Tajani assicura, “sono in miglioramento le condizioni detentive di Ilaria Salis”

AGI – Le condizioni di detenzione di Ilaria Salis sono “in netto miglioramento, sotto l’aspetto igienico e quello sanitario” anche grazie ai ripetuti interventi dell’ambasciata italiana. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Montecitorio nella informativa urgente del governo sul caso della 39enne insegnante milanese, in carcere a Budapest. “Alla donna sono state fornite coperte nuove, sono state introdotte novità nella dieta, c’è un approccio generalmente più cortese di tutto il personale carcerario, un regime soddisfacente per quanto riguarda le comunicazioni, lei può parlare liberamente con famiglia e ambasciata. Ha avuto accesso ai video mentre riscontra ancora difficoltà nell’accesso agli atti tradotti in italiano”, ma su questo l’ambasciata ha fatto una nuova segnalazione, ha aggiunto Tajani.

Il ministro degli Esteri ha poi precisato che l’ambasciata italiana a Budapest non è “un luogo idoneo a misure coercitive”, e non può essere utilizzata per far scontare gli eventuali arresti domiciliari a Ilaria. Tajani ha citato l’incontro suo e del ministro della Giustizia Carlo Nordio del 5 febbraio scorso con il papà della insegnante, richiesto dello stesso Roberto Salis al governo affinchè inviasse una missiva alla magistratura ungherese per misure alternative alla custodia in carcere nella speranza di farli scontare in ambasciata. Il ministro Nordio, ha detto Tajani, “ha precisato che la missione diplomatica non è adeguata a sostituirsi come luogo di misure coercitive. Un’ambasciata non è una casa privata, è un luogo in cui ci sono anche documenti riservati. Non si può girare liberamente in ambasciata. E’ una questione di sicurezza nazionale e va preservata la sicurezza dello Stato”. 

Secondo Tajani, nel corso dei mesi, l’ambasciata italiana a Budapest “ha intrattenuto un intenso dialogo” con i familiari di Ilaria Salis, “ha effettuato frequenti visite consolari in carcere ed è intervenuta per venire incontro alle richieste della connazionale rispetto alle sue condizioni detentive”. Tajani ha detto che Salis è stata assistita quando “ha lamentato il fatto che le fossero impediti i contatti con i genitori, l’avvocato in Italia e le persone da lei indicate come punti di riferimento”. Le sono stati inoltre consegnati “indumenti e generi di prima necessità” ed è stata aiutata “nel disbrigo di pratiche relative a un concorso cui intende partecipare”. 

Tajani ha ricordato che “l’Italia è la culla del diritto e la patria di Cesare Beccaria, l’azione del governo è sempre orientata al rispetto e alla tutela del diritto nazionale, internazionale e comunitario. Per noi conta sempre la tutela della dignità della persona, il garantismo ispira il nostro agire per quanto riguarda il rispetto del detenuti. Così abbiamo fatto per il caso Salis prima che fosse oggetto di polemica politica”, ha aggiunto il ministro degli Esteri.

“La vicenda della signora Ilaria Salis rientra tra gli oltre 2.400 casi di connazionali detenuti all’estero – ha ricordato Tajani -. Per ognuno di essi, indipendentemente dal merito della loro situazione giudiziaria, ci adoperiamo per fornire assistenza e garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali. Così abbiamo fatto, fin dal primo giorno, per il caso Salis, ben prima che diventasse oggetto di polemiche politiche”. 

“Le immagini di Ilaria in catene ha colpito tutti noi, e ha avuto forte impatto sull’opinione pubblica”. Quel trattamento “non è in linea con lo spirito delle norme europee”, ha ammesso il ministro degli Esteri che ha aggiunto: “Ho immediatamente chiesto al governo ungherese di rispettare le norme comunitarie, il presidente del Consiglio ha dato disposizione di convocare l’ambasciatore ungherese”, ha aggiunto Tajani. 

In ogni caso, è necessario “agire con discrezione e gradualità, il che consente migliori risultati, proprio nell’interesse del detenuto. E’ il caso di Alessia Piperno arrestata arbitrariamente dai pasdaran iraniani. Ma anche del caso Zaki”. Tajani ha precisato che “l’unica strada per noi percorribile per un reato commesso in uno Stato membro dell’Unione europea, è quella delle regole. Le regole europee prevedono che per chiedere gli arresti domiciliari in Italia, serve prima chiederli e ottenerli nel Paese che esercita la giurisdizione”.