di fronte alla giustizia”.

☝️We demand that authorities stop the extremist activities of @Meta, take measures to bring the perpetrators to justice. Users of #Facebook & #Instagram did not give the owners of these platforms the right to determine the criteria of truth and pit nations against each other. https://t.co/1RkrjRmEtA pic.twitter.com/sTacSm4nDt

— Russian Embassy in USA (@RusEmbUSA)
March 11, 2022

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6* abbiamo analizzato le conversazioni sul web inerenti la decisione di Meta, e tutti i thread generati sulla libertà di espressione gestita dalle grandi piattaforme digitali social media. Le discussioni delle audience si concentrano sulla deroga temporanea di usare linguaggi violenti e offensivi rivolti a Putin e ai soldati dell’esercito russo.

Effettuando l’emotion analysis, e un monitoraggio nelle ultime due settimane per misurare le emozioni ricavabili all’interno dei contenuti pubblicati, osserviamo che rabbia e disapprovazione sono le emozioni prevalenti, nei confronti dei discorsi che incitano all’odio.

Nonostante da Meta facciano sapere che “non vi è alcun cambiamento nelle nostre politiche sull’incitamento all’odio”, le posizioni degli utenti sono molto sfumate e differenziate, senza che si affermino orientamenti e giudizi netti a favore o contrari, alla nuova policy dei social. Chi teme l’affermarsi del cosiddetto “pensiero unico”, e chi invece si concentra sulle restrizioni che il Cremlino sta imponendo in Russia a Facebook e Instagram. Si osserva una trasversale condanna ai discorsi violenti in rete, ma non mancano le persone che approvano la decisione di Facebook e la deroga temporanea.

 

Nick Clegg di Meta, con un post sul suo profilo Twitter, precisa la posizione della compagnia, rassicurando il popolo russo.

“Applicheremo questa politica solo in Ucraina. Non abbiamo alcun contrasto con il popolo russo. Non vi è alcun cambiamento nelle nostre politiche sull’incitamento all’odio per quanto riguarda il popolo russo. Non tollereremo la russofobia o alcun tipo di discriminazione, molestia o violenza nei confronti dei russi sulla nostra piattaforma. Questa è una decisione temporanea presa in circostanze straordinarie e senza precedenti. Terremo sotto controllo la situazione nel prossimo periodo”.

Nick Clegg, presidente per gli Affari globali di Meta

Responding to reports that the Russian government is considering designating Meta as an extremist organization for its policies in support of speech: pic.twitter.com/Y8sUbZDSML

— Nick Clegg (@nickclegg)
March 11, 2022

E adesso potete odiare e minacciare di morte i #russi #Facebook permetterà la diffusione in rete di #odio anti russo come quello della cantante che sulle note di #Bellaciao incita a tagliare la gola ai russi
Questo è lo #statodidiritto
NO ALLA GUERRA@potere_alpopolo pic.twitter.com/p3MTSOgsou

— Giorgio Cremaschi (@CremaschiG)
March 11, 2022

Analizzando le parole e le frasi più utilizzate nelle conversazioni sui social, associate a Meta, Facebook, Instagram ed “hate speech”, troviamo conferma dell’assenza di posizioni prevalenti. “Giusta decisione” e “Facebook non dovrebbe permettere odio” si alternano a “odio è odio” e “decidere policy a seconda del soggetto che subisce”. Al momento questo focus tematico non si è imposto nella discussione pubblica dei politici in Italia; sono pochi i commenti e le prese di posizione, tra questi rileviamo Daniela Santanché e Giorgio Cremaschi che si differenziano, dicendosi contrari alla nuova policy ufficializzata di Meta.

*Analisti: Gaetano Masi, Pietro La Torre. Design: Cristina Addonizio. Giornalista, content editor: Massimo Fellini