Sull’embargo energetico totale alla Russia l’Europa è divisa

AGI – Finora l’unità dei ventisette Stati Ue nelle sanzioni contro la Russia ha retto. Seppure con qualche elemento di attrito, in particolare sull’esclusione di tutte le banche russe dallo swift e sull’embargo al carbone (posticipato per i contratti già in essere ad agosto). Ma più le sanzioni si fanno pressanti, e dure per l’economia europea, più l’Unione traballa.

Il prossimo banco di prova sarà lo stop all’importazione del petrolio. Inevitabilmente sarà nel quinto pacchetto delle misure restrittive, che probabilmente la Commissione europea presenterà domani nella speranza che venga approvato dagli ambasciatori europei nella riunione di mercoledì, ma ci sono ancora tanti nodi da sciogliere.

L’Ue si divide tra chi è favore a un embargo immediato e totale dell’energia russa, come tra l’altro vorrebbe il Parlamento europeo. A guidare la linea dura ci sono i Paesi Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) ma anche Irlanda, Polonia e Bulgaria.

Paesi come Spagna, Francia e Italia sono aperti a ogni ipotesi. Anche se l’Italia, ad esempio, preferirebbe all’embargo un tetto ai prezzi. Che eviterebbe anche il boomerang di ritrovarsi senza fornitura energetica ma con le casse russe sempre piene perché, proprio grazie all’embargo, l’aumento dei prezzi permetterà a Mosca maggiori guadagni a fronte di minori quantità esportate verso altri mercati, Cina e India in primis.

In una posizione difficile si trovano Paesi come la Germania e l’Austria. Entrambi hanno oggi aperto a un taglio dell’import del petrolio russo seppure – come nel caso della Germania – con la richiesta di un periodo di transizione che permetta di riorientare la propria fornitura. Motivo che porterà la Commissione – con molta probabilità – a proporre che l’embargo entri in vigore solo dall’inizio del 2023.

Totalmente contraria, al punto da prendere in seria considerazione l’ipotesi di porre il veto, è invece l’Ungheria. Respinge da settimane qualsiasi embargo: né petrolio, né gas. Alleata con l’Ungheria anche la Slovacchia. E pur di ottenere il via libera al pacchetto l’Ue starebbe valutando di concedere delle esenzioni per queste sanzioni proprio a questi due Paesi. Ma l’Unione europea si presenterebbe profondamente divisa. Dando così una piccola grande vittoria a Putin.