Tabarelli: “Basta sogni urlati, servono investimenti”

AGI – “C’è da anni in questo Paese una strategia energetica sbagliata, orientata dalla suggestione di una facile transizione verso una produzione di energia senza utilizzo di fossili. Ora i nodi sono venuti al pettine e l’Italia è rimasta schiacciata dalla dicotomia tra le grandi ambizioni urlate e l’esplosione dei prezzi”.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, intervistato dall’AGI, avverte: “Il rischio di un lockdown produttivo c’è. Molte fabbriche stanno decidendo se stare aperte o chiuse, pur in presenza di ordini, perchè non ce la fanno a pagare le bollette”.

Per farvi fronte, incalza, “servono strategia e investimenti molto urgenti in attesa che i sogni degli ambientalisti sull’energia rinnovabile si realizzino. E in questo senso”, aggiunge, “anche la nuova tassonomia Ue non è altro che una fuga dalla realtà“. 

Resta il fatto, prosegue Tabarelli, che “gli investimenti hanno effetti produttivi soltanto nel lungo termine. Per questo inverno”, sottolinea, “la cosa più veloce sarebbe sbloccare il Nord Stream 2 e usare più carbone. Inoltre, bisognerebbe mantenere maggiore flessibilità nel sistema elettrico europeo, che è troppo rigido e legato al gas”. Nel medio termine, invece, continua il presidente di Nomisma Energia, “bisognerebbe fare più produzione in Europa. Servono anche più stoccaggi e la regolazione dovrebbe obbligare Germania e Austria ad avere le scorte piene a fine estate, come avviene in Italia. Occorrerebbe anche diversificare le importazioni, ma stando attenti che i Paesi produttori facciano i giusti investimenti al loro interno. Poi, sì, servono anche più rinnovabili, è vero, ma pure il nucleare”.

Qualche segnale di raffreddamento dei prezzi comincia comunque a vedersi. “Il clima mite, la pausa natalizia, il miglioramento della situazione geopolitica in Ucraina, i carichi di Gnl che dagli Usa si stanno muovendo verso l’Europa, il maggior uso di carbone in Germania, la ripresa produttiva delle centrali nucleari francesi dopo la manutenzione: sono tutti fattori che hanno consentito la discesa del costo del gas negli ultimi giorni”, afferma Tabarelli.

Il 31 dicembre i prezzi al Ttf si sono attestati a 66 euro per MWh, al minimo dall’inizio di novembre. Un vero e proprio “crollo” dal picco di 180 euro toccato appena dieci giorni prima. Ma se confrontata con quella del 2020, la situazione resta pesante.

Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità per domani, nota il presidente di Normisma Energia, si colloca a 193 euro per MWh: nel 2020 la media era stata pari a 39 euro e quella del 2021 è a 120 euro. “E un mercato che segna oscillazioni di tale portata”, conclude, “andrebbe regolato per non restare appesi a un filo di vento in più o a una gelata in meno nella fissazione del prezzo”.