Tensioni sul secondo mandato nel M5s e Conte smentisce l’aut aut di Grillo

AGI – Conte deve resistere, altrimenti il Movimento 5 stelle è finito: il ‘partito’ dello stop alla regola del secondo mandato insiste sul presidente pentastellato.

Deve fare in modo di non consegnare il Movimento 5 stelle a Grillo e a Di Battista, il ‘refrain’.

L’ex presidente del Consiglio ha riferito che non c’è stata alcuna telefonata con il garante.

“Smentisco categoricamente tutte le indiscrezioni in merito. Abbiamo di fronte una grande battaglia da combattere tutti insieme per il Paese, guardiamo uniti nella stessa direzione”, ha sottolineato in una nota.

Ma al di là delle indiscrezioni secondo le quali Grillo avrebbe posto l’aut aut minacciando di togliere il simbolo o di abbandonare M5s – indiscrezioni smentite dall’ex premier – resta la tensione sulla regola cardine del Movimento.

Perché i parlamentari della prima ora sono sulla posizione di Grillo, anche se i contiani ritengono che sia finito il tempo da parte del garante di pressioni e attacchi interni.

In una fase già delicata per il quadro politico – questo il ragionamento – non si può minare il nuovo percorso. Grillo e Conte hanno condiviso la decisione di non votare la fiducia al presidente del Consiglio ma il nodo sui due mandati continua ad essere un tema divisivo. Anche all’interno del Movimento.

“Perché è chiaro – spiega uno di coloro che potrebbero usufruire della deroga – che se non ci fosse un’apertura da parte di Conte il Movimento si svuoterebbe. E poi dietro di noi non c’è alcun fuoriclasse…”. 

Ma la discussione è aperta. “Io penso che non si faranno deroghe perché come diceva Gianroberto Casaleggio derogare per qualcuno è peggio che cancellare la regola stessa” osserva per esempio il senatore ed ex ministro del Movimento 5 Stelle Toninelli.

Per quanto riguarda il tema delle alleanze i contiani fanno quadrato attorno al proprio leader. “Meglio andare da soli…”, la tesi. Ma la sinistra è in pressing sul Pd.

“Dobbiamo provare fino in fondo a vedere se ci sono le condizioni di un’intesa”, osserva Bersani. Mentre Calenda teme ancora la possibilità di un accordo tra i dem e i pentastellati.

“Se stanno preparando un’alleanza forte ed elettorale con i 5 Stelle, noi non ci possiamo stare perché noi con loro non ci siamo mai stati”, ha spiegato il leader di Azione che ha preso tempo.

Nei gruppi M5s in ogni caso c’è preoccupazione perché, oltre il taglio previsto del numero dei parlamentari, “sarà una lotteria la definizione delle liste”. “Collegi sicuri non ce ne sono… Conte dovrà dire tanti no…”, osserva un ‘big’ del Movimento 5 stelle.